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Di ritorno da Oslo

Di ritorno da Oslo

Pubblicato 13 dicembre 2017 da redazione

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A sinistra Berit-Reiss Andersen, presidentessa del Comitato Nobel norvegese, al centro l’hibakusha Setsuko Thurlow e a destra Beatrice Fihn, direttrice di ICAN (Foto di ICAN).

 

Ora una luce è stata accesa nelle tenebre del nostro mondo disastrato!

Our light now is the ban treaty” così ha detto Setsuko Thurlow, una sopravvissuta alla bomba di Hiroshima, nel suo intervento alla cerimonia per la consegna del Premio Nobel per la Pace 2017 ad ICAN, il 10 dicembre scorso.

E questa luce è stata simboleggiata dalla suggestiva e molto partecipata fiaccolata nel centro di Oslo, che ha fatto seguito alla consegna del Premio Nobel per la Pace del 2017.

Cosi’ si gira una pagina essenziale, quella del Trattato d i Proibizione delle armi nucleari, che ancora un paio d’anni fa appariva come un sogno anche ai più ottimisti fra di noi, attivisti per il disarmo nucleare.

Ed ora una nuova pagina si apre, quella della eliminazione effettiva di queste armi mostruose, di cui Beatrice Fihn, la direttrice di ICAN, ha detto nel suo intervento incisivo : si tratta oramai di scegliere tra la loro fine o la nostra.

Affermazione questa che non puo’ non riecheggiare la lucidissima conclusione dell’editoriale di Albert Camus sul giornale ‘Combat’ dell’8 agosto 1945, voce solitaria in mezzo al frastuono di acclamazioni per il ‘successo’ della bomba nucleare sulla città di Hiroshima : “Ce n’est plus une prière, mais un ordre qui doit monter des peuples vers les gouvernements, l’ordre de choisir définitivement entre l’enfer et la raison”.

Naturalmente l’adozione, la ratifica e quindi l’entrata in vigore del Trattato Internazionale di interdizione delle armi nucleari costituirà la base per ogni iniziativa ulteriore. Ma, poste le fondamenta giuridiche, si tratta ora di costruirvi sopra l’edificio e cioè l’eliminazione effettiva e totale di ogni tipo di armi nucleari.

Ora, questa nuova pagina è bianca, poiché questo Trattato ha cambiato il quadro internazionale in cui si pone il disarmo nucleare, dato che queste armi, assolutamente disumane, sono oramai stigmatizzate per sempre.

Si tratta, in altre parole, di inventare nuove strategie in cui la Società civile, la cui intensa cooperazione con i Paesi non dotati di armi nucleari ha permesso di giungere al Trattato di Interdizione, dovrà oramai interagire anche con gli Stati dotati di armi nucleari ed i loro alleati.

Quale strategia allora per passare dall’interdizione all’eliminazione delle armi nucleari ?

Occorre, a mio avviso, partire dalla domanda : per quale motivo gli Stati “dotati” (ed i loro alleati) sono a tal punto “attaccati” alle loro armi nucleari?

La risposta non è identica per tutti questi Stati, ma vi è sostanzialmente un denominatore comune : la diffidenza nei confronti di altri Stati, considerati come potenziali nemici, reali o immaginari. A questa si possono poi aggiungere ragioni di prestigio da far valere nelle relazioni internazionali (ad esempio la ‘grandeur’ nel caso della Francia) o addirittura un fascino per quest’arma ‘assoluta’.

Da qui emerge la questione centrale : ‘come passare da un regime di diffidenza ad un regime di fiducia e di cooperazione fra tutti questi Stati ? E’ interessante qui ricordare come, ad esempio, Reagan cambiò radicalmente la sua posizione nei confronti dell’Unione Sovietica quando andò in Russia ed ebbe modo di conoscere più da vicino ciò che in precedenza aveva qualificato come “l’Impero del Male” e poi gli scambi personali di Reagan con Gorbatchev che condussero all’incontro storico di Reykjavík nell’Ottobre 1986.

Ora, come procedere in quanto società civile per contribuire a risolvere la “questione centrale” di cui sopra ? Direi simultaneamente su due piani:

– quello diplomatico : a livello cioè dei governi, dei parlamentari, degli ambasciatori all’ONU, …

– e quello delle popolazioni (tramite le varie associazioni, la rete dei Mayors for Peace, i ‘gemellaggi’ tra città di Paesi diversi, ….)

da dove cominciare ?

Per rispondere a questa domanda occorre prima guardare come si presenta la situazione degli armamenti nucleari a livello mondiale :

Esistono due Stati, gli USA (con la NATO) e la Russia che si distinguono nettamente da tutti gli altri Stati “dotati” per due caratteristiche essenziali :

1) la dimensione dei loro arsenali, che contengono complessivamente il 94 % delle bombe nucleari esistenti nel mondo

2) l’estrema brevità (≈ 15 minuti) consentita, nello stato di allerta permanente, per l’eventuale lancio di missili in risposta alla segnalazione (vera o falsa) di un attacco nemico.

Questa situazione, che è un retaggio della Guerra fredda, fa si’ che gli altri Stati “dotati” si considerano autorizzati a mantenere (ed anche modernizzare) i loro armamenti fin tanto che USA/NATO e Russia  non siano “scesi” al loro stesso livello di armamenti.

La priorità consiste quindi nell’ottenere questa prima fase di disarmo da parte dei due ‘giganti nucleari’ USA/NATO e Russia.

Ora, cio’ non puo’ certo avvenire in modo unilaterale, ma solo tramite negoziati appropriati. E, a questo scopo, la società civile può (e deve!) apportare il suo contributo favorendo un riavvicinamento fra queste due Nazioni, e questo appunto operando sui due piani già indicati :

– sul piano diplomatico, profittando del fatto che il posizionamento degli Stati nucleari (e dei loro alleati) nei confronti del processo che ha portato, in 4 anni, all’adozione del Trattato Internazionale di Interdizione delle armi nucleari, non è stato affatto omogeneo ma molto diversificato, andando dalle posizioni fortemente ostili soprattutto di Francia e USA, a quelle relativamente molto più concilianti di Cina, India, Pakistan e Paesi Bassi. La Cina in particolare potrebbe forse giuocare un ruolo di mediazione interessante tra USA e Russia, e la Società civile potrebbe favorire un tale processo, ad esempio tramite un dialogo con i diplomatici cinesi all’ONU (Ginevra).

sul piano delle popolazioni : tramite appunto le varie associazioni, la rete dei Mayors for Peace (Sindaci per la Pace), i ‘gemellaggi’ tra città di Paesi diversi, ….

In particolare tra la Russia e gli USA esistono ufficialmente 92 coppie di città ‘gemellate’, tra le quali i gemellaggi della città di Mosca con quella di Chicago (dal 1997) e della città di Saint Petersburg con quella di Los Angeles (dal 1990). Inoltre queste 4 città fanno parte della rete Mayors for Peace, come pure altre 24 città Russe gemellate con città degli USA, ed altre 31 città degli USA gemellate con città Russe (delle quali 15 in comune).

E’ interessante a questo proposito notare che, ad esempio, la Francia e la Germania, dopo essersi affrontate in tre guerre spaventose, hanno potuto ritrovare una coesistenza pacifica e costruttiva anche tramite la progressiva realizzazione di circa 450 gemellaggi tra le loro città rispettive.

Ovviamente questo approccio, a carattere internazionale, non deve affatto escludere iniziative più locali, in Italia, Francia, ecc, ma dovrebbe piuttosto costituirne la prospettiva, incoraggiando ciascun governo a procedere al disarmo nucleare, in modo concertato con gli altri Stati nucleari, attraverso quindi negoziati ‘multipolari’, in modo da condurre tutti gli Stati ad aderire al Trattato Internazionale di Interdizione delle armi nucleari, con l’impegno di un disarmo effettivo e totale, ad una scadenza prefissata, verificabile e irreversibile.

Certamente il lavoro che rimane da compiere è considerevole, ma indispensabile ed è la responsabilità di ogni cittadino del mondo.

Luigi Mosca

 

Luigi Mosca – Dottore in Fisica – Fisica delle Particelle Elementari

Campi di ricerca: interazioni forti, fisica del neutrino, decadimento del protone, materia oscura, nei laboratori di Saclay (CEA/Francia), CERN (Ginevra), Serpukhov (Russia), and LSM (Laboratorio del Fréjus) Ex Direttore del LSM “Laboratoire Souterrain de Modane” (CEA-CNRS)

Attivista per il disarmo nucleare nell’Associazione “Abolition des Armes Nucléaires” (membro di ICAN)

 

Trattato Internazionale di Interdizione delle armi nucleari: una realtà!

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Trattato Internazionale di Interdizione delle armi nucleari: una realtà!

Trattato Internazionale di Interdizione delle armi nucleari: una realtà!

Pubblicato 04 settembre 2017 da redazione

7 luglio 2017, una data storica per l’Umanità.

 

Premessa

Stiamo attualmente vivendo una delle più incredibili situazioni paradossali finora esistite. Un evento come la messa al bando delle armi nucleari, le più terrificanti di tutte le armi di distruzione di massa, e che mettono a rischio la sopravvivenza stessa dell’Umanità, lascia indifferente la maggior parte dei mass media, come pure della popolazione: un vero stato di “letargia” che sfida le possibilità di comprensione.     

 

In effetti, di che cosa stiamo parlando ?

Circa 1800 bombe nucleari in stato di allerta permanente, equivalenti a 60 000 bombe di Hiroshima, sono pronte ad essere lanciate nel giro di pochi minuti, e 15 000 bombe sono in attesa negli arsenali. Ora, una guerra nucleare, che potrebbe scoppiare anche solo per incidente, per errore o per sabotaggio, ed anche se soltanto regionale, avrebbe delle conseguenze assolutamente catastrofiche sulla totalità del nostro pianeta. (Va qui anche tenuto conto del fatto che le attuali bombe termonucleari, bombe H, sono in media 30 volte più potenti di quelle di Hiroshima).

Inoltre, secondo degli esperti tra i più qualificati (gli ‘Scienziati Atomici’ dell’Università di Chicago, assistiti da una quindicina di premi Nobel di diverse discipline), dall’inizio degli anni ‘90 il rischio di una guerra nucleare è aumentato continuamente, cosicché ora è ritornato allo stesso livello che nei peggiori momenti della Guerra fredda.

 

Alla sede dell’ONU a New York, il 7 luglio scorso, verso le ore 11 locali, è stata votata l’adozione del Trattato Internazionale di Interdizione delle armi nucleari, con 122 voti favorevoli, 1 contrario e 1 astenuto. Il 20 settembre prossimo questo Trattato verrà aperto alla firma da parte degli Stati dell’ONU ed entrerà vigore non appena 50 Stati l’avranno ratificato.

 

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La presidente della Conferenza ONU a New York, Elayne Whyte Gomez, esulta subito dopo lo storico voto del 7 luglio 2017 per l’adozione del Trattato Internazionale di Interdizione delle armi nucleari.

 

Si tratta chiaramente di un evento di portata storica, che conclude un lungo processo, intensificatosi da circa 4 anni, e che apre una nuova fase, non meno impegnativa, per condurre all’effettiva eliminazione di queste armi, le più mostruose di tutte, e che da ora in poi sono quindi dichiarate ILLEGALI da un Trattato internazionale, e come tali stigmatizzate per sempre. Ciò ha anche permesso di colmare un grave vuoto giuridico, poiché le armi nucleari erano le sole armi di distruzione di massa a non essere state proibite da un Trattato Internazionale, come invece era avvenuto per le armi batteriologiche (1972) e per quelle chimiche (1993).

Il ruolo di questo Trattato, sul quale si appoggerà decisamente il nuovo processo di disarmo nucleare totale, sarà poi anche quello di garantirne l’irreversibilità.

Pur non essendo ancora perfetto, questo Trattato è globalmente molto positivo e i suoi punti soddisfacenti sono essenziali: la proibizione della “minaccia dell’uso” e non solo dell’“uso” delle armi nucleari, la proibizione anche del solo possesso di queste armi e quindi di ogni  dottrina di ‘deterrenza’ basata su di esse, sono le principali ‘conquiste’ di questo trattato; ma diverse altre non sono meno significative, come il riconoscimento delle vittime:

  • di Hiroshima
  • di Nagasaki
  • e di più di 2000 test nucleari

particolarmente di donne, bambini delle popolazioni indigene, e di conseguenza l’obbligo di provvedere al loro risarcimento e assistenza, ma anche al ripristino dell’ambiente dei loro territori.

