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L’atomo militare: l’incubo mai finito dell’era nucleare

Pubblicato il 18 novembre 2011 by redazione

Cambiamenti climatici, crisi economico-finanziarie, disastri naturali e catastrofi ecologiche, destabilizzazioni politiche e guerre culturali e religiose. A pensarci un attimo chiunque ha l’imbarazzo della scelta nello scegliere dal mazzo appena illustrato la causa di pericolo più importante che incombe sul genere umano oggi, eppure ce ne siamo dimenticata una, che in fondo non è mai cambiata, silenziosamente presente. Sono gli arsenali di ordigni atomici. La fine della guerra fredda, i trattati di disarmo nucleare, in realtà non hanno cambiato nulla: l’arma atomica resta una delle minacce più serie ancora oggi alla sopravvivenza non solo del genere umano, ma della vita stessa come la conosciamo, sul pianeta terra. Facciamo un rapido ripasso: la storia pone come inizio ufficiale dell’era atomica le 5.30 del mattino del 16 agosto 1945 (1). Ad Alamogordo, nello stato del Nuovo Messico, in un deserto che per una di quelle strane coincidenze della storia si chiama ‘Jornada del Muerto’, il giorno del morto, la prima esplosione nucleare accende un’alba artificiale. Quel che venne dopo è la dolente conseguenza. Hiroshima (6 agosto) e Nagasaki (9 agosto), i due forni a novecentomila gradi in cui ardono gli abitanti delle due città, il Giappone si arrende il 2 settembre 1945, esattamente dopo sei anni di seconda guerra mondiale. Da lì la gara all’arma atomica fra gli alleati (presto nemici nella nuova fase della storia, la guerra fredda), la priorità nelle politiche militari. La nuova corsa agli armamenti cresce a una velocità mai vista per nessun’altra invenzione umana. Nel 1949 l’URSS annuncia il suo primo esperimento atomico, poi è la volta dell’Inghilterra nel 1952 ad annunciare di avere la bomba, seguita dalla Francia nel 1960 e dalla Cina nel 1964. Si apre il club dell’atomo e nasce la dottrina della reciproca totale distruzione assicurata (Mutual Assured Destruction) o l’equilibrio delle terrore: se avrò tanti ordigni da annientare il mio avversario (e lui lo stesso verso me) l’impossibilità che ci sia un vincitore funge da dissuasore, perché nessuno si azzarderà ad usarla per primo…non c’è vincitore in una guerra termonucleare globale. Per un altro degli strani scherzi del destino, l’acronimo M.A.D. che lo rappresenta, in inglese significa pazzo, folle…. Già nel 1956 proprio per regolare la ricerca e l’uso sull’atomo (sia civile che militare) viene fondata l’A.I.E.A., l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, ma questo non frenò la ricerca dell’industria militare. Solo negli Stati Uniti, tra il 1955 e il 1960 si produceva Uranio U 235 e Plutonio Pu 239 (che costituiscono l’esplosivo atomico), nonché il pits, i contenitori speciali per materiale fissile, sufficienti a costruire 7000 testate.(2)

Nel 1986 gli ordigni nucleari nel mondo erano già 69440

Tra il 1967 e il 1972 i colloqui SALT I e II portano ad un primo generico impegno delle più grandi potenze nucleari, USA e URSS, a limitare la crescita di tutti i tipi di armi. Nel 1970 sono stimate in totale più di 38.000 gli ordigni attivi, ad uso tattico o strategico, lanciabili da artiglieria, a caduta libera da aerei o contenuta in testate di missili, “da crociera” o intercontinentali, lanciabili da navi, sottomarini o da terra. Nel 1970 si arriva al primo vero Trattato di non proliferazione nucleare (T.N.P.Treaty of Non Proliferation), che limita il ritmo di crescita degli arsenali e impegna gli stati possessori di tecnologia militare nucleare a non trasferire ad altri stati tali conoscenze, ma di favorire lo sviluppo degli usi civili e pacifici dell’energia atomica. Inizialmente firmato da USA, Gran Bretagna e URSS, oggi unisce 189 paesi. Ma il picco si avrà durante gli anni della presidenza Reagan in America: nel 1986 gli ordigni nel mondo sono circa 69440:  non ha giovato il fatto che già gli USA dal 1959 abbiano in media disattivato 2000 testate e vettori (per lo più per vecchiaia o perché sostituiti da modelli più recenti) all’anno, mentre dal 1986 l’URSS ha proceduto a smantellare circa 3000 testate l’anno. Non è facile trovare per il passato dati più certi, visto il segreto militare più assoluto che ha circondato da sempre i programmi atomici. (3)

