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Pinocchio, una chicca tutta italiana firmata Enzo D’Alò

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Pinocchio, una chicca tutta italiana firmata Enzo D’Alò

Pubblicato il 31 gennaio 2013 by redazione

Pinocchio e Geppetto“Una virgola rossa e gialla attraversa la nube di un temporale, saetta animata nel regno dei terreni! Incontra, si scontra, ti travolge e scappa! lasciatelo correre, è … Pinocchio!”

E’ prevista a breve l’uscita nelle sale di un film d’animazione che molti aspettavano con ansia: Pinocchio.

Una chicca tutta italiana firmata Enzo D’Alò la cui uscita al cinema era prevista per lo scorso 21 Dicembre, ma che per non andarsi a sovrapporre e rischiare di rimanere così nascosta dagli ormai classici film di Natale Disney e dai cinepanettoni, ha deciso di posticipare la sua uscita al 21 Febbraio 2013, che ormai è sempre più prossimo.

Il film di Enzo D’alò è il primo lavoro della casa realizzato in digitale. Prima di allora, infatti, i suoi lavori erano realizzati secondo il tradizionale disegno manuale, per quanto comunque non vi sia più stata alcuna realizzazione a partire dal 2003 fino ad oggi.

La balenaPinocchio è rimasto in cantiere per molti anni, il primo trailer risale infatti al 2000. Il progetto fu messo in disparte quando uscì l’omonimo film realizzato da Roberto Benigni, ma il tempo gli ha dato ragione: a vedere il trailer, il film sembra un’esplosione di colori, di gioia e di spensieratezza, con un Pinocchio così entusiasta ed espressivo che non ricordo di aver mai visto in altri film precedenti.

Altri due punti a favore sono lo stile di realizzazione e la fedeltà alla trama originale di Collodi.

Per quanto riguarda la scelta stilistica, i disegni sono stati realizzati tramite l’uso del software canadese ToonBoomStudio e le tavolette grafiche, che ci riportano alla sensazione del disegno tradizionale, in un mondo che al giorno d’oggi sembra vivere esclusivamente di cartoni animati realizzati in computer animation.

Gli autori inoltre, per la realizzazione degli sfondi, hanno tratto ispirazione niente meno che dai quadri paesaggistici italiani, di fine ottocento.

Il paese di PinocchioLa sensazione che si prova guardando il film, è quella di trovarsi all’interno di una tela pittorica che ritrae la toscana.

Dice al riguardo Lorenzo Mattotti, uno dei realizzatori del film: «Tutto e partito dal libro che avevo fatto prima su Pinocchio, una tappa importante sulla reinterpretazione di questo grande classico. Sono andato subito a vedere i pittori italiani del 1800.

Alcuni dettagli, infatti, come le montagne del pescatore verde, sono presi a prestito da opere italiane. Il nostro lavoro è attingere a questo patrimonio e reinterpretarlo secondo la nostra visione. Rivedere queste idee attraverso la nostra radice culturale e far venir fuori un lavoro contemporaneo, perché io vivo nel nostro tempo. Quello che volevo che venisse fuori è una grande energia, sia dai paesaggi e sia dai personaggi.»

pinocchioMolti di noi avranno sicuramente apprezzato la bellezza stilistica e la precisione dei dettagli degli ultimi celebri film d’animazione come “Brave-Ribelle” della Pixar, o l’ultima realizzazione italiana di Iginio Straffi “Gladiatori di Roma”, che sta lentamente, ma progressivamente raggiungendo i colleghi americani, almeno per quanto riguarda la ricerca della perfezione stilistica. Ciò non toglie che il “Pinocchio” di D’Alò sia un tentativo di andare controcorrente, e ritengo, che anche solo per questo motivo, il suo tentativo sia un buon compromesso fra tecniche tradizionali e digitali, interessante da vedere.

Un altro punto a favore di questo film d’animazione, è il fatto che sia uno dei pochi, tra i tanti cartoni e film dedicati a Pinocchio, che si appresta a narrare la storia vera e originale di Carlo Collodi, senza prendersi troppa libertà narrativa o di sceneggiatura, come accade invece nel famosissimo Pinocchio realizzato da Walt Disney, o in quasi qualsiasi altra realizzazione più di nicchia (l’eccezione è il Pinocchio che Giuliano Cenci realizzò nel 1971, considerato finora dai discendenti di Collodi il più fedele alla storia).

Nel film troviamo anche personaggi all’apparenza nuovi, probabilmente dimenticati da chi ormai non ricorda più tutti i passaggi del libro, o da chi, magari, non l’ha proprio mai letto e vede nel Walt Disney la trasposizione originale della storia. Tra essi troviamo il Pescatore verde, doppiato da una figura che è stata molto importante e che ha dato tanto alla cultura italiana, collaboratrice tra l’altro della colonna sonora del film: Lucio Dalla.

Uno degli scenariQuello presente nel film “Pinocchio”, è l’ultimo lavoro dell’artista, realizzato prima della sua morte, avvenuta a metà 2012. Altro punto a suo favore.

Riguardo alla realizzazione della colonna sonora, lo stesso D’Alò dice:«Cerco sempre di coinvolgere il musicista fin dall’inizio del lavoro. Quindi, nel nostro caso, un compositore non si limita a lavorare alla musica, ma contribuisce realmente alla costruzione del film. Alcune canzoni sono realizzate prima, quindi influenzano la realizzazione degli storyboard e delle sequenze.

La musica deve raccontarmi dei personaggi così come lo fa il doppiatore con il suo lavoro, quindi mi siedo accanto al musicista per decidere insieme come usare i diversi temi, che non devono mai essere troppo ripetitivi e devono confluire nelle canzoni che sono altrettanto importanti.

Con Lucio abbiamo lavorato su Rossini, perché Collodi lo amava molto, ed abbiamo giocato sulla frase che inizia la Cenerentola di Rossini, una volta c’era un re, facendola cantare anche a Geppetto. Anche il crescendo rossiniano si ritrova nel Pinocchio di Collodi tra il Grillo e Pinocchio o Mangiafoco e Pinocchio e lo abbiamo usato nel film.»

Per quanto molte persone siano ormai stufe di sentir parlare di Pinocchio, dato che pur essendo una storia con valori e un significato molto speciale, è una storia trita e ritrita, ritengo che valga comunque la pena spendere i soldi del biglietto per andarlo a vedere. D’Alò in fondo non ci ha mai deluso con le sue realizzazioni, chi non ricorda infatti i meravigliosi “La freccia azzurra” e “La gabbianella e il gatto”?

Lui stesso ci presenta il suo nuovo film d’animazione così: «Pieno di sorprese e molto incentrato sul rapporto padre figlio: io credo che Collodi, che di figli suoi non ne ha avuti, abbia messo molto di sé nella figura di Geppetto, e che il suo burattino sia stato per lui davvero come un figlio. Penso che il momento più bello di tutta la storia sia quando Pinocchio smette di essere solo il bambino che riceve, ma dona lui stesso, aiutando il babbo in difficoltà nella pancia della balena».

 di Francesca Pich

Fonti:

http://www.movieplayer.it/eventi/articoli/enzo-d-alo-racconta-il-suo-pinocchio-a-venezia_9764/

http://www.stpauls.it/gio/1128gi/billa-Pinocchio.html

 

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