Questo Trattato non potrà in alcun modo risultare ‘inutile’: il suo impatto si era già fatto sentire ancora prima che fosse adottato, come ampiamente dimostrato dalla fortissima opposizione da parte dei principali Stati Nucleari, che hanno cercato in tutti i modi e sino all’ultimo di sabotare il processo che ha condotto alla sua adozione.

Inoltre, almeno nella mia comprensione, l’illegalità’ di un’arma, una volta dichiarata come tale da un Trattato Internazionale entrato in vigore, diventa una proprietà intrinseca dell’arma stessa, per cui non avrebbe molto senso pretendere che tale arma possa essere illegale per certi Stati e legale per altri!

Comunque una cosa è certa: questo Trattato di interdizione ha stigmatizzato per sempre le armi nucleari, fatto questo riconosciuto anche, e con grandissima irritazione, dagli stessi Stati Nucleari.

Su ciò appunto si basa l’utilità di questo Trattato Internazionale di Interdizione delle Armi Nucleari, la cui finalità non è, in un primo tempo, quella di ottenere l’adesione degli Stati dotati di armi nucleari (o dei loro alleati), ma quella di stabilire un nuovo quadro giuridico nel quale si porrà necessariamente ogni ulteriore negoziato in vista dell’eliminazione effettiva di queste armi.

In effetti, non si tratterà più di negoziare su delle armi “semplicemente” molto più potenti delle altre, ma di negoziare su delle armi rese ILLEGALI, come già detto, da un Trattato Internazionale d’interdizione di tali mostruosità.

Inoltre un tale Trattato, che stigmatizza anche il solo possesso delle armi nucleari, non mancherebbe di cambiare, anche radicalmente, il modo in cui queste armi sono ancora sovente percepite dall’opinione pubblica, dai responsabili politici, dai ricercatori, dagli operatori industriali, economici e finanziari e … dai militari !

A chi dice che questo Trattato di Interdizione non elimina neanche una sola bomba nucleare, rispondo che una casa si comincia a costruire dalle fondamenta, prima di costruirci sopra la parte visibile dell’edificio: questo se si vuole che la casa sia solida e possa resistere nella durata ad ogni sorta di intemperie. Qui le fondamenta sono costituite dal Trattato di Interdizione e la casa ‘visibile’ è costituita da una futura Convenzione di Eliminazione.

Considero inoltre importante sottolineare una realtà che è emersa in modo crescente e possente lungo tutto il percorso che ha condotto a questo risultato: si è trattato, e si tratta, di una vera e propria “rivolta” degli Stati non dotati di armi nucleari, di fronte all’inaccettabile inerzia pluridecennale dei Paesi che invece ne sono dotati, nel processo di disarmo e, peggio ancora, alla continua modernizzazione dei loro armamenti nucleari.

In altre parole gli Stati non dotati d’armi nucleari (sono soprattutto Stati del Sud, dell’America Latina e dell’Africa, ma anche del Nord, come l’Austria e l’Irlanda), hanno voluto dire: “dopo quasi mezzo secolo di inganni e d’ipocrisia da parte degli « Stati dotati », nel quadro del Trattato di Non Proliferazione: ora basta ! Quando è troppo è troppo ! ” 

Ora vedremo come questo movimento, inedito e possente, potrà essere fermato!

Naturalmente questo Trattato non ha globalmente incontrato i favori degli Stati dotati di armi nucleari et dei loro alleati.

Così l’Italia, principale alleata degli USA in seno alla NATO (se si eccettua la Gran Bretagna, che è praticamente un ‘vassallo’ degli USA in questo campo), ha votato contro l’apertura dei negoziati che hanno poi condotto al Trattato d’Interdizione, e ciò nonostante i molteplici appelli da parte del mondo associativo e di diversi parlamentari, nonché delle solenni dichiarazioni della Santa Sede in favore del Trattato di Interdizione delle armi nucleari, alla cui adozione essa ha contribuito con il suo voto favorevole.

Va pero’ sottolineato che gli Stai nucleari e i loro alleati, e più globalmente i 71 Stati che non hanno partecipato al voto, sono ben lungi dal costituire un blocco monolitico!

Ecco, grosso modo la situazione:

– una buona decina di questi 71 Stati hanno partecipato alla sessione dei negoziati a New York e hanno poi deciso di non votare, essenzialmente sotto la pressione enorme esercitata dagli Stati dotati di armi nucleari (soprattutto Francia, USA e UK): comunque hanno evitato di votare contro!

–  Cina, India, Pakistan e i Paesi Bassi (circa 1/3 della popolazione mondiale) si sono astenuti per ben due volte (il 27 ottobre ed il 23 dicembre 2016 a New York) quando si è votato per l’apertura dei negoziati nel 2017 (marzo e poi giugno-luglio), mentre avrebbero potuto benissimo votare contro (quello che d’altronde noi ci si aspettava)!

– in quelle stesse circostanze, la Corea de Nord ha votato in favore dell’apertura dei negoziati!!! (cosa che sarà interessante riuscire ad analizzare), anche se poi non ha di fatto partecipato ai negoziati.

– la Cina (e forse altri), secondo informazioni confidenziali, aveva considerato la possibilità di partecipare ai negoziati, ma è stata ‘dissuasa’ da altri Stati ‘dotati’.

– i Paesi Bassi, Stato appartenente alla Nato, e in più con una ventina di bombe USA sul suo territorio, dopo la sua astensione al voto di apertura dei negoziati, vi ha ‘coraggiosamente’ e attivamente partecipato, anche se ha dovuto finalmente votare contro, ovviamente per ordine del comando della NATO.

 

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Una delegazione di disarmisti a New York. Da sinistra: Alfonso Navarra, Luigi Mosca, Giovanna Pagani.

 

Qual è ora il nostro compito ?

La grande psicanalista Hanna Segal disse, a proposito delle armi nucleari: “Silence is the real crime!” (Il silenzio è il vero crimine!), e penso proprio che avesse ed abbia tutt’ora profondamente ragione!

Il nostro primo compito, in quanto esponenti della Società Civile è quello di informare e ‘formare’ l’opinione pubblica, facendola emergere dallo stato di ‘letargia’ nel quale per lo più si trova a proposito di questa realtà di un rischio crescente nel mondo di una guerra nucleare e, d’altra parte, dei mezzi che abbiamo a disposizione per cercare di evitarla. Vi è cioè la necessità urgente e impellente di una vera e propria ‘pedagogia’ per creare una presa di coscienza che è pressoché assente attualmente in tutti gli ambiti della popolazione.

Ciò è essenziale perché l’opinione pubblica possa esercitare una pressione adeguata sui governi degli Stati nucleari e dei loro alleati, in modo da indurli ad eliminare fisicamente le loro armi nucleari, insieme a tutto il loro contesto, e ad aderire al Trattato di Interdizione.

Inoltre, a livello diplomatico, la Società civile, in collaborazione con i rappresentanti degli Stati più motivati, deve ora ‘inventare’ una nuova strategia, adeguata alla situazione geopolitica creata da questo Trattato, in modo da poter giungere ad una Convenzione di Eliminazione delle armi nucleari, e cio’ prima che sia troppo tardi !

Chiaramente il lavoro che rimane da compiere è considerevole, e certamente non facile, ma indispensabile, e sarà la responsabilità di ogni cittadino del mondo.

Luigi Mosca

(un ‘Disarmista Esigente’)

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Unblocking the NPT from the impasse thanks to the Ban Treaty

Unblocking the NPT from the impasse thanks to the Ban Treaty

Pubblicato 15 aprile 2017 da redazione

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The NPT is in an impasse, and has been for a long time. At the last Review Conference in 2015, a situation of total paralysis was observed, so that no consensus could be found to adopt a final document! While “in good faith” the signatory states have committed to nuclear disarmament “in the near future”…

What are the reasons for this?

They include:

1- the fact that the NPT has not fully succeeded in preventing proliferation since 4 states are not part of it (India, Pakistan, Israel and North Korea) and have acquired nuclear weapons;

2- The fact that nuclear weapons are not explicitly declared illegal;

3- Article VI of the NPT on disarmament is not sufficiently binding to be effective.

Now the international treaty on the prohibition of nuclear weapons —which is being formulated within the United Nations— will, among other things, serve the purpose of strengthening the NPT by filling its gaps, as was widely underlined by the participants in the first session (27-31 March 2017) of the negotiating conference at the UN in New York, which will conclude its work on 7 July.

In fact, the treaty will be a powerful aid to nuclear-weapon States which sincerely wish to achieve total nuclear disarmament through multilateral negotiations, and to achieve such disarmament before it is too late.

How should the five-year NPT review conference in 2020 take this into account?

This is the question that the Member States should address right now. This will necessarily have consequences on the final consensus despite the nuclear States which refuse any constraint regarding nuclear disarmament.

As expressed by a very telling allegory proposed by the Ambassador of Chile to the UN, an international treaty prohibiting nuclear weapons must help the nuclear-weapon States to escape the “Faustian” trap into which they have fallen, whereas Goethe’s Faust had been outwitted by the devil.

Luigi Mosca  

 

Abolition des armes nucléaires

Maison de Vigilance (AAN) has merged 2 NGOs last year: La Maison de Vigilance (1983) and Stop essais/Armes nucléaires STOP (1989).

AAN is a member of Abolition 2000 and ICAN.

AAN attends NPT sessions and UN sessions for the Ban Treaty. It is a gathering of activists and more than 20 French NGOs (WILPF-France, Union Pacifiste, Pax Christi, Sortir du nucléaire, Non-violent Movement…).

Among other activities, AAN organises each year a Fast from 6 to 9 August, commemorating Hiroshima and Nagasaki and for support of victims of nuclear testing.

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La follia del nucleare. Come uscirne?

La follia del nucleare. Come uscirne?

Pubblicato 04 febbraio 2017 da redazione

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A 70 anni dai bombardamenti nucleari di Hiroshima e Nagasaki, a 30 anni dalla catastrofe di Chernobyl, a 5 anni da quella di Fukushima e dal referendum popolare svoltosi in Italia subito dopo il disastro giapponese, tanto gli armamenti nucleari come i reattori nucleari sono tutt’ora in fase di netto sviluppo e modernizzazione, nonostante alcune riduzioni degli arsenali militari ed alcuni insuccessi soprattutto nel settore del nucleare civile.

È a partire da questa constatazione che il libro che qui recensiamo intende proporre una riflessione critica sul problema nucleare (detto mediaticamente “atomico”), nei suoi multiformi aspetti tecnici, sociali e politici. Si contestano innanzitutto le applicazioni militari, dai bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki in avanti, ed anche le applicazioni cosiddette “civili” per la produzione di energia elettrica, in quanto portatrici di rischi inaccettabili di contaminazione radioattiva delle popolazioni e dell’ambiente (fusione del materiale fissile, trattamento più che problematico delle scorie radioattive e poi dello smantellamento delle centrali nucleari, ecc.). Da un punto di vista geopolitico, l’adozione di una tecnologia nucleare, militare e/o energetica è, secondo l’analisi degli Autori, una “follia” imposta dalla volontà di potenza di centri di comando politici, condizionati anche dagli stessi complessi militari-industriali-energetici che la gestiscono.

Alfonso Navarra è scrittore e collaboratore di periodici ecologisti, direttore della rivista “Difesa-ambiente”. Antimilitarista nonviolento “storico” è portavoce di “Fermiamo chi scherza col fuoco atomico” per la Campagna di obiezione di coscienza alle spese militari (www.osmdpn.it) e segretario della Lega per il disarmo unilaterale. Lavora con organizzazioni ecopacifiste (Energia Felice, Accademia Kronos).

Luigi Mosca è tra i responsabili della rete associativa “Armes Nucléaires STOP”. Scienziato italiano emigrato in Francia, già direttore del Laboratoire Souterrain de Modane (LSM) nel tunnel del Fréjus, è un fisico delle particelle subatomiche (campi di ricerca: interazioni forti, proton decay, Dark Matter e fisica del Neutrino).