Shunk works le città invisibili produttrici di morte

I calcoli totali dal 1945 ci dicono che siano (il condizionale è sempre d’obbligo) state prodotte circa 250/300 tonnellate di Plutonio 239 e oltre 2200 tonnellate di Uranio 235 altamente arricchiti, con conseguenze ecologiche ancora da calcolare pienamente, sia per le devastazioni che richiede l’estrazione dei metalli pesanti, estremamente rari e diffusi, sia per la loro raffinazione e concentrazione, che avviene attraverso processi chimici (reagenti, solventi, aggreganti) che lasciano residui tossici ed altamente radioattivi al contempo. Gli shunk works, le città invisibili, agglomerati urbani dove scienziati e tecnici producevano il combustibile nucleare del tutto indipendenti e circondati dal più assoluto segreto, hanno contaminato migliaia di chilometri quadrati di terreno e minato la vita di migliaia di persone ignare, come Mayak – Chelyabinsk 65 nell’attuale Russia, divenuta tristemente celebre per le conseguenze terribili anche per le migliaia di persone che vi hanno lavorato e vissuto(4).

2031 esperimenti nucleari solo dal ‘45 al ’93, di cui più di 500 solo nell’atmosfera

La corsa al test atomico ha avuto anche risvolti di tipo propagandistico, ovvero quanto più procediamo nella progettazione e costruzione di ordigni sempre più potenti e precisi, tanto più dovremo ritenerci temuti e quindi protetti da ogni minaccia esterna…dal Trinity test del 1945 al 1993 le esplosioni nucleari ufficialmente ammesse dagli stati appartenenti al club atomico sono state 2031. Ben 511 furono svolti in atmosfera, senza alcuna seria previsione della ricaduta dei contaminanti sparati nella alta atmosfera. All’opinione pubblica fu fatto sempre credere che il solo fatto di svolgere test in luoghi desertici (Nevada, deserto del Gobi) o in pieno oceano (atolli di Bikini ed Eniwetok,  Mururoa) tenesse sostanzialmente indenni le popolazioni da ogni rischio di fall out radioattivo, ma se pensiamo che le esplosioni delle prime armi all’idrogeno furono effettuate su isole (atomizzate e cancellate per sempre dalla carta geografica) in aree tropicali a ridosso dell’equatore, ovvero sotto alcune delle correnti di alta quota più forti dell’intera atmosfera… come mettere la farina in un grande ventilatore. E’ stato calcolato che per gli esperimenti degli anni ‘50 nel deserto del Nevada, mediamente ogni cittadino statunitense subì l’irradiazione di circa 2 Rad (Radiation Absorbed Dose – unità di misura delle radiazioni assorbite da un essere vivente) per ogni test, contro gli 0,24 Rad medi annuali che avrebbe dovuto subire dalla radioattività di fondo naturale. Si è calcolato che la quantità di Cesio 137, Iodio 131, Carbonio 14 e Stronzio 90 (quest’ultimo isotopo nemmeno presente sulla Terra prima dell’inizio dell’era atomica) di quei 90 esperimenti nel Nevada sia stato circa diecimila volte maggiore di quello emesso dall’incidente Chernobyl. Le ricerche e le denunce degli scienziati più sensibili alla problematica portarono al Limited Test Ban Treaty del 1963, con la proibizione di effettuare test in atmosfera e nello spazio esterno. Ovviamente tutti d’accordo e con molta enfasi: infatti il trattato permetteva gli esperimenti sotterranei o sottomarini, in condizioni di non dispersione delle scorie radioattive. La conseguenza è stata la centuplicazione dei test militari, ma solo oggi si sta incominciando a diffondere la ricerca su quanti e quali danni hanno effettivamente causato. (si può vedere su Youtube la cartina animata delle esplosioni fino ad oggi http://www.youtube.com/watch?v=-dpaw0OBmB4 ). Tra il 1963 e il 1983 nei soli USA gli esperimenti seguirono una media di una deflagrazione a settimana, praticamente una guerra atomica effettiva.

