Jet Pack: alla Conquista dei Cieli con uno zaino!

Pubblicato il 31 ottobre 2015 da redazione

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Molti di voi sicuramente ricorderanno l’uscita di scena in volo di Michael Jackson con un jet pack al termine di ogni spettacolo del suo Dangerous World Tour (1992). Ebbene anche se in realtà era uno stuntman quello che volava sul pubblico, fa sempre una certa scena un dispositivo dalle fattezze di uno zaino (Pack) in grado di far volare le persone.

Michael Jackson non è stato il primo a usare il Jet Pack durante grandi eventi, infatti la più popolare apparizione dal vivo di un jet pack è avvenuta durante la cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Los Angeles del 1984.

Purtroppo, ad oggi un vero proprio jet pack per usi commerciali non è ancora stato sviluppato, ma altre soluzioni molto simili saranno presto disponibili.

 

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Bell Rocket belt ROcket Belt

Un po’ di storia

Il primo prototipo di dispositivo portatile a razzo risale alla fine degli anni quaranta quando Thomas T. Moore, appartenente al gruppo di Wernher von Braun, progettò un rudimentale sistema a razzo che chiamò Jetvest e che presentò all’Esercito come “dispositivo per la mobilità sul campo di battaglia”. Purtroppo il progetto di Moore venne scartato dall’esercito perché ritenuto troppo avanzato.

Tuttavia un altro Moore, ingegnere della Bell Aerosystems, non parente di Thomas Moore, continuò la ricerca su un sistema simile a partire dal 1953. Come potete immagine per questo tipo di dispositivi il problema non era il sistema propulsivo, ma il mantenimento del controllo e della stabilità necessaria. Fu così che bel 1959 la US Army decise di investire nel progetto; incaricò la Aerojet General di condurre uno studio di fattibilità sulla Rocket Belt (il dispositivo della Bell Aerosystems) e allo stesso tempo commissionò un piccolo sistema a razzo (Small Rocket Lift Device, SRLD) alla stessa Bell Aerosystems.

Questo nuovo dispositivo era dotato di un telaio costituito da diversi tubi di acciaio e due ugelli di scarico alimentati da azoto pressurizzato (35 atm). L’intera struttura si agganciava al collaudatore che una volta in volo era in grado di regolare la spinta mediante leve sotto le spalle e di cambiare l’angolazione degli ugelli. L’obbiettivo era mantenere il collaudatore in un punto fisso ad un’altezza limitata. Per ovvi motivi di sicurezza il dimostratore era vincolato a terra da un cavo in modo che non potesse volare troppo in alto; per la stessa ragione un operatore da terra regolava ulteriormente la spinta (portata di azoto) mediante una valvola di efflusso. A seguito di numerosi test venne modificato il design originale del dispositivo: gli ugelli vennero montati vicino al centro di massa struttura in modo da aumentare la stabilità del jet pack.

La Bell costruì in tutto quattro esemplari di jet pack, tre dei quali sono ora in esposizione presso lo Smithsonian Institution, il National Air and Space Museum e lo Steven F. Udvar-Hazy Center.

Attualmente solo due dispositivi sono “sul mercato”: il Martin jet pack e l’ala a rezione di Yves Rossy.

 

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Martin Jetpack

Per tutti coloro che hanno sempre voluto andare al lavoro volando, dall’anno prossimo non sarà più solo un sogno. La Martin Jetpack ha infatti annunciato che dalla seconda metà del 2016 sarà disponibile sul mercato il loro nuovo modello P12, un jet pack di ultima generazione in grado di sollevarsi fino a 1000 m di altezza per 30 minuti mantenendo una velocità massima di 74 Km/h. Vista la tecnologia di cui è dotato e le sue molteplici funzionalità, tra le quali il pilotaggio in assenza di pilota, possiamo considerarlo più un drone che un jet pack. Ovviamente parte di questa tecnologia serve a ridurre i rischi per la vita del pilota in caso quest’ultimo, per un qualsivoglia motivo, ne perda il controllo; tuttavia il buon vecchio paracadute (anche se in versione potenziata con un meccanismo di apertura rapida) non si nega a nessuno!