Mario Agostinelli è presidente dell’Associazione Energia Felice (ARCI). Ha lavorato come ricercatore per l’ENEA presso il CCR di Ispra. è stato segretario generale della CGIL Lombardia.

Con i contributi di: Laura Tussi e Fabrizio Cracolici (Progetto “Per non dimenticare”, città di Nova Milanese e Bolzano), Virginio Bettini (docente di analisi e valutazione ambientale presso l’Università IUAV di Venezia, ecologista “storico”), Giuseppe Bruzzone (disarmista di ispirazione fornariana), Luigi Cadelli (docente, MUN Milano), Giuseppe Marazzi (presidente Lega Obiettori di Coscienza), Alessandro Marescotti (presidente Peacelink), Giovanna Pagani (presidente onoraria WILPF ITALIA), Roberto Meregalli (Beati i costruttori di pace), Fabio Strazzeri (avvocato, Soccorso Verde).

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Trattato Internazionale di Interdizione delle armi nucleari

Trattato Internazionale di Interdizione delle armi nucleari

Pubblicato 14 gennaio 2017 da redazione

nucleare

New York, 24 dicembre 2016, l’assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato la risoluzione L.41 che obbliga l’avvio di negoziati per l’interdizione delle armi nucleari, un primo importante step per la loro definitiva abolizione. La risoluzione è stata approvata con 113 voti a favore, 35 contrari e 13 astensioni. Tra i contrari, molte le potenze nucleari europee. La Cina si è astenuta.

L’Italia, contraria fino allo scorso 23 ottobre, ha finalmente votato a favore, ascoltando le molte voci di associazioni e persone della politica italiana e quella di Papa Francesco, che nella giornata della pace, ha ripetuto l’appello a favore “della proibizione e dell’abolizione delle armi nucleari”, denunciando che possedere armi nucleari e minacciare di distruzione il resto del mondo non assicura la pace fra i popoli.

Ora, grazie ai negoziati per l’eliminazione delle armi nucleari, che partiranno da quest’anno, a 72 anni dal lancio della prima bomba nucleare su Hiroshima, ad opera degli Stati Uniti Americani, molte sono le questioni aperte su tutti i piani, sia tecnici sia economici sia ecologici esia politici, è una strada lunga e difficile, ma ce la possiamo fare.

Centinaia sono i miliardi di dollari spesi ogni anno dalle super potenze del mondo per i loro arsenali, che potrebbero invece rendere disponili per affrancare il mondo degli “invisibili”, dalle necessità primarie: acqua, cibo, casa, lavoro e dignità per due miliardi di poveri nel mondo.

 

Un sogno diventato realtà !

Ecco una grande notizia : il 23 Dicembre scorso, la risoluzione L41, per aprire i negoziati nel 2017 al fine di giungere ad un Trattato Internazionale di Interdizione delle armi nucleari è stata definitivamente adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, a New York, con il 76 % di voti favorevoli (113/148).

In conseguenza, dal 27 al 31 Marzo e dal 15 Giugno al 7 Luglio 2017, in seno ad una Conferenza dell’ONU, a New York, aperta anche alla società civile (ONG), potremo lavorare con le delegazioni degli Stati membri, alla redazione di questo Trattato e alla sua finalizzazione.

Naturalmente questo è solo l’inizio di un processo verso l’eliminazione totale e irreversibile delle armi nucleari, ma rappresenta certamente una tappa essenziale in tale direzione !

Diversi Stati nucleari, tra i quali la Francia, hanno cercato (invano !), fino all’ultimo momento, di sabotare questo processo : attraverso pesanti pressioni diplomatiche sugli Stati “non-dotati”, tentativi di rifiuto di finanziamento, ed un voto tardivo, il 23 dicembre, per ridurre il numero degli Stati partecipanti al voto …

La Campagna ICAN (International Campaign to Abolish Nuclear Weapons), di cui fa parte anche la nostra associazione (Armes Nucléaires STOP), ha giuocato un ruolo cruciale nel raggiungimento di questo risultato.

Va sottolineato, in particolare, che degli Stati come la Cina, l’India, il Pakistan, et (nella NATO-Nucleare) i Paesi-Bassi, hanno mantenuto la loro posizione di astensione dal voto e la Corea del Nord ha mantenuto la sua posizione in favore di questo Trattato! Tutto cio’ non era a priori evidente !

Fatto poi, del tutto notevole e persino sorprendente, l’Italia, principale alleato degli USA in Europa (a parte il Regno-Unito), con almeno 70 bombe USA (B61) sul suo territorio nel quadro della NATO, questa volta ha votato « in favore » (mentre in precedenza aveva votato « contro ») !!! E cosi’ dicasi dell’Albania e dell’Estonia (entrambe membri della NATO).

Quindi con questo voto una « frattura » in seno alla NATO si è nettamente accentuata !!

Fatto pure notevole: il Senegal, che si era astenuto, sotto la pressione della Francia, durante il voto al First Committee, ora ha invece votato «in favore»!

Inoltre 21 Stati che avevano votato «in favore» al First Committee il 27 Ottobre scorso, erano assenti al momento di questo voto, senza dubbio a causa della data tardiva !!

(Aggiungendoli si otterrebbe : (113 + 21) / (113+21+35) ≈ 79.3% di voti favorevoli)

Chi fosse interessato, puo’ trovare informazioni più dettagliate al link :

http://www.icanw.org/campaign-news/voting-on-un-resolution-for-nuclear-ban-treaty/

Rimando poi ai miei articoli già pubblicati per un resoconto e analisi delle sessioni precedenti all’ONU, prima a Ginevra (OEWG) e poi a New York (First Committee).

Luigi Mosca

 

Linkografia

Una guerra nucleare è possibile!

La sessione « centrale » dell’Open-Ended Working Group (OEWG)

Un ottimo inizio per l’Open-Ended Working Group (OEWG)

Una « giornata storica » verso il disarmo nucleare!

Per un Trattato di Interdizione delle Armi Nucleari

Sparse sul pianeta ci sono 20000 bombe nucleari.

Il vecchio sarcofago di Cernobyl scade alla fine del 2016.

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Per un Trattato di Interdizione delle Armi Nucleari

Per un Trattato di Interdizione delle Armi Nucleari

Pubblicato 07 novembre 2016 da redazione

 

no alle armi nucleari

 

Il 27 Ottobre 2016 : un voto “storico” all’ONU

Ecco il risultato “storico” al First Committee dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che è stato espresso il 27 ottobre scorso, verso le ore 18, quando si è votato per l’apertura di negoziati per un Trattato d’Interdizione delle armi nucleari nel 2017.

Presenti Beatrice Fihn direttrice esecutiva della Campagna ICAN, Tim Wright direttore di ICAN per la regione Asia-Pacifico, Ray Acheson direttrice della missione « Reaching Critical Will » del movimento WILPF.

A seguito delle Conferenze di Oslo (2013), Nayarit e Vienna (2014) sulle conseguenze umanitarie di una guerra nucleare e al “Gruppo di lavoro a composizione aperta” (Open Ended Working Group) in seno all’ONU a Ginevra (Febbraio-Agosto 2016), con la missione di elaborare “delle misure legali concrete ed efficaci, delle disposizioni legali e delle norme per realizzare e mantenere un mondo senza armi nucleari”, il “First Commettee” dell’Assemblea Generale dell’ONU (New York), il 27 Ottobre 2016, ha votato ad una maggioranza del 76% (123 voti favorevoli, 38 contrari e 16 astensioni), l’apertura di negoziati per un Trattato di Interdizione delle armi nucleari nel 2017 (la Conferenza si svolgerà dal 27 al 31 Marzo e dal 15 Giugno al 7 Luglio 2017 alle Nazioni Unite a New York)

Si tratta di una vera e propria “rivolta” degli Stati non dotati di armi nucleari, di fronte all’inaccettabile inerzia pluridecennale nel processo di disarmo e, peggio ancora, alla continua modernizzazione dei loro armamenti da parte degli Stati nucleari !

Con questa rivolta globale, gli Stati non dotati d’armi nucleari (sono soprattutto Stati del Sud, dell’America Latina e dell’Africa, ma anche del Nord, come l’Austria e l’Irlanda), hanno voluto dire : “dopo quasi mezzo secolo di inganni e d’ipocrisia da parte degli « Stati dotati », nel quadro del Trattato di Non Proliferazione : ora basta ! Quando è troppo è troppo ! ”

 

paesi votanti

 

In questo voto sono anche apparsi alcuni altri fatti interessanti e importanti :

Una « frammentazione » dell’insieme dei 9 Stati dotati d’armi Nucleari, infatti :

  •       5 Stati hanno votato « contro » : gli USA, la Russia, il Regno Unito, la Francia e Israele (cio’ che che rappresenta in totale
  •       l’8% della popolazione mondiale)
  •       3 Stati si sono astenuti : la Cina, l’India e il Pakistan (cio’ che rappresenta in totale il 36% della popolazione mondiale)
  •       1 Stato ha votato « per » : la Corea del Nord !!!  

Una « fissurazione » in seno alla NATO, grazie alla «disobbedienza» dell’Olanda, a fronte del dispiegamento impressionante dell’insieme degli stati della NATO, sotto il « dominio » degli USA, e degli altri loro alleati (Australia, Corea del Sud e Giappone).

Inoltre è importante segnalare che il voto del 27 ottobre alle Nazioni Unite a New York è stato preceduto di poche ore da un altro voto al Parlamento Europeo di una risoluzione in favore appunto di un’apertura di negoziati nel 2017 per un Trattato Internazionale di interdizione delle armi nucleari, e questo con una maggioranza del 77% (415 voti favorevoli, 124 contrari et 74 astensioni).

Una « frattura » si è quindi prodotta tra il Parlamento Europeo da un lato e una gran parte dei Governi Europei dall’altro. Cio’ riguarda in particolare l’Italia, il cui Governo all’ONU (New York) ha votato “contro” la risoluzione in favore di un Trattato di interdizione delle armi nucleari, mentre l’europarlamentare PD Brando Benifei a Strasburgo ha votato in favore di un tale Trattato, chiedendo all’alto rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, di “lavorare attivamente alla preparazione della conferenza nel 2017, convocata per negoziare uno strumento legale per l’abolizione delle armi nucleari”.

 Infine, alle obiezioni sollevate dagli Stati contrari ad un Trattato Internazionale di Proibizione delle Armi Nucleari, che pretendono che un tale Trattato sarebbe « inutile », « prematuro », « fautore di divisioni », « controproducente », « rischioso », ecc, vorrei rispondere con quanto già dicevo in un mio precedente articolo, e cioè che la finalità di un Trattato Internazionale di Interdizione delle Armi Nucleari non è, in un primo tempo, quella di ottenere l’adesione degli Stati dotati di armi nucleari (o dei loro alleati), ma quella di stabilire un nuovo quadro giuridico nel quale si porrà necessariamente ogni ulteriore negoziato in vista dell’eliminazione effettiva di queste armi. In effetti, non si tratterà più di negoziare su delle armi “semplicemente” molto più potenti delle altre, ma di negoziare su delle armi rese ILLEGALI da un Trattato Internazionale d’interdizione di tali armi mostruose.

Inoltre un tale Trattato, che stigmatizza anche il solo possesso delle armi nucleari, non mancherebbe di cambiare, anche radicalmente, il modo in cui le armi nucleari sono ancora sovente percepite dall’opinione pubblica, da responsabili politici, da ricercatori, da operatori industriali, economici e finanziari e … da militari !

Infatti le armi nucleari, queste armi assolutamente disumane, non possono in alcun modo garantire la sicurezza di alcuni Stati contro tutti gli altri Stati, ma costituiscono una minaccia immensa per tutti !!!

Ovviamente un Trattato di Interdizione delle armi nucleari non provocherà la loro immediata e totale eliminazione, ma innanzitutto costituirà un’ottima base per gli ulteriori negoziati a tale scopo, ed in seguito avrà come funzione quella di garantire l’irreversibilità di un disarmo nucleare totale.

Chiaramente il lavoro che rimane da compiere è ancora enorme, e certo non facile, ma indispensabile, e sarà la responsabilità di ogni cittadino del mondo.

Luigi Mosca

 

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Una « giornata storica » verso il disarmo nucleare!

Una « giornata storica » verso il disarmo nucleare!

Pubblicato 01 settembre 2016 da redazione

sei settimane dopo Nagasaki

Sei settimane dopo Nagasaki.