560 milioni di dollari, i soldi spesi fino ad oggi solo dagli USA per demolire mezzi, strutture e testate e per stoccare Uranio e Plutonio

Dopo il 1989 il break down dell’economia russa (in buona parte provocato dal folle dissanguamento per le spese militari) e del blocco orientale portarono finalmente alla firma di due trattati antiarma, efficaci sul versante dei controlli reciproci: lo St.A.R.T. (Strategic Arms Reduction Teatry) I del 1991 e St.A.R.T. II del 1993, che oltre a porre limiti ben precisi agli armamenti operativi per ogni classe d’arma,  hanno vietato l’uso e lo sviluppo dei MIRV (Multi IndipendentlyTargetable Vehicle, veicolo di rientro a bersagli multipli indipendenti),  ovvero i missili intercontinentali strategici portartori di più ordigni indipendenti nella testata, campo in cui erano in vantaggio i russi. Anche le armi ABM (Anti Balistic Missile), ovvero le armi difensive destinate ad intercettare i missili vettori (compresi i progetti americani sulle cosiddette Star Wars, Scudo Spaziale e altre forme di militarizzazione dello spazio esterno all’atmosfera) hanno ricevuto, forme di limitazione e restano uno dei motivi di maggior frizione fra Stati Uniti e Russia. Questo ha portato a una diminuzione delle armi strategiche più potenti attualmente presenti negli stockpile aderenti al trattato valutate intorno l’80%, compresa la limitazione del numero dei missili, sottomarini e bombardieri strategici pesanti. Le Repubbliche di Bielorussia, Ucraina e Kazakhistan, eredi di arsenali atomici strategici dopo la dissoluzione dell’URSS, hanno aderito al trattato e hanno consentito allo smantellamento del loro potenziale nucleare, seppure dietro a generose sovvenzioni. Solo gli Stati Uniti ad oggi hanno versato alle ex repubbliche sovietiche circa 560 milioni di dollari per provvedere alla demolizione di mezzi, strutture e testate, nonché per lo stoccaggio di Uranio e Plutonio. Nel 2010 I Presidenti statunitense Obama e russo Mevdedev hanno firmato a Praga il trattato New St.A.R.T. introducendo una formula diversa dal passato: più che prevedere nuove riduzioni dell’arsenale strategico (peraltro non ratificato dalla Duma di Mosca, sospettosa circa gli allargamenti della NATO ad Est e per la presenza di militari americani molto più vicini ai confini russi, Kosovo compreso) contiene forme di limitazione alla sostituzione con ordigni di nuova generazione, mirando più che alla parità numerica di potenziale atomico e di vettori di lancio, a quella sostanziale dell’effettivo potere offensivo. Eppure sono pubblici i dati di previsione per nuovi investimenti che porteranno nei prossimi dieci anni alla costruzione di nuovi sistemi d’arma per Russia, Stati Uniti , Cina, quindi la tentazione della corsa all’armamento nucleare è tutt’altro che scongiurata (5)(6).  Attualmente, al netto delle reticenze, dei segreti di stato e dei limiti al controllo da parte di organi internazionali, la situazione nel 2011 è quella riportata nella tabella con le proiezioni del Natural Resources Defense Council e pubblicate sul Bullettin  of Atomic Scientists. Questa tabella induce però un’osservazione spontanea: il club atomico nei fatti si è allargato, perché ai 5 ‘soci fondatori’ si sono affiancati altri 5 stati possessori di armi atomiche: le cosiddette potenze atomiche ‘non dichiarate’, perché hanno sempre negato apertamente di essersi dotate di armamenti nucleari.

Nazione

Testate
operative
strategiche

Testate
operative
non strategiche

Testate
in riserva

Military
Stockpile

TOTALE

 Russia 2,430 0 5,500 8,000 11,000
 Stati Uniti 1,950 200 2,850 5,000 8,500
 Francia 290 n.a.  ? ~300 ~300
 Cina 0  ? ~180 240 240
 Regno Unito 160 n.a. 65 225 225
 Israele 0 n.a. 80 80 80
 Pakistan 0 n.a. 90-110 90-110 90-110
 India 0 n.a. 80-100 80-100 80-100
 Corea del Nord 0 n.a. <10 <10 <10
TOTALE ~4,830 ~200 ~8,650 ~14,000 ~20,500
2011 Dati stimati dal Natural Resources Defense Council e pubblicati sul Bulletin of the Atomic Scientists

 

