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massacritica.eu

Questa rivista nasce come progetto culturale indipendente per esplorare le maggiori criticità del pianeta e le migliori best practice in atto tra i popoli, per capire cosa si stia facendo per rendere più vivibile e sostenibile questo nostro mondo.

Prendendo a prestito dalla fisica il termine Massa Critica, la quantità di materiale fissile necessaria affinché una reazione nucleare a catena possa autosostenersi, abbiamo deciso di alimentare la cultura della libera informazione sul web, con l’intento di allargare il più possibile la libera discussione.

Ognuno di noi, durante gli anni della scuola, dedica un certo periodo della vita allo studio. Poi, per molti, è il nulla.

La società non prevede che si continui a studiare ne ad “aggiornare” la propria cultura generale. L’informazione approfondita costa farla e costa acquistarla.

Così, società sempre più complesse si ritrovano ad affrontare quesiti spinosi, che riguardano il bene comune, senza strumenti cognitivi capaci di decodificare “il progresso” in atto, ne le direzioni che questo prenderà.

Come possiamo orientarci senza capire. Come possiamo capire se non disponiamo di informazioni. Una società senza cultura è come un uomo senza testa, senza mani e senza gambe. Resta solo il tronco svilito di un manichino che qualche burattinaio dirigerà.

Con l’invenzione della stampa molta strada è stata fatta, ma ora si rischia di precipitare di nuovo in una dilagante ignoranza.

Nella nuova era, l’accesso all’informazione passa dal digitale,  sbarrato subito  all’ingresso dal grado di alfabetizzazione di ciascuno, ovvero dalla capacità di utilizzo dei nuovi media. Questo gap investe sia i paesi più poveri sia quelli più ricchi.

Un’importante e rivoluzionaria risorsa, che potrebbe offrire opportunità di crescita culturale e osmosi sociale tra popoli e individui, spesso molto diversi e distanti tra loro, rischia così di diventare strumento di esclusione, per cospicue masse di persone, che non possono partecipare ai dibattiti in corso sui possibili  destini del proprio “bene comune, il Pianeta”.

Come alcuni economisti scrivevano nel 1973 : “Dobbiamo inventare una nuova economia il cui scopo sia la gestione delle risorse e il controllo razionale del progresso e delle applicazioni della tecnica, per servire i reali bisogni umani, invece che l’aumento dei profitti o del prestigio nazionale o le crudeltà della guerra. Dobbiamo elaborare una economia della sopravvivenza, anzi della speranza, la teoria di un’economia globale basata sulla giustizia, che consenta l’equa distribuzione delle ricchezze della Terra fra i suoi abitanti, attuali e futuri. È ormai evidente che non possiamo più considerare le economie nazionali come separate, isolate dal più vasto sistema globale (Nicholas Georgescu-Roegen, Kenneth Boulding e Herman Daly)”.

Nel 2000, il premio Nobel per la Chimica Paul Crutzen, durante un incontro a Cuernavaca in Messico sui cambiamenti globali, l’International Geosphere Biosphere Programme (IGBP), parlando dell’attuale dominazione della specie umana sulla biosfera, definì la nostra era geologica con il nome di Antropocene. Crutzen scriveva: “A differenza del Pleistocene, dell’Olocene e di tutte le epoche precedenti, essa è caratterizzata anzitutto dall’impatto dell’uomo sull’ambiente. La forza nuova […] siamo noi, capaci di spostare più materia di quanto facciano i vulcani e il vento messi insieme, di far degradare interi continenti, di alterare il ciclo dell’acqua, dell’azoto, del carbonio e di produrre l’impennata più brusca e marcata della quantità di gas serra in atmosfera negli ultimi 15 milioni di anni. […] Ma abbiamo una certezza: il nostro impatto sull’ambiente crescerà. […] Non possiamo tornare indietro. Possiamo però studiare il processo di trasformazione in atto, imparare a controllarlo e tentare di gestirlo.”

Adriana Paolini

 

n°68 – Settembre – 2017

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Massacritica, è una testata periodica registrata al Tribunale di Milano n.288 del 24/05/2011 – copyright  Massacritica – all rights reserved. Il primo numero di Massacritica è uscito alla fine di Novembre del 2011.

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Per i “Pinguini in movimento”… Francesca Pich.

Per i “Pinguini che salgono le scale”… Adriana Paolini.

 

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