 

Atto III(*) – Il 19 Agosto 2016 alle Nazioni Unite

La terza ed ultima sessione dell’OEWG (Open Ended Working Group), il “Gruppo di lavoro a composizione non limitata”, convocato dall’ultima Assemblea Generale dell’ONU nell’Ottobre 2015, con la risoluzione 70/33 dal titolo “Taking forward multilateral nuclear disarmament negotiations”, si è svolta dal 5 al 19 Agosto scorso, al palazzo delle Nazioni Unite a Ginevra (come le due precedenti sessioni) e si è conclusa con un Rapporto finale (Report A/AC/268/CRP.3) approvato da una maggioranza del 75 % delle delegazioni degli Stati presenti e votanti (68 delegazioni contro 22 e 13 astensioni).

Tale “Report”, destinato alla prossima Assemblea Générale dell’ONU, che avrà luogo a New York nel prossimo autunno, afferma nel suo Articolo 34 che:

 

“Una maggioranza di Stati (1) ha espresso il suo supporto per iniziare dei negoziati nell’Assemblea Generale (dell’ONU) nel 2017, aperta a tutti gli Stati, agli organismi Internazionali e alla società civile, su di uno strumento giuridicamente vincolante per proibire le armi nucleari, conducente alla loro totale eliminazione, che stabilirebbe delle proibizioni e obblighi generali, come pure una politica che permetta di realizzare e mantenere un mondo senza armi nucleari. I rappresentanti della sociétà civile hanno sostenuto tale richiesta.”

Ecco la versione originale dell’Articolo 34 del Report finale dell’ OEWG : « A majority of States (1) expressed support for the commencement of negotiations in the General Assembly in 2017, open to all States, International organisations and civil society, on a legally binding instrument to prohibit nuclear weapons, leading towards their total elimination, which would establish general prohibitions and obligations as well as political to achieve and maintain a nuclear-weapon-free-world. Representatives of civil society supported this view.”

 

Cio’ rappresenta ben più di 97 Stati (54+10+33) (ed almeno 107, secondo la stima di ICAN – International Campaign to Abolish Nuclear Weapons) e costituisce una buona base per il voto alla prossima Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, voto che sarà alla maggioranza dei 2/3 degli Stati presenti e votanti, come richiede l’Articolo 18, capitolo IV, della Carta delle Nazioni Unite. A Ginevra non vi era affatto la totalità delle delegazioni degli Stati in favore di un Trattato di interdizione delle armi nucleari, dato che un voto non era normalmente previsto per il documento conclusivo dell’OEWG (il voto è stato richiesto all’ultimo momento dall’Australia), ma tutti questi Stati erano comunque rappresentati da almeno uno Stato di ogni gruppo, e questo lungo tutto lo svolgimento delle tre sessioni dell’OEWG.

 

Il contenuto dell’Articolo 34 è stato inoltre ripreso integralmente nelle Conclusioni del “Report” finale, all’Articolo 67.

Disarmo 2016

OEWG United Nations Geneva 2016

Luigi Mosca, OEWG United Nations Geneva 2016.

 

D’altra parte, avendo personalmente partecipato alle tre sessioni dell’OEWG, posso testimoniare della schiacciante maggioranza degli interventi in favore di un Trattato Internazionale di Proibizione delle Armi Nucleari, come pure dell’enorme sproporzione tra la grande pertinenza e qualità degli argomenti forniti da questa maggioranza di Stati e quella degli argomenti utilizzati dalle delegazioni degli Stati “pro nucleari”.

Vorrei infine sottolineare il fatto che la finalità di un Trattato Internazionale di Proibizione delle Armi Nucleari non è, in un primo tempo, quella di ottenere l’adesione degli Stati dotati di armi nucleari (o dei loro alleati), cosa evidentemente poco realista, ma quella di stabilire un nuovo quadro giuridico nel quale si porrà necessariamente ogni ulteriore negoziato in vista dell’eliminazione effettiva di queste armi. In effetti, non si tratterà più di negoziare su delle armi “semplicemente” molto più potenti delle altre, ma di negoziare su delle armi rese ILLEGALI da un Trattato Internazionale d’interdizione di tali armi mostruose.

Si tratta quindi di una svolta di portata storica sulla strada del disarmo nucleare, e questo dopo due decenni non solo di immobilismo nel processo di disarmo ma, peggio ancora, di una nuova “escalation verticale”, tramite una modernizzazione sempre più aggressiva di queste armi terrificanti, cio’ che è stato tradotto, nell’interpretazione degli “Scienziati Atomici”, nel considerare che siamo ritornati a “tre minuti da mezzanotte (cioè l’Apocalisse)” come nei momenti peggiori della Guerra fredda.

Segnalo anche il documento del movimento ICAN (International Campaign to Abolish Nuclear weapons), cui partecipa anche Armes Nucléaires STOP, del 25 Agosto scorso, molto chiaro e dettagliato e quindi utile per capire quanto è avvenuto durante lo svolgimento dell’Open Ended Workin Group alle Nazioni Unite a Ginevra.

Questo documento è accessibile tramite il link :

http://www.icanw.org/campaign-news/support-for-a-conference-in-2017-to-negotiate-a-treaty-banning-nuclear-weapons/

È da notare in particolare un fatto molto interessante che questo documento ci apprende : 4 Stati della NATO (Olanda, Norvegia, Portogallo e Islanda), più un’altro Stato pure alleato degli USA (il Giappone) non hanno votato contro l’apertura di negoziati per un Trattato Internazionale d’Interdizione della Armi Nucleari, ma si sono semplicemente astenuti !! Una defezione tra gli alleati degli USA ?! Soprattutto importante il caso dell’Olanda, dato che essa non è un “semplice” alleato USA, ma anche “ospita” delle bombe nucleari USA (≈ 20) sul suo territorio !

Luigi Mosca

 

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(1)comprendenti, tra gli altri, dei membri del Gruppo Africano (54 Stati), l’Associazione delle Nazioni del Sud Est Asiatico (10 Stati) e la Comunità dell’America Latina e dei Caraibi (33 Stati), come pure un certo numero di Stati dell’Asia e del Pacifico e dell’Europa.

Comprising, inter alia, members of the African Group (54 States), the Association of South East Asian Nations (10 States) and the Community of the Latin America and the Caribbean (33), as well as a number of States from Asia and the Pacific and Europe.

 

(*) rimando ai due articoli precedenti per le due prime sessioni dell’OEWG:

La sessione « centrale » dell’Open-Ended Working Group (OEWG)

Un ottimo inizio per l’Open-Ended Working Group (OEWG)

Una guerra nucleare è possibile!

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La sessione « centrale » dell’Open-Ended Working Group (OEWG)

La sessione « centrale » dell’Open-Ended Working Group (OEWG)

Pubblicato 29 maggio 2016 da redazione

 

Bandiere

Atto 2°: Ginevra – Nazioni Unite, dal 2 al 13 Maggio 2016

 

Verso un “risveglio” dei popoli ?

Questa seconda sessione dell’« Open-Ended Working Group », l’attuale Gruppo di lavoro in seno alle Nazioni Unite, votato da 138 Stati ed aperto non solo a tutti i 195 Stati dell’ONU, ma anche alle ONG (Organizzazioni Non Governative: associazioni e

movimenti di attivisti per il Disarmo, Croce Rossa Internazionale, Delegazioni delle varie Chiese, ecc.) ha visto in crescendo, non solo in numero, ma anche e soprattutto in rilevanza, gli interventi delle Delegazioni degli Stati non dotati di Armi Nucleari e delle ONG rappresentanti della Società civile, vale a dire di coloro che in passato avevano ben poca voce in capitolo.

Il confronto tra la posizione, maggioritaria, degli Stati non-dotati, sostenuta anche dalle ONG, con quella degli Stati alleati degli Stati dotati di Armi Nucleari, già ben abbozzato nella Sessione di Febbraio, si è confermato, ampliato e sostanziato di argomentazioni più articolate e incisive. Da un lato, la posizione di chi intende, secondo la finalità principale e costitutiva di questo OEWG (*), procedere decisamente verso un Trattato di Interdizione delle Armi Nucleari, rendendole in tal modo illegali, e dall’altro la posizione di chi intende mantenere un processo “step by step” or “block by block” verso un disarmo senza alcuna data prevista né prevedibile. Un’eccezione notevole è stata quella dei Paesi Bassi (uno dei 5 Stati che ospitano delle bombe nucleari USA nel quadro della NATO) che, seguendo una forte raccomandazione del suo Parlamento (a sua volta molto sostenuto dalla sociétà civile), ha espresso un’adesione di principio alla possibilità di arrivare ad un Trattato di Interdizione delle armi nucleari !

 

Demo overview

Protesta antinucleare, Kouenji Lambrecht.

 

Ecco, in breve gli argomenti avanzati dall’una e dall’altra parte:

– Da parte degli stati dotati, attraverso i loro alleati (Australia, Belgio, Bulgaria, Canada, Estonia, Finlandia, Germania, Giappone, Italia, Lettonia, Lituania, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia, Spagna, Ungheria) “niente di essenzialmente nuovo sotto il sole”; ecco comunque gli argomenti avanzati : un Trattato di Interdizione della Armi Nucleari promulgato nel 2017 sarebbe prematuro, dovrebbe invece intervenire piuttosto alla fine del processo di disarmo. Un trattato cosi’ “prematuro”, stigmatizzando le attuali Potenze Nucleari le irriterebbe producendo in tal modo un effetto negativo sul corso delle trattative “step by step” (il problema è che sovente questi “steps”, questi passi, sono fatti in direzione opposta a quella del disarmo, soprattutto attraverso la continua modernizzazione degli armamenti!); inoltre perturberebbe la “stabilità geopolitica” attuale (mi chiedo: dove riescono a vedere una tale “stabilità” nel mondo attuale?!). Quindi, la loro proposta è di dar seguito soltanto alla seconda finalità dell’OEWG (**) con il proseguimento di iniziative già in corso da lungo tempo: accrescere la trasparenza sugli armamenti nucleari esistenti, diminuire il rischio di esplosioni nucleari accidentali, per errore, non autorizzate o volontarie, una migliore comprensione delle conseguenze umanitarie di tali esplosioni, ecc. Inoltre, finalizzare i Trattati specifici già in corso di negoziato o di ratificazione: CTBT (Comprehensive Test-Ban Treaty), FMCT (Fissile Material Cut-off Treaty), New START (New Strategic Arms Reduction Treaty, tra USA e Russia).

– Da parte degli stati non-dotati (Messico, Austria, SudAfrica, Cuba, Costa Rica, Malesia, Brasile, Equador, Irlanda, ecc, ecc, ecc) è stato fortemente sottolineato e denunciato lo stato di stallo, soprattutto negli ultimi vent’anni, nel processo di disarmo nucleare: in particolare l’inazione della Conferenza permanente per il Disarmo a Ginevra, dove ogni iniziativa viene sistematicamente bloccata dai meccanismi di “veto” di cui dispongono gli Stati dotati di Armi Nucleari ed inoltre il fallimento clamoroso dell’ultima Conferenza di revisione del TNP (Trattato di Non Proliferazione), nel 2015 a New York.

In altre parole: i 5 Stati “dotati” (USA, Russia, UK, Francia e Cina) facenti parte del TNP sono, da 45 anni a questa parte, sempre più in stato di violazione dell’Articolo VI del TNP che li obbliga a negoziare “in buona fede” un processo di disarmo in tempi brevi, anche se non ne indica esplicitamente una “road-map” precisa. Quanto agli altri 4 Stati dotati non aventi parte al TNP (India, Pakistan, Israele e Corea del Nord) ovviamente non sono tenuti al rispetto di questo Articolo VI del TNP.

Il solo modo per sbloccare questa situazione, secondo la maggior parte degli Stati “non-dotati”, è quindi quello di procedere rapidamente verso un Trattato Internazionale di Interdizione delle Armi Nucleari, che, una volta proclamato, anche senza l’adesione (almeno in un primo tempo) degli “Stati dotati”, avrebbe come effetto importante quello di stigmatizzare, rendendole illegali, queste armi ed i loro possessori.  Cio’ creerebbe chiaramente un nuovo quadro, nettamente più favorevole per negoziare una successiva Convenzione per l’eliminazione totale e controllata delle Armi Nucleari. Cio’ avrebbe anche un impatto notevole sull’opinione pubblica dei vari Paesi, dotati e non-dotati, la cui “pressione” permetterebbe di accelerare l’intero processo di disarmo Nucleare.