Israele

Nega ufficialmente di possedere armamenti nucleari, ma si sospetta che abbia una dotazione strategica sin dalla guerra dello Yom Kippur nel 1973 e che sia stato vicino ad usarla già in quel conflitto. Il 22 settembre 1979 il satellite americano Vela 6911, parte di una serie di macchine create per controllare il rispetto del divieto di esperimenti nucleari in atmosfera, registrò un lampo intenso seguito da uno più debole nel settore Sud Atlantico africano: il tipico segno di un’esplosione atomica in atmosfera. Già all’epoca i servizi di spionaggio di mezzo mondo sapevano che Israele e Sudafrica (quest’ultimo paese sempre più isolato per il suo regime di segregazione razziale) collaboravano nello sviluppo di armamenti e tecnologie, ma questo evento fù un salto di qualità.  Il satellite, lanciato nel 1969 e all’epoca già da due anni oltre la sua vita massima operativa, aveva subito delle avarie ai sistemi di registrazione, per cui ufficialmente, per motivi di diplomazia internazionale, il governo statunitense sostenne che il dato non fosse attendibile, generato dall’urto di un micrometeorite con il satellite. In realtà in carriera aveva rilevato ben 41 esplosioni nucleari, alcune delle quali sotterranee, tutte confermate. Per di più , in Australia venne segnalato il contemporaneo aumento di Iodio 131 (tipico sottoprodotto delle reazioni di fissione atomica) negli animali da allevamento. Ma se l’ incidente Vela diede solo forti sospetti, oggi ci sono prove (le fotografie scattate dallo scienziato dissidente Mordechai Vanunu e passate al giornale inglese Sunday Times) che da almeno 20/25 anni sulla base di tecnologie francesi, nel centro ricerche di Dimona, nel deserto del Negev, sia stato creato un complesso che è in grado di produrre Plutonio 239 per circa dieci testate all’anno, e che abbia sviluppato tecnologie che rendono gli ordigni , di tipo tattico (Israele è forse lo stato più assediato al mondo oggi, con distanze dagli obbiettivi sensibili estremamente ridotte rispetto ad altre situazioni geopolitiche) più leggeri, compatti ed affidabili. C’è anche il sospetto  che sia iniziata anche la produzione di armi termonucleari strategiche di grande potenza. Attualmente le valutazioni contrastanti danno presenti nell’arsenale israeliano dalle 80 alle 200 testate. In ogni caso, Israele risulta dopo U.S.A., Russia, Cina ed Inghilterra la potenza nucleare più forte sul pianeta. Il nervosismo circa le dichiarazioni del bellicoso vicino Iran e le preoccupazioni forti circa il programma clandestino atomico di quest’ultimo sono notizie all’ordine del giorno….

Pakistan

Dal 1972, nonostante i grandi problemi di povertà e instabilità politica interna, ha sviluppato la tecnologia e le capacità nucleari, principalmente per contrastare il suo vicino-nemico indiano, col quale permane uno stato di guerra latente sul fronte himalayano. Le testate, lanciabili da aviogetti o attraverso missili sono valutate fra le 60 e le 100. Le penetrazioni dell’islamismo radicale anche ad alto livello nella classe dirigente del paese da alcuni anni a questa parte, sta facendo venire i sudori freddi ai servizi di intelligence di molti paesi, per quanto il Pakistan risulti saldamente inserito fra gli stati amici degli U.S.A. e di molti altri occidentali. Non ha firmato i trattati internazionali di non proliferazione.

India

Lo stato-subcontinente ha sviluppato una piccola (per quanto possano esser considerate poche 100/150 testate) ma efficiente forza di reazione nucleare di media potenza, ma montata su missili balistici a medio raggio di produzione nazionale, frutto della collaborazione con la ex U.R.S.S. durante i molti anni di confronto con il Pakistan. Ufficialmente l’India nega di avere armi nucleari e non ha firmato i trattati  internazionali  di non proliferazione.