Nonostante si tratti di un propulsore a getto a due fan, con un motore a benzina da 200 cavalli e un serbatoio da 45 litri, ha un peso e un volume decisamente contenuti: 200 Kg per 2.2X2.14X1.75 m3.

La spinta viene data dalle due ampie ventole intubate che forzano l’aria a scorrere verso il basso e garantiscono il trasporto in sicurezza fino a 120 Kg di carico (pilota compreso). L’intero Jet Pack è stato progettato scegliendo materiali ultraleggeri, come fibra di carbonio, resina epossidica, strutture a nido d’ape e leghe di alluminio, per massimizzarne le performance e renderlo il più leggero possibile. Il tutto verrà messo in vendita alla modica cifra di 130mila euro!

Non parliamo di un giocattolo costoso, ma di un prodotto che potrebbe essere adoperato anche per operazioni di salvataggio troppo delicate per i veicoli tradizionali.

 

Yves Rossy

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L’ala a rezione di Yves Rossy

Se siete amanti degli sport acrobatici e una volta in aria volete avere piena libertà di movimento il Martin Jet Pack non vi è di alcuna utilità, al contrario dell’ala a reazione di Yves Rossy.

Ma chi è questo uomo volante? Yves Rossy è un aviatore e inventore nato in Svizzera il 27 Agosto 1959. Appassionato di aeronautica fin dall’età di 13 anni è diventato prima pilota militare (volando sugli Hunter e Mirage III) e poi pilota di linea per la Swiss International Air Lines.

Anche al di fuori del lavoro Yves ha voglia di volare, in particolare si appassiona al mondo della caduta libera (wingsuit, skysurf,etc.) ma non completamente soddisfatto si lancia nello sviluppo di un’ala rigida dotata di un sistema propulsivo. Ad oggi dopo 10 anni di sviluppo e più di 15 prototipi la sua ala è in grado di volare fino a 300 Km/h in discesa (180 Km/h in salita) per più di 10 minuti grazie a 4 Jet-Cat P200 da 22 kg ciascuno e una vela PL space D329. Con un’apertura alare di 2,5 m e un peso di 55 kg (con carburante e fumogeni) questo dispositivo è stato in grado di far volare Yves sopra lo stresso della Manica e Dubai. Purtroppo bisognerà migliorarlo ulteriormente visto che non permette di atterrare senza il paracadute o decollare da terra (i piloti vengono portati a una certa quota dalla quale si buttano attivando l’ala), tuttavia rappresenta la base per un futuro Jet Pack estremamente aerodinamico e veloce.

In conclusione, l’era degli aeroplani non è ancora a repentaglio, ma un nuovo innovativo mezzo di trasporto e di libertà in volo si sta rapidamente sviluppando. Chissà, tra qualche anno potremmo aver bisogno di qualche semaforo a bassissima quota.

di Sara Pavesi

 

Linkografia:

http://www.wired.it/gadget/outdoor/2015/06/26/martin-jetpack-arriva-nel-2016/

http://www.martinjetpack.com/technical

http://www.extremetech.com/extreme/205584-flying-over-dubai-and-other-places-with-jetpacks

https://it.wikipedia.org/wiki/Yves_Rossy

http://www.jetman.com/

http://science.howstuffworks.com/transport/flight/modern/fusion-man1.htm

https://it.wikipedia.org/wiki/Jet_pack

https://it.wikipedia.org/wiki/Bell_Rocket_Belt

https://en.wikipedia.org/wiki/Martin_Jetpack

http://www.theguardian.com/technology/2015/jun/26/worlds-first-commercial-jetpack-next-year

6 Comments For This Post

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