Il modello per questo tipo di processo è costituito da quanto è già avvenuto per gli altri due tipi di armi di distruzione di massa: le armi chimiche e quelle batteriologiche.

Per parte mia, sono intervenuto in questa seconda sessione dell’OEWG, a nome della rete associativa “Armes Nucléaires STOP” (a sua volta membro della vasta Campagna ICAN-International Campaign for the Abolition of Nuclear Weapons) per invitare gli Stati alleati degli Stati dotati di armi nucleari a diventare anche nostri alleati, in modo che, insieme, si possa spiegare agli “Stati dotati” di armi nucleari, che queste armi mostruose non possono in alcun modo garantire la loro sicurezza. Infatti, dall’inizio dell’Era Nucleare è diventato impossibile garantire la sicurezza di un determinato Stato con la minaccia rivolta ad altri Stati. Nel mondo attuale rimangono quindi solo due scenari possibili: o la sicurezza è garantita per tutti gli Stati oppure non vi è sicurezza per nessuno degli Stati, ed è appunto questa l’attuale situazione nel mondo!

In altre parole: ogni forza di dissuasione nucleare è in realtà un’illusione, ed un’illusione che puo’ ad ogni momento tradursi in un suicidio di massa; essa è inoltre un potente motore di proliferazione nucleare.

È quindi gran tempo perché tutti gli Stati dotati di armi nucleari, qualunque siano le eventuali tensioni esistenti fra di loro, si siedano intorno a un tavolo per cominciare a negoziare un disarmo nucleare che deve essere completo, rapido ed irreversibile. Ora la proclamazione di un Trattato Internazionale di Interdizione delle Armi Nucleari non puo’ che favorire un tale processo.

In effetti, non c’è più tempo da perdere: noi siamo già “a 3 minuti dalla mezzanotte” vale a dire dall’ “Apocalisse”, il simbolo utilizzato dagli Scienziati Atomici, come nei momenti peggiori della Guerra fredda, e la situazione sta attualmente peggiorando ogni giorno, principalmente a causa della continua modernizzazione di queste armi terrificanti e dell’aumentare delle tensioni nel mondo, in prospettiva ancor più aggravate dai noti problemi climatici. E noi siamo tutti nella stessa barca, per non dire nella stessa “galera”!

In conclusione, occorre quindi sperare che il processo in atto in questo Gruppo di lavoro in seno alle Nazioni Unite, dalle caratteristiche inedite, possa realmente portare alla formulazione e all’entrata in vigore di un Trattato Internazionale di Interdizione delle Armi Nucleari, premessa indispensabile per una Convenzione di eliminazione effettiva, totale e irreversibile di queste armi, le più terrificanti fra tutte le armi di distruzione di massa.

Ma … non basta sperare, occorre anche il contributo di tutti a questo processo indispensabile alla sopravvivenza stessa dell’Umanità: ognuno di noi in effetti puo’ e deve contribuirvi sensibilizzando famigliari, amici, colleghi e conoscenti, nonché gli ambiti associativi a carattere umanitario, sino ai parlamentari che ci rappresentano … In effetti, la pressione dell’opinione pubblica sarà indispensabile per ottenere dai Governi le decisioni necessarie, e sovente non facili da prendere, per arrivare realmente ad un mondo senza armi nucleari. In altre parole, occorre a questo fine un vero “risveglio” dei popoli!

di Luigi Mosca

(Armes Nucléaires STOP)

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Note

(1) La terza sessione dell’OEWG avrà luogo nel corso del prossimo mese di Agosto, sempre alle Nazioni Unite a Ginevra: si tratterà allora di formulare la Raccomandazione definitiva da trasmettere alla prossima Assemblea Generale dell’ONU che si riunirà a New York nel prossimo autunno e che dovrà procedere ad un voto finale sul contenuto di questa Raccomandazione entro il mese di Dicembre.

(*) « Substantively address concrete effective legal mesures, legal provisions and norms that would need to be concluded to attain and and maintain a world without nuclear weapons » (Proporre delle misure legali effettive e concrete, delle disposizioni legali e delle norme che sarebbe necessario adottare per raggiungere un mondo senza armi nucleari).

(**) « also substantively address recommendations on other measures that could contribute to taking forward multilateral nuclear disarmament negotiations, including but not limited to :

  • transparency measures related to the risks associated with existing nuclear weapons;
  • measures to reduce and eliminate the risk of accidental, mistaken, unauthorized or intentional nuclear weapon detonations; and
  • additional measures to increase awareness and understanding of the complexity of and interrelationship between the wide range of humanitarian consequences that would result from any nuclear détonation »

(Inoltre, proporre delle raccomandazioni su altre misure che potrebbero contribuire a far progredire i negoziati multilaterali sul disarmo nucleare, che includano, senza che cio’ sia limitativo:

  • misure di trasparenza relative ai rischi associati alle armi nucleari esistenti
  • misure per ridurre ed eliminare il rischio di esplosioni accidentali, per errore, non autorizzate o intenzionali di armi nucleari
  • misure aggiuntive per aumentare la consapevolezza e la comprensione della complessità e della interdipendenza tra la vasta gamma delle conseguenze umanitarie che risulterebbero da una qualsiasi esplosione nucleare).

 

Un ottimo inizio per l’Open-Ended Working Group (OEWG)

 

Una guerra nucleare è possibile!

 

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Un ottimo inizio per l’Open-Ended Working Group (OEWG)

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Un ottimo inizio per l’Open-Ended Working Group (OEWG)

Pubblicato 02 marzo 2016 da redazione

muro della pace

Rendere illegali le armi nucleari ?

 

Atto I°: Ginevra – Nazioni Unite, dal 22 al 26 Febbraio 2016

Approvato da 138 Stati (12 voti contrari e 34 astenuti, tra i quali l’Italia), l’OEWG ha iniziato efficacemente il suo lavoro con la prima sessione al Palazzo delle Nazioni Unite a Ginevra, dal 22 al 26 Febbraio scorso, sotto la Presidenza della Tailandia. In un clima talora alquanto teso, ma sovente costruttivo, i rapporti degli esperti, gli interventi delle delegazioni degli Stati e quelli delle ONG si sono avvicendati durante cinque giorni.

Due orientamenti si sono affrontati : quello, maggioritario, secondo la linea della finalità principale dell’OEWG fissata alla sua creazione (proporre delle misure legali effettive e concrete, delle disposizioni legali e delle norme per raggiungere un mondo senza armi nucleari), e quello sostenuto da una coalizione di 18 Stati dell’ “ombrello nucleare”, che si erano astenuti al momento del voto per l’OEWG (Australia, Belgio, Bulgaria, Canada, Estonia, Finlandia, Germania, Giappone, Italia, Lettonia, Lituania, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia, Spagna, Ungheria), detto “approccio progressivo” basato su di una struttura a “building blocks” (CTBT, FMCT, …) da realizzare gradualmente.

 

La qualità eccellente dei rapporti degli esperti (UNIDIR e ILPI) sulle conseguenze umanitarie inaccettabili di una possibile utilizzazione delle armi nucleari e sul rischio enorme, e in continuo aumento, che ciò possa realmente prodursi, è stato riconosciuta ed apprezzata da tutti i partecipanti. La necessità di una più grande trasparenza sugli armamenti nucleari degli Stati “dotati” è stata egualmente oggetto di consenso, come pure la necessità di procedere in tempi brevi alla ratifica dei trattati in corso di negoziato (CTBT, FMTC, New START).

Laddove le divergenze sono apparse è sul progetto di rendere illegali le armi nucleari attraverso un Trattato Internazionale di Interdizione delle stesse, da finalizzare al più presto. Le delegazioni degli Stati promotori di questo Trattato (Messico, Austria, SudAfrica, Cuba, Costa Rica, Malesia, Brasile, Equador, Irlanda, etc) hanno a lungo sviluppato degli argomenti molto solidi che motivano tanto la sua necessità che la sua urgenza: gli effetti devastatori inaccettabili delle armi nucleari, come pure il rischio crescente della loro utilizzazione a causa della loro modernizzazione galoppante e delle tensioni e conflitti armati nel mondo che non cessano di aumentare, il carattere illusorio ed incoerente di ogni “forza di dissuasione”, ed il suo potere di proliferazione, l’estrema lentezza del processo di disarmo da più decenni, etc.

Gli Stati dell’“ombrello nucleare” hanno insistito invece sul carattere “concreto” del processo “step by step” or “block by block”, in contrasto con il carattere “astratto” e “prematuro” di un Trattato di Interdizione, che comporterebbe anche il “rischio” di “irritare” gli Stati in possesso delle armi nucleari, dato che questi si troverebbero in tal modo “stigmatizzati”.

Un aspetto particolarmente dibattuto è stato quello del rapporto tra un possibile Trattato di Interdizione e l’NPT (Non Proliferation Treaty): gli uni considerandoli complementari e gli altri considerandoli in conflitto.

 

Wildfire.

 

Tra i numerosi contributi delle ONG particolarmente notevole è stato quello dell’associazione “Wildfire”  che, soprattutto attraverso un “side-event” interattivo ed una mostra (*), ha messo in evidenza, con molta abilità e senso dell’umorismo, le molteplici incoerenze e contraddizioni delle dichiarazioni e “dottrine” degli Stati “dotati”.

Gli scambi personali che abbiamo potuto avere con gli ambasciatori di alcuni Stati dell’ “ombrello nucleare” ci hanno consentito di constatare non solo la debolezza e l’incoerenza dei loro argomenti, ma anche il loro stato di disagio, data la situazione nella quale si trovano, condizionata dalla volontà degli Stati di cui sono alleati.

In prospettiva, le ONG hanno un ruolo importante da giocare, soprattutto in relazione a questi Stati dell’ “ombrello nucleare” che si situano in una posizione intermedia e “acrobatica” tra quella degli Stati “dotati” da un lato, e quella degli Stati “non-dotati” e le ONG dall’altro, e ciò tanto prima che durante la prossima sessione “centrale” dell’OEWG (dal 2 al 4 e dal 7 al 13 Maggio).

Luigi Mosca  (Armes Nucléaires STOP)

 

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Una guerra nucleare è possibile!

 

Linkografia:

(*) Il contenuto di questa mostra, in formato PDF si può scaricare dal link : http://www.wildfire-v.org/panels.pdf

http://www.wildfire-v.org/news.html

http://unog.ch/80256EE600585943/%28httpPages%29/160EB2DDE30CCE6BC1257B10003A81A9?OpenDocument

http://www.basel.int/TheConvention/OpenendedWorkingGroup%28OEWG%29/OverviewandMandate/tabid/2295/Default.aspx

http://www.theguardian.com/world/2016/feb/27/cnd-rally-anti-nuclear-demonstration-trident-london

 

ONG = Organizzazioni Non Governative

OEWG = Open-Ended Working Group

Stati dell’ “ombrello nucleare” = Alleati di Stati in possesso di armi nucleari

NPT = Non Proliferation Treaty

CTBT = Comprehensive Test-BanTreaty

FMCT = Fissile Material Cut-off Treaty

UNIDIR = United Nations Institute for Disarmament Research

ILPI = International Law and Policy Institute

New START = New STrategic Arms Reduction Treaty

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Una guerra nucleare è possibile!

Una guerra nucleare è possibile!

Pubblicato 04 agosto 2015 da redazione

Luigi Mosca

Luigi Mosca.

Nel 2012, Stéphane Hessel, e Albert Jacquard, hanno pubblicato un piccolo libro intitolato “Exigez!” (Esigete!), in cui chiedono “il disarmo nucleare totale” perché il mondo, diversamente, non sarà mai più un luogo sicuro, ma solo una grande polveriera in cui un Capo di Stato, preso da una insana pazzia, per semplice stupidità o per errore potrebbe darle fuoco, cancellando in men che non si dica praticamente ogni forma di vita sull’intero pianeta.

Per capire come a partire dal 1907, quando Albert Einsten formulò la mitica equazione E=mc², si è potuti arrivare a partorire un’aberrazione così grande come la bomba H, abbiamo intervistato il Professor Luigi Mosca, fisico delle particelle, già Direttore del LSM “Laboratoire Souterrain de Modane” (CEA-CNRS) e successivamente Consigliere Scientifico.