Corea del Nord

Uno degli ultimi baluardi del comunismo stalinista (è retto da Kim Il Yong, presidente-dittatore a vita ed erede del padre Kim Il Sung) in stato di guerra latente col Sud Corea dal 1953 (fine della guerra di Corea e pace di Panmunjon), con una situazione economica sempre più tragica, fino a poco tempo fa ha potuto contare sull’aiuto generoso del vicino alleato cinese. Il programma nucleare nordcoreano risale agli anni 70, iniziato con la modifica ai reattori ottenuti da russi e cinesi per sopperire alla cronica mancanza di fonti energetiche di un paese del tutto isolato dagli altri, paranoico e armato fino ai denti. Negli ultimi anni ha ricominciato a sperimentare tecnologie missilistiche (inquietanti il lancio di un vettore a lungo raggio nel Mar Giallo che hanno allarmato il Giappone) vendute anche ad altri stati. Ha aderito al trattato di non proliferazione, salvo poi denunciarlo, togliere i sigilli della A.I.E.A. ai propri reattori e ricominciare l’arricchimento del Plutonio (in Nord Corea  vi è un giacimento di plutonio, per quanto poco consistente), per poi tornare nel 2005 ad accettare il controllo internazionale, in cambio di aiuti economici. Ma nel 2006 sorprende tutti effettuando il primo esperimento atomico sotterraneo, seguito dal secondo nel 2009, per quanto Washington nel 2008 avesse già escluso il paese dalla lista nera degli stati che usano il terrorismo. Numerosi scontri si sono verificati (tra gli ultimi l’affondamento di una corvetta sudcoreana con molti morti, atto negato dai nordcoreani) e nel novembre 2010 cannoneggiamento delle due isole Jeopeong, a 12 km dalla costa nordcoreana, tutti atti di minaccia destinati a  ottenere dagli stati ricchi aiuti in materie prime e alimenti per una dittatura ferrea e sull’orlo della carestia più nera. E’ un paese guardato con estrema preoccupazione dalla comunità internazionale, attualmente la sua capacità offensiva si calcola attorno a dieci – venti testate, di potenza limitata. Il futuro della  Corea del Nord è uno dei dilemmi più difficili con cui la comunità internazionale è chiamata a confrontarsi. (8)

Sudafrica

Secondo molte indiscrezioni, lo stato Sudafricano straricco, ma circondato da nazioni ostili, negli anni ‘70 sviluppò un programma parallelo con Israele, il quale già nel 1975 avrebbe offerto armi atomiche in acquisto al Sudafrica. Le armi, di tecnologia e potenza paragonabili a quelle di Hiroshima e Nagasaky, sono state sei. Isralele avrebbe fornito la tecnica ed il personale, il Sudafrica l’Uranio, che è abbondante nelle sue miniere. Dopo il 1989 ufficialmente il governo di Pretoria smantellò le sue testate  ed aderì al trattato di non proliferazione. L’ incidente Vela, spiegato più sopra nella parte dedicata ad Israele, pare sia stato frutto di una collaborazione tra Israele e Sudafrica. Il numero di armi strategiche ad alto potenziale certo è diminuito rispetto agli anni della folle corsa alla bomba, tuttavia resta statisticamente possibile l’errore che possa far scatenare una reazione, la guerra totale per errore. Inoltre, il numero di incidenti nucleari, con perdita di ordigni, vettori e di materiale fissile è impressionante, seppure concentrato negli anni in cui le forze di intervento rapido mantenevano costantemente 24 ore su 24 aerei, sottomarini, navi in movimento, carichi di armamenti attivabili in tempo brevissimo. Ma questo è già un altro discorso.

di Davide Migliore

 

(1)http://nuclearweaponarchive.org/Usa/Tests/Trinity.html ;

http://www.progettohumus.it/nucleare.php?name=specialtrinity

(2) http://www.fas.org/programs/ssp/nukes/nuclearweapons/nukestatus.html  Site of Federation of American Scientists (FAS)

(3) http://it.wikipedia.org/wiki/Trattato_di_non_proliferazione_nucleare

(4) Paolo Cotta  Ramusino, Università degli Studi di Milano, Unione Scienziati per il Disarmo, atti del seminario ENEA sull’impegno italiano per il controllo internazionale degli armamenti nucleari, Bologna 29 Novembre 2010.

(5) Test Nucleari : giocare col Plutonio, di Paolo Cortesi

http://www.minerva.unito.it/Chimica&Industria/MonitoraggioAmbientale/A2/TestNucleari.htm

http://www.archiviodisarmo.it/template.php?pag=51699  “Archivio Disarmo”

(6) http://it.wikipedia.org/wiki/Accordi_START : gli accordi START I e II , l’inizio del vero contenimento e riduzione degli arsenali atomici.

(7) http://www.peacelink.it/pace/a/4536.html  i segreti nucleari di Israele.

(8) http://it.wikipedia.org/wiki/Corea_del_Nord  il programma nucleare nordocoreano.

http://www.lapaco.org/scheda-paese-corea-del-nord.html

(9)    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/05/25/quando-israele-offri-atomica-al-sudafrica.html

 Fonte generale:  Giuseppe Longo – Vittorio Silvestrini , L’atomo Militare, Editori Riuniti 1987

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