 

Professor Mosca potrebbe introdurre brevemente ai nostri lettori, come è stata applicata la formula di Einsten alla fissione e alla fusione nucleare, per ottenere le famose bombe A e H ?

Sino all’inizio del secolo scorso, la convinzione dei fisici era che la massa e l’energia fossero conservate separatamente. Con i lavori di Einstein, e in particolare con la formulazione che l’Energia è uguale alla Massa, si dimostra che potenzialmente è possibile trasformare una parte della massa, o la sua totalità, in energia e viceversa.

In seguito tutta la fisica dimostrerà ampiamente l’esistenza o la fattibilità di questi processi.

 

– E = m c² – Equivalenza massa-energia: cio’ che si conserva è la loro somma;
– Bombe A (a fissione): conversione dell’1 per mille della massa in energia;
– Bombe H (a fusione D+T): conversione del 3-4 per mille della massa in energia.

 

Tornando, invece, alle nostre bombe nucleari, qui la trasformazione consiste nel passare da una frazione della massa in gioco in energia. E più precisamente per le bombe a fissione nucleare la conversione è di circa l’1 per 1000. Mentre nelle bombe successive a Idrogeno, le bombe H, la conversione è del 3-4 per 1000.

In questi processi in cui la massa viene trasformata, l’energia che si sviluppa si libera nei reattori nucleari in modo controllato. Il processo è lo stesso di quello che avviene nel Sole, la stella a noi più vicina, in cui a partire dalla fusione dell’Idrogeno, e poi degli elementi successivamente più pesanti, si libera energia che in parte arriva fino a noi e che consente fra l’altro la vita sulla Terra.

 

Rispetto alle bombe di Hiroshima e Nagasaki, che erano bombe a fissione, le più moderne bombe H quanta energia distruttiva sviluppano e che tipo di morte riservano alle forme viventi?

Victim_of_atomic_bomb

La vittima di una bomba atomica.

Hiroshima.

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TNT = TriNitroToluene: esplosivo classico considerato come «referenza» per valutare la potenza degli altri esplosivi.

 

Qualitativamente i processi sono sostanzialmente gli stessi. Quello che cambia soprattutto è la potenza. Le bombe H esistenti negli arsenali, in particolare quelle in stato di allerta permanente, sono in media 30 volte più potenti di quella di Hiroshima e rispetto a quest’ultima, che era a fissione, quelle attuali sviluppano un’onda d’urto/di calore/di radioattività. In ogni caso ne sono state prodotte di ancora più potenti.

Schematicamente gli effetti principali di una bomba nucleare (A o H) sono tre:

– L’onda d’urto. Qualsiasi forma vivente in un attimo viene proiettata violentissimamente e scarnificata.

– La temperatura. Nel cuore della bomba H la temperatura sale a diverse decine di milioni di gradi, poi in seguito all’esplosione questo calore, a quel punto di migliaia di gradi, si espande investendo tutto ciò che la circonda per diversi kilometri, a seconda della potenza.

– La radioattività. Tutti i prodotti dell’esplosione, essendo più o meno altamente instabili, decadono e questa è essenzialmente la radioattività.

Gli effetti sugli organismi viventi, e in particolare sull’uomo, dipendono dalla posizione relativa delle persone rispetto alla verticale del punto 0, cioè del punto in cui è avvenuta l’esplosione. Nella parte più centrale sarà massimo l’effetto dell’onda d’urto e del calore, mentre man mano ci si allontana diventa relativamente maggiore quello della radioattività.

 

Ho sentito parlare della potentissima Zar Bomba. Di che cosa si tratta, quante ne sono state costruite e da chi?

La Zar Bomba è sovietica. Si tratta della più potente bomba H mai costruita (57 Megatons di TNT ≈ 3 800 bombe di Hiroshima) è stata fatta esplodere il 30 Ottobre 1961 nell’arcipelago della Nuova Zembla (nell’Oceano Artico) a 4 Km di altezza.

Poi c’è anche la più potente bomba USA, la Castel Bravo (bomba H di 15 Megatons ≈ 1000 bombe di Hiroshima) fatta esplodere il 1° Marzo 1954 sull’atollo di Bikini a 7 metri di altezza (!!!) con gravi conseguenze per le popolazioni locali e l’ambiente in un raggio di diverse centinaia di kilometri.

 

Dai tempi di Hiroshima, vi sono state 2074 esplosioni nucleari nel mondo a scopo di prova (test):

– 1030 negli Stati Uniti, 215 atmosferici e 815 sotterranei;

– 715 in Unione Sovietica, 216 atmosferici e 499 sotterranei;

– 210 in Francia, 50 atmosferici e 160 sotterranei.

– 45 nella Repubblica Popolare Cinese, 23 atmosferici e 22 sotterranei;

– 57 in Gran Bretagna, 21 atmosferici e 36 sotterranei di cui 24 effettuati negli Stati Uniti;

– 7 in India;

– 6 in Pakistan;

– 3 nella Corea del Nord.

A quelli confermati, appena menzionati, se ne aggiunge un altro, sospettato di essere stato realizzato dall’Africa del Sud e da Israele, forse congiuntamente, nel 1979 nell’Oceano Indiano vicino all’isola di Marion.

L’asse di simmetria terrestre (non quello di rotazione), anche se di molto poco, potrebbe aver cambiato direzione.

Gli effetti maggiori, sia sulle persone sia sull’ambiente, sono stati quelli di un massiccio irraggiamento radioattivo.

Questi i luoghi più colpiti: Kazakhstan (URSS) – Arcipelago della Nuova Zembla (URSS) nell’Oceano Artico – Atollo di Bikini (USA) nelle Isole Marshall – Alamogordo (New Mexico / USA) – Sahara e Polinesia Francese.

 

Sempre per restare in tema, cosa ne pensa del nuovo sarcofago in allestimento a Cernobyl e dell’eventuale pericolosità di reattori nucleari simili e costruiti nella stessa epoca ?

Cernobyl, Edificio del reattore 4 esploso.

Cernobyl, reattore distrutto.

Il reattore di Cernobyl è stato spento, ed entro il 2017 verrà ultimato un nuovo sarcofago del peso di 20000 tonnellate (tre volte quello della torre Eiffel), le dimensioni di una cattedrale, per mettere in sicurezza quello vecchio, realizzato in emergenza al momento della catastrofe, ma che in tutti questi anni ha continuato a lasciar filtrare radioattività nell’ambiente circostante. Anche se arriva tardi, questo nuovo sarcofago, che verrà posto sopra quello vecchio, è indispensabile, poiché è condizione essenziale per confinare la radioattività e procedere poi allo smantellamento della centrale, che richiederà ancora diverse decine di anni e la messa a punto e lo studio di una strumentazione adeguata.

Per quanto riguarda l’eventuale pericolosità dei diversi reattori costruiti all’epoca di Cernobyl, e oggi ancora in funzione, ci sono degli aspetti che riguardano la concezione dei reattori e degli aspetti che riguardano il loro invecchiamento, che sono due problemi distinti. Nel caso di Cernobyl il primo problema è stato quello di un confinamento troppo scarso: gli involucri moderni sono decisamente più robusti. Poi ci sono stati degli errori umani gravissimi, al punto che l’equipe che si stava occupando del reattore aveva messo in opera dei test a titolo di prova, che avevano fatto saltare 6 livelli di sicurezza su 7, volontariamente. Attualmente in un reattore, a seconda della sua età, vengono sostituite anche spesso le componenti che man mano si degradano. Certo non si può sostituire tutto, quindi arrivati ad un certo punto le centrali debbono venir smantellate completamente. Da un punto di vista della concezione, invece, la situazione è migliore. C’è invece un problema più importante, che riguarda il sito in cui è ubicato un reattore o in cui ne verrà installato uno nuovo. Prendiamo ad esempio il Giappone, con una cinquantina di reattori, istallato in una delle zone più sismiche del mondo, sovente associata a degli tzunami: un’irresponsabilità incredibile!

Senza contare il terrorismo internazionale. Ricordo quando, quasi trent’anni fa, parlando con un ingegnere che mi stava facendo visitare un reattore francese, gli chiesi qual era il rischio che temeva di più. Già allora, mi rispose subito che era quello di un attacco terroristico. Anche un aereo di linea può cadere su un reattore. Insomma, le cose che possono succedere sono veramente le più diverse.

Negli anni Sessanta diversi reattori (allora erano più piccoli di quelli attuali) erano stati installati in siti sotterranei tra cui alcuni in Svizzera e altri in Norvegia. In particolare, a un reattore installato a metà strada fra Neuchâtel e Losanna accadde lo stesso tipo di incidente verificatosi a Fukushima, cioè la fusione del cuore. Chiusi i portelloni il sito venne decontaminato, ma praticamente nessuno della popolazione seppe nulla dell’incidente. Io stesso andavo in vacanza da quelle parti, ma non ne avevo mai sentito neppure parlare. Certo, se si pensa che i reattori attuali sono dieci volte più potenti, si può ben immaginare come tutto diventi più complesso. Se però almeno le componenti più critiche del reattore di Fukushima fossero state istallate in un sito sotterraneo, l’incidente sarebbe risultato nettamente meno grave.

 

Abbiamo quindi una prima indicazione positiva, che i reattori andrebbero forse costruiti in siti sotterranei. Ma se, invece, volessimo usare delle energie completamente alternative a quelle nucleari? Di quali disponiamo e in questo senso come si è orientata la ricerca?

In primo luogo voglio precisare che i reattori sotterranei non sono esenti da problemi. Le scorie devono, infatti, venire comunque trattate e collocate in siti adatti e molto profondi. Anche in Italia il dibattito è ancora aperto e i siti attuali sono solo provvisori.

Le migliori energie alternative sono quelle rinnovabili e pulite. Penso che la soluzione dovrà essere un mix tra quella solare, come quella del Marocco che si sta costruendo ora (e a cui la Germania guarda con grande attenzione), quella eolica, la biomassa e l’idroelettrico. Quanto al nucleare, oggi ha due vie in fase di studio e sperimentazione. La prima è quella di proseguire con i reattori a fissione nucleare, di cui è prospettata una “quarta generazione”, ma che pur essendo più efficienti (si tratta di sur-generatori) hanno però dei nuovi rischi legati ai materiali che servono a trasportare il calore: per me questa non è affatto una buona strada. L’altra prospettiva è quella molto più ambiziosa, di riuscire a realizzare dei nuovi reattori basati sulla fusione nucleare, che la ricerca insegue da decine di anni, e che attualmente sono ancora un miraggio, sia per i problemi più tecnici legati alla fusione stessa, che deve funzionare in modo continuo e controllato, sia per il semplice mero costo del kilowatt/ora, che deve essere contenuto e in scala con altri tipi di sorgenti di energia.

 

Qual è secondo lei la reale situazione della centrale di Fukushima di cui non si parla più, quasi ad intendere che il problema sia definitivamente superato?

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Fukushima.

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Fukushima.

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Fukushima.

Per quanto riguarda Fukushima, il problema non è affatto superato! Anche se i rapporti degli esperti non sono sempre coerenti, pero’ alcune cose importanti sono chiare:

– i “cuori” dei reattori 1, 2 e 3 hanno subito una fusione;

– l’acqua del mare usata per il raffreddamento dei reattori (in parte trattenuta e in parte riversata nel mare) è molto contaminata da prodotti radioattivi;

– la decontaminazione di tutta la zona di evacuazione della popolazione (e al di là) è un processo lungo e difficile;

– il personale della centrale è stato diversamente irradiato e contaminato durante gli interventi d’urgenza;

– è difficile dare credito alla versione ufficiale che pretende che i 1500 decessi tra le persone evacuate siano dovuti unicamente allo stato di “stress” e per nulla alle radiazioni subite!

– infine, last not least, nel caso di un nuovo importante terremoto, con o senza tzunami, il rischio di una catastrofe ancora più grande non è affatto da escludere.

 

Attualmente vi sono 1800 bombe nucleari in stato di massima allerta permanente. Può chiarire cosa significa e come funzionerebbe, tecnicamente, l’attivazione delle stesse in caso di “necessità” ?

La decisione di “premere sul bottone” sta nelle mani di una sola persona: il Presidente dello Stato (tra i 9) in questione. Nel caso di una riposta, il tempo a disposizione del Presidente è solo di pochi minuti, poiché i suoi missili debbono imperativamente partire prima che le loro basi di lancio vengano distrutte. Così una guerra nucleare tra due Stati (ad esempio fra India e Pakistan oppure fra Russia e Stati Uniti), finirebbe con l’annientamento reciproco (MAD) nell’arco complessivo di circa un’ora.

 

Si calcola che se esplodessero a catena un migliaio di bombe nucleari, la temperatura scenderebbe intorno allo zero e resterebbe così per almeno un anno, mentre lo strato di ozono, che ci protegge dai raggi ultravioletti del Sole, verrebbe completamente distrutto. Dopo questo periodo di “inverno nucleare” il ritorno della luce solare produrrebbe un’irradiazione così intensa che la maggior parte delle specie viventi sparirebbero, compreso il plancton marino che è all’inizio della catena alimentare. Di che cosa si tratta esattamente ed esiste la possibilità, come affermano alcuni, di costruire dei rifugi sotterranei in cui continuare a vivere?

L’inverno nucleare, dovuto ai fumi immensi delle numerose grandi città distrutte, provocherebbe un forte abbassamento della temperatura e una distruzione, parziale o totale, dello strato di Ozono (O3).

Ritenuto da alcuni specialisti come esagerato nelle sue conclusioni, il modello dell’“inverno nucleare” contiene comunque una buona parte di verità.

La possibilità concreta di rifugi sotterranei per milioni o miliardi di persone mi pare totalmente utopistica! E poi quando uno esce che cosa trova ?

Come dice bene Gorbatchev: “Una guerra nucleare si distingue dalle altre nel fatto che gli eventuali superstiti invidierebbero i morti!”

 

Effetti delle radiazioni

 

L’eliminazione della radioattività dipende dal Tempo di dimezzamento (T1/2) dei singoli elementi.

Per esempio: (T1/2) dello Iodio131 ≈ 8 giorni, (T1/2) del Cesio137 ≈ 30 anni, (T1/2) del Plutonio239 ≈ 24 000 anni, e cosi’ via.

La ricostruzione dello strato di Ozono (O3) per azione dei raggi UV sull’Ossigeno (O2) richiederebbe tipicamente alcune decine di anni.

 

A questo punto è chiaro che dobbiamo riuscire ad eliminare le 16000 bombe sparse per il Pianeta. Ma tecnicamente parlando come si smantellano i rifiuti radioattivi che ne derivano e come si mettono in sicurezza nelle varie miniere preposte senza intaccare le falde acquifere?

Il numero di bombe negli arsenali è già passato da 70 000 (su circa 130000 prodotte in totale) a 16000. È quindi chiaro che sopprimere le restanti 16 000 bombe non porrebbe nuovi problemi sul piano tecnologico. La difficoltà è solo politica!

Quanto al trattamento del materiale fissile di recupero, basti sapere che attualmente negli Stati Uniti circa metà del combustibile fissile dei reattori proviene appunto dallo smantellamento della bombe nucleari.

Occorre, però fare una piccola digressione. Queste bombe stoccate o in stato di allerta contengono del materiale fissile e poi la parte di Idrogeno che serve per la fusione. La parte che pone problemi è soprattutto quella fissile. Una bomba H, in realtà, non richiede solo il processo di fusione dell’Idrogeno, ma anche quello che serve a innescarlo e per il quale occorre innalzare la temperatura a diverse decine di milioni di gradi, esattamente come accade nel cuore del Sole dove la temperatura arriva a questi valori. Il solo modo che finora si è trovato per innalzare la temperatura a questi livelli è stato quello di far precedere la fusione dall’esplosione di una bomba A. Quindi la bomba H, in realtà, contiene anche una bomba A che serve a innescare il processo di fusione dell’Idrogeno, o meglio dei due isotopi dell’Idrogeno, il Deuterio e il Trizio.

Attualmente esistono diverse decine di tonnellate di materiale fissile, stoccato nel mondo in siti, in linea di principio, “sicuri”.

Per quanto riguarda il nucleare civile, i  siti migliori per le scorie radioattive si trovano in Finlandia, nelle miniere di sale, perché lì sono particolarmente asciutte.

Il problema principale, infatti, è che queste scorie rimarranno attive a lungo termine, per decine, centinaia, migliaia di anni, a seconda dei diversi tempi di decadimento di ogni tipo di componente delle scorie stesse. Naturalmente non si trovano siti stabili ovunque e il problema delle falde acquifere in effetti è emergente. E poi una volta trovato il sito non è detto che la popolazione che abita nei dintorni accetti la scelta.

 

Ma se eliminassimo gli ordigni nucleari utilizzati come deterrenti strategici cosa succederebbe a Paesi come Israele, la cui sopravvivenza è strettamente legata alla protezione nucleare?

Questo è un po’ il cuore del problema del disarmo totale e credo di poter rispondere anche a nome della rete delle molte Associazioni che si stanno adoperando in questo senso. Secondo la nostra analisi, che riguarda i 9 Stati, che come Israele, detengono armi nucleari quale deterrente strategico, a partire dal 1945, che segna l’inizio dell’era militare nucleare, c’è stato un cambiamento radicale nelle strategie di difesa, di cui non si è preso purtroppo coscienza.

Prima del ’45, se uno Stato disponeva di uno esercito importante, implicitamente esercitava un effetto dissuasivo su eventuali altri Paesi, potenzialmente aggressori. E se, ad un certo punto, questa condizione dissuasiva non bastava più scoppiava una guerra, alla fine della quale c’erano dei vincitori e dei vinti.

Dopo il ’45, se si ripete lo stesso ragionamento, ma con delle armi nucleari e ad un certo punto questa forza dissuasiva non funziona più perché il capo di uno Stato aggressore impazzisce e decide di dar corso alla guerra con l’uso di armi nucleari, alla fine del conflitto non ci sarebbero più dei vincitori, ma solo dei vinti: questo è quindi un cambiamento radicale, a 180°.

 

Frammento della testimonianza di una hibakusha, Setsuko Thurlow, sopravvisuta nel 1945 allo scoppio della bomba di Hiroshima, riferita dalla stessa Setsuko all’Assemblea Nazionale delle Nazioni Unite, il 26 Ottobre 2011.

Setsuko Thurlow.

Setsuko Thurlow.

“Nonostante fosse mattina il cielo era scuro come al crepuscolo, con delle polveri e del fumo che salivano nell’atmosfera. Vedevo dei cortei di figure fantomatiche che si muovevano lentamente dal centro della città di Hiroshima verso le colline circostanti. Quei corpi erano nudi e lacerati, sanguinanti, bruciati, anneriti e gonfi. Essi erano mutilati, la carne e la pelle pendevano dalle ossa, ad alcuni gli occhi erano caduti nelle mani, ad altri lo stomaco era scoppiato e gli intestini pendevano fuori. Noi ragazze raggiungemmo la processione di questi fantasmi, facendo attenzione a non camminare sui cadaveri o gli agonizzanti. Vi era un silenzio mortale, rotto solamente dai gemiti dei feriti e dalle loro suppliche per avere dell’acqua. L’odore nauseabondo delle pelli bruciate riempiva l’aria”.

 

La sopravvivenza di Israele, quindi, non è affatto assicurata dalle sue armi nucleari. Semmai è vero il contrario: le sue armi nucleari (le basi di lancio) potrebbero divenire un bersaglio privilegiato da un potenziale Stato nemico!

Detto su di un piano più generale: le bombe nucleari sono armi di minaccia ed, eventualmente, armi di vendetta (di annientamento reciproco), ma in nessun caso armi di difesa!

Ciò che è importante capire è che, con l’avvento dell’Era Nucleare Militare, è diventato impossibile garantire la sicurezza di uno Stato indipendentemente dagli altri Stati. Rimane, quindi, una sola possibilità: garantire la sicurezza a “tutti” gli Stati, eliminando completamente e globalmente le armi nucleari e quelle di distruzione di massa. Diversamente non vi sarà sicurezza per alcuno Stato, indipendentemente dal fatto che uno Stato possegga o non possegga questo tipo di armi. Anzi chi le possiede sarà un bersaglio migliore.

Chi sostiene che una guerra nucleare non si verificherà mai sbaglia. Dal ’45 in avanti, mediamente ogni 6 anni si è arrivati molto vicini allo scoppio di una guerra nucleare. A riguardo la documentazione prodotta è vastissima. In realtà abbiamo avuto una fortuna incredibile, come si legge nei rapporti di diversi generali militari che si sono occupati di recuperare i posti di comando della Guerra Fredda.

Nell’importante libro del giornalista americano Eric Schlosser “Command and Control. Nuclear weapons, the Damascus accident and the illusion of safety” – The Penguin Press, New York, 2013 (630 pagine di documentazione!) – Schlosser prende in esame un incidente avvenuto negli Stati Uniti, e una serie di altre situazioni in cui si sono verificati degli incidenti che potevano comportare esplosioni nucleari e malintesi. Non è vero quindi che una guerra nucleare non potrà succedere, anche in tempi relativamente brevi.

 

Come spiega l’incredibile “letargia” nella quale sono immerse le nostre società nei confronti del rischio che rappresentano le armi nucleari. Rischio che, come abbiamo visto, può implicare persino l’estinzione dell’Umanità nella sua totalità?

Vi è questo paradosso per cui un problema che è oggettivamente al primo posto per la sua gravità, è anche quello di cui i mass media e i singoli cittadini parlano di meno!

I motivi sono diversi:

– Mancanza di tempo.

– Mancanza di competenza.

– Esistenza soggettiva, ma sovente pesante, di altre priorità. Se uno deve occuparsi di mangiare e di sopravvivere, difficilmente potrà occuparsi di altro.

– Mancanza di informazione sullo stato di allerta permanente di circa 2000 bombe nucleari, la cui potenza è, in media, 30 volte quella della bomba su Hiroshima. Io stesso negli ultimi anni ho avuto occasione di parlare con circa 150 persone di estrazione sociale e cultura diverse: nessuno era al corrente di queste bombe nucleari in stato di allerta permanente!

– Resistenza psicologica a interessarsi di un problema troppo ansiogeno, con conseguente negazione dell’esistenza del problema. Le stesse 150 persone di prima, per lo più dicevano che una guerra nucleare non poteva scoppiare. Oppure altri dicevano: “Sì è assolutamente spaventoso, ma noi facciamo di tutto per non pensarci!”.

– Delega agli “specialisti” e attivisti nelle varie associazioni (de-responsabilizzazione). Parecchia gente ci ha detto “Sì occupatevi di questo problema, è veramente importante!”, ma nessuno di loro è disposto ad impegnarsi.

Supponiamo ora, con un po’ di ottimismo, che tra 15-20 anni siano state eliminate tutte le bombe e le armi nucleari, che cosa impedirà che qualcuno, diciamo tra 50 anni, non ricominci da capo? Perché è chiaro che si possono eliminare le bombe, ma non si può più eliminare la conoscenza di come si costruiscono. Anche solo un ragazzino che va su internet vede, infatti, come si fa a costruire una bomba fino all’ultima vite e questo evidenzia il problema di fondo.

Sul piano individuale e sociale la vera soluzione nella durata è quella di una cultura della “non-violenza solidale”.

Sul piano internazionale, invece, è in un regime di cooperazione tra tutti gli Stati che consenta di affrontare in modo risolutivo i gravi problemi cui l’Umanità si trova a dover far fronte: la miseria nel mondo, i problemi del clima (riscaldamento e inquinamento), i problemi delle risorse energetiche e dell’acqua.

Si deve lavorare quindi sul piano della motivazione. Ciascuno di noi nella sua cucina ha un coltello di media dimensione che serve per tagliare il pane, il salame, ecc. A volte però questo coltello può diventare un’arma. Che cosa fa si che nella stragrande maggioranza dei casi non venga utilizzato come un’arma? Il fatto che la gente, normalmente, non ha motivazioni per usarlo come un’arma.

E qui è la stessa cosa, cambia semplicemente la scala. Perché con un coltello si può uccidere una persona mentre con le armi nucleari si può uccidere l’Umanità!

È l’uomo che deve cambiare. Il mondo non deve, quindi, semplicemente eliminare le armi nucleari, ma deve cambiare in profondità il suo stesso atteggiamento.

 

Se dovesse suggerire il da farsi alle nuove generazioni quali indicazioni darebbe?

L’Orologio dell’Apocalisse.

Che bisogna agire sui due piani. Prima di tutto ora c’è un’urgenza che è ben scandita dall’orologio dell’Apocalisse. Il grafico in sé è simbolico. Quella che non è soltanto simbolica è la variazione. Cioè il fatto che durante la Guerra Fredda si era arrivati molto vicino a una guerra nucleare. Con la distruzione dell’Unione Sovietica ci si era allontanati e ora ci si è avvicinati di nuovo, grazie soprattutto alla modernizzazione delle armi. Perché la verità è che tutti parlano di disarmo, ma poi modernizzano le armi. E ora, secondo la stima degli scienziati, siamo ritornati, anche per le ragioni del clima che creano instabilità e tensioni, ai momenti peggiori della Guerra Fredda.

Occorre perseguire un progetto concreto, come quello recentemente discusso a Vienna, e poi a New York, per cui 107 Stati adesso si impegnano ad arrivare a un Trattato di Interdizione delle Armi Nucleari, sotto gli auspici nell’ONU. La sua esistenza avrà sicuramente un impatto anche su quegli Stati che subito non lo firmeranno.

È chiaro che l’esistenza di un Trattato Internazionale in cui si evidenzia che il possesso di armi nucleari costituisce un crimine contro l’Umanità, influenzerà di sicuro le relazioni tra gli Stati.

Perciò il primo messaggio per i giovani è l’urgenza di fare informazione e formazione. Come bene riferiva anche l’ambasciatrice della Norvegia, in un recente incontro a Parigi, “I politici non si muoveranno finché non ci sarà una sufficiente pressione dell’opinione pubblica.”

Il secondo messaggio riguarda, invece, la motivazione. I conflitti non devono, cioè, essere risolti con le armi nucleari, ma attraverso iniziative diplomatiche, che arrivino non solo a fermare i conflitti, ma anche a stabilire relazioni di cooperazione.

Se si guarda al secolo scorso, ci sono state due guerre principali, la Prima e la Seconda Guerra mondiale, con circa 100 milioni di morti, e ogni volta chi perdeva voleva poi la rivincita. Ed è a partire da questa situazione e per un suo superamento che progressivamente si è costruita l’Unione Europea che, pur con tutti i difetti, che negli ultimi tempi si sono maggiormente evidenziati, ha il merito di esistere e in virtù di questo ha consentito ai Paesi che ne fanno parte di vivere in pace. Questo quindi sarebbe il percorso di cooperazione da perseguire, non solo a livello europeo, ma anche a livello mondiale. Una cooperazione e federazione di Stati, quindi a livello mondiale, con una governance mondiale, in cui la guerra non trovi più ragione di essere.

Quando quindi si sentono dei politici o dei rappresentanti di governo difendere le armi nucleari, occorrerebbe chiedergli ” Ma quali sono i nemici da cui volete difendervi”, tipicamente risponderebbero “Per il momento non ne abbiamo, ma non si sa mai!”.

Certo se avessimo fatto la domanda nel 1945 la risposta non sarebbe stata la stessa. Adesso, invece, è diventato assurdo pensare che una colonna di carri armati parta da Berlino per arrivare a Parigi, e viceversa. E questo lo dobbiamo alla formazione dell’Europa.

D’altra parte, nella Carta delle Nazioni Unite sono i Popoli ad essere sovrani. Gli Stati lo sono solo per delega. I Popoli devono, oggi, riappropriarsi di questo ruolo.

di Adriana Paolini

 

Biografia

Luigi Mosca, ha studiato all’Università di Milano (1964).

Dottore in Fisica, specializzato in Fisica delle Particelle Elementari, nel 1966 si trasferisce in Francia e prende la Nazionalità francese nel 1975.

Campi di ricerca: Interazioni forti, Fisica del Neutrino, Decadimento del protone, Materia scura (Dark Matter), nei Laboratori di Milano (INFN), Saclay (CEA/Francia), CERN (Ginevra), Serpukhov (Russia), e LSM (Fréjus Laboratory).

Già Direttore del LSM “Laboratoire Souterrain de Modane” (CEA-CNRS) e successivamente Consigliere Scientifico.

Attivista per il Disarmo Nucleare nella rete associativa “Armes Nucléaires STOP”.

 

Linkografia

http://thebulletin.org/

https://it.wikipedia.org/wiki/Bulletin_of_the_Atomic_Scientists

https://it.wikipedia.org/wiki/Orologio_dell%27apocalisse

https://books.google.it/books?id=H0-CJckES44C&printsec=frontcover&dq=Command+And+Control+Nuclear+Weapons+ERIC+SCHLOSSER&hl=it&sa=X&ved=0CCQQ6AEwAGoVChMIjObLlpH0xgIVZPByCh2aagzj#v=onepage&q=Command%20And%20Control%20Nuclear%20Weapons%20ERIC%20SCHLOSSER&f=false

http://www.npr.org/2014/08/11/339131421/nuclear-command-and-control-a-history-of-false-alarms-and-near-catastrophes

http://www.massacritica.eu/cernobyl-un-disastro-annunciato/6721/

http://www.massacritica.eu/sparse-sul-pianeta-ci-sono-20000-bombe-nucleari/10614/

http://armesnucleairesstop.org/

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Chi siamo e cosa facciamo

Pubblicato 07 novembre 2011 da redazione

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massacritica.eu

Questa rivista nasce come progetto culturale indipendente per esplorare le criticità del pianeta, le pratiche in atto e cosa si stia facendo per rendere più o meno vivibile questo nostro mondo.

Prendendo a prestito dalla fisica il termine Massa Critica, la quantità di materiale fissile necessaria affinché una reazione nucleare a catena possa autosostenersi, pensiamo che alimentare la cultura della libera informazione sul web, sia un modo per allargare il più possibile la libera discussione, che oggi trova sempre meno spazi fisici e sempre più spazi virtuali, spazi che vanno quindi presi in considerazione per la loro potenziale capacità di diffusione.

Gli argomenti e le informazioni pubblicate su questo mensile web, sono un contributo per colmare il gap di informazione e approfondimento che si crea dalla fine degli studi in poi.

La società non prevede che si continui a studiare né ad “aggiornare” la propria cultura generale.

Così, società sempre più complesse si ritrovano ad affrontare quesiti spinosi, che riguardano il bene del pianeta e di tutte le risorse e forme di vita che vi sono a bordo, senza disporre di strumenti cognitivi sufficienti a decodificare i processi in atto, ne le direzioni che questi prenderanno.

“Come possiamo orientarci senza capire. Come possiamo capire se non disponiamo di informazioni. Una società senza cultura è come un uomo senza testa, senza mani e senza gambe. Resta solo il tronco svilito di un manichino che qualche burattinaio dirigerà”.

L’invenzione della stampa ha permesso di fare parecchia strada, ma oggi molti sono i media che distorcono o minimizzano l’informazione, più preoccupati di influenzare l’opinione pubblica e meno di fornire l’approfondimento. Il rischio è di precipitare in una dilagante ignoranza.

Nella nuova era, l’accesso all’informazione passa ancora dalla carta, ma attraverso linguaggi sempre più esperti e meno decodificabili per la maggior parte delle persone, che si affidano allora a conduttori televisivi, guru, social-blogger e una svariata costellazione di costruttori, interpreti e profeti della realtà, che non si è in grado di valutare, se non spannometricamente.

L’era digitale e l’incredibile potenza dei nuovi mezzi tecnologici, oltre alla crescente disponibilità di big data, rendono oggi disponibili sul web eccezionali opportunità e strumenti di approfondimento, ma l’accesso è sbarrato subito all’ingresso dal grado di alfabetizzazione di ciascuno, sia di capacità di utilizzo dei nuovi media sia di proprietà di linguaggio, che permetta di decodificarne il contenuto. Questo gap investe sia gli strati meno abbienti sia quelli più elittari delle società occidentali e spesso esclude a priori interi paesi del pianeta, oltre che per ragioni culturali o digitali, anche di natura politico-economica.

Un’importante e rivoluzionaria risorsa, che potrebbe offrire opportunità di crescita personale e di osmosi e confronto sociale tra popoli e individui, rischia di diventare un’ulteriore strumento di esclusione per cospicue masse di persone, che non possono partecipare ai dibattiti in corso sui possibili destini del pianeta.

Come alcuni economisti scrivevano nel 1973 : “Dobbiamo inventare una nuova economia il cui scopo sia la gestione delle risorse e il controllo razionale del progresso e delle applicazioni della tecnica, per servire i reali bisogni umani, invece che l’aumento dei profitti o del prestigio nazionale o le crudeltà della guerra. Dobbiamo elaborare una economia della sopravvivenza, anzi della speranza, la teoria di un’economia globale basata sulla giustizia, che consenta l’equa distribuzione delle ricchezze della Terra fra i suoi abitanti, attuali e futuri. È ormai evidente che non possiamo più considerare le economie nazionali come separate, isolate dal più vasto sistema globale (Nicholas Georgescu-Roegen, Kenneth Boulding e Herman Daly)”. Ma meno le persone saranno capaci di decodificare i punti dell’agenda all’ordine del giorno, maggiormente questo mondo cambierà senza poter avere voce in capitolo.

Uno studio del 1979, sulla condizione del sapere nelle società più sviluppate postmoderne, di Lyotard J.F. designa lo stato della cultura dopo le trasformazioni avvenute nella scienza, nella letteratura e nelle arti a partire dalla fine del XIX secolo: “Il sistema decisionale gestisce le nebulose sociali attraverso matrici di input/output, secondo una logica che implica la commensurabilità degli elementi e la determinabilità del tutto. La nostra vita è così votata all’accrescimento della potenza. La sua legittimazione di giustizia sociale e di verità scientifica consiste nell’ottimizzazione delle prestazioni del sistema, nell’efficacia. L’applicazione di questo criterio è: siate operativi, cioè commensurabili o sparite. (La condizione postmoderna, rapporto sul sapere, Lyotard J.F., 1979, pp. 6,7)

Nel 2000, il premio Nobel per la Chimica Paul Crutzen, durante un incontro a Cuernavaca in Messico sui cambiamenti globali, l’International Geosphere Biosphere Programme (IGBP), parlando dell’attuale dominazione della specie umana sulla biosfera, definì la nostra era geologica con il nome di Antropocene. Crutzen scriveva: “A differenza del Pleistocene, dell’Olocene e di tutte le epoche precedenti, essa è caratterizzata anzitutto dall’impatto dell’uomo sull’ambiente. La forza nuova […] siamo noi, capaci di spostare più materia di quanto facciano i vulcani e il vento messi insieme, di far degradare interi continenti, di alterare il ciclo dell’acqua, dell’azoto, del carbonio e di produrre l’impennata più brusca e marcata della quantità di gas serra in atmosfera negli ultimi 15 milioni di anni. […] Ma abbiamo una certezza: il nostro impatto sull’ambiente crescerà. […] Non possiamo tornare indietro. Possiamo però studiare il processo di trasformazione in atto, imparare a controllarlo e tentare di gestirlo.”

Ian Hacking, in Making People, scrive: “La persona che noi siamo è determinata dalle nostre proprie azioni e dalle nostre scelte. Conduciamo le nostre vite attraverso boschi, in cui i tronchi solidi del determinismo sono catturati dai rami sinuosi del caso. Pertanto noi possiamo scegliere ciò che possiamo fare in circostanze date. Le scelte che facciamo nel cuore di quei boschi, sono quelle che ci hanno formato e che continuano a formarci. Essere responsabili è in parte addossarsi la responsabilità di essere quelli che noi diveniamo conseguentemente alle nostre scelte. Le aspirazioni più alte suppongono responsabilità non solo di ciò che si fa, ma di ciò che si fa di sé. I modi in cui noi concettualiziamo e realizziamo chi siamo noi e chi noi possiamo essere, qui e ora. Ciò che fa di noi la persona che noi siamo, non è solamente quello che noi abbiamo fatto, quello che noi facciamo e faremo, ma anche quello che noi avremmo potuto fare e quello che noi potremmo fare.

Adriana Paolini

 

n°87 – Maggio – 2019

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