Categoria | Politica-Economia

Codificazione del Diritto Umano alla Conoscenza

Pubblicato il 03 dicembre 2015 da redazione

top secret

Dopo Parigi: Stato di diritto contro stato di emergenza

Dopo i massacri di Parigi del 13 novembre scorso, e di fronte alla minaccia del terrorismo islamico, l’atteggiamento della Francia e della maggior parte dei governi europei sembra concentrarsi su due fronti di azione. Su quello esterno: la risposta militare, con l’obiettivo di colpire le basi logistiche dei terroristi in Siria. Su quello interno: il rafforzamento delle misure di sicurezza, con la conseguente “compressione” di alcune libertà individuali.

Sul fronte esterno, il presidente francese François Hollande mira a creare una “coalizione internazionale” contro l’Isis, sulla scorta della “Coalition of the willing” che George Bush jr. organizzò nel 2003 contro l’Iraq di Saddam Hussein. L’iniziativa di Hollande ha già raccolto l’adesione del presidente russo Vladimir Putin e della cancelliera tedesca Angela Merkel, che ha deciso l’invio in Siria di caccia Tornado e di una nave da guerra.

Sul fronte interno, Hollande ha varato una riforma dell’intelligence che è stata approvata dai due rami del parlamento francese e, con poche modifiche, anche dalla Corte costituzionale. I servizi segreti potranno – senza il previo accordo di un giudice – effettuare intercettazioni, nascondere microfoni e chip Gps in veicoli e appartamenti, recuperare “metadati” relativi agli scambi elettronici su internet. Dopo aver dichiarato lo stato di emergenza per un periodo di tre mesi, la Francia ha informato il Consiglio d’Europa che attuerà deroghe alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Un’analoga misura era stata adottata dal governo britannico dopo gli attentati del luglio 2005.

Nel dibattito corrente viene quindi fatta valere l’equazione “più libertà = meno sicurezza”. E, di conseguenza, per mantenere gli standard di sicurezza bisogna accettare la riduzione di alcune nostre libertà, come il diritto alla privacy, alla libera manifestazione e alla libera circolazione.

Mentre, sul piano delle relazioni internazionali, la necessità di allargare l’alleanza contro l’Isis impone, secondo la ragion di stato, di chiudere un occhio su questioni e conflitti ancora aperti. Qualche esempio: l’Europa cerca l’aiuto di Putin, nonostante la ferita dell’Ucraina non sia ancora sanata. La Nato ha bisogno di Erdogan, nonostante la sua ostilità ai curdi che combattono l’Isis. Per gli Stati Uniti il dittatore siriano Bashar al-Assad è un nemico, per la Russia è un alleato…

Ma, possiamo chiederci, è questo l’unico modo di affrontare la questione?

È forse tra stato di emergenza e resa al terrorismo l’unica scelta possibile?

Esiste in realtà una strada diversa, che punta sulla costruzione dello stato di diritto là dove esso manca (nei Paesi arabi, ma non solo), e sulla sua ricostruzione là dove esso sta subendo pericolose erosioni, cioè nelle democrazie occidentali.

E’ la proposta del Partito Radicale Transnazionale, che dopo una prima elaborazione al Convegno di Bruxelles su “Stato di Diritto e Diritti Umani” (febbraio 2014), ha prodotto, il 27 luglio 2015, la Dichiarazione di Roma, firmata da 37 personalità di rilievo internazionale del mondo politico, della cultura e della ricerca. Con essa si chiede al governo italiano di “intraprendere un’azione volta a favorire una transizione comune verso lo Stato di diritto e a codificare a livello universale il nuovo diritto umano alla Conoscenza”.

Diritto che può essere definito come la facoltà, da parte dei cittadini, di accedere agli atti dei propri governi e di conoscere le ragioni oggettive – favorevoli e contrarie – che stanno alla base delle decisioni da prendere in sede politica. Nelle intenzioni dei promotori, tale nuovo diritto dovrebbe essere codificato e adottato dai più alti organismi internazionali, quali l’Onu e il Parlamento Europeo.

La dichiarazione, che è possibile leggere integralmente e sottoscrivere al link in calce, si articola in tre passaggi che citiamo:

1) Il primo punto (…), quello che tutti gli altri regge, è la convinzione che uno Stato non è democratico, se la conoscenza è di uno, di pochi o magari di molti, ma non di tutti. Se democrazia è il potere del popolo, (…) è evidente che il popolo, cioè tutti i cittadini, hanno il diritto di sapere.

2) Il secondo punto è l’esistenza della capacità di conoscere, cioè di poter ricevere le informazioni, di poter selezionare criticamente e valutare adeguatamente l’informazione, in modo da decidere nel modo più corretto. (…) La lotta per un sistema serio della formazione intellettuale aperto a tutti e il rafforzamento degli strumenti di diffusione delle informazioni è azione preliminare all’affermazione del diritto.

3) Il terzo punto è che i poteri in possesso dell’informazione essenziale per le decisioni popolari si dispongano a fornirle. Qui la nostra iniziativa ha di mira le massime autorità internazionali, gli Stati, le organizzazioni e gl’individui detentori delle informazioni. E’ questa una sfida molto difficile, da sostenere con la forza paziente della discussione a tutti i livelli. Si tratta di battere il vecchio dogma del potere sovrano, la cosiddetta «ragione di Stato», e di ridurne la pretesa entro i limiti più ragionevolmente ristretti, sopprimerla per le situazioni interne dello Stato, stabilirne le prescrizioni. (…)”

Tra i primi 37 firmatari della Dichiarazione figurano – oltre ovviamente a vari dirigenti radicali, da Marco Pannella a Elisabetta Zamparutti – i sindaci Giuliano Pisapia (Milano), Luigi De Magistris (Napoli), Samuele Bertinelli (Pistoia), l’ex ministro degli esteri Giulio Terzi di Sant’Agata, il giornalista Furio Colombo, il co-presidente dei Verdi Europei Daniel Cohn-Bendit, e personalità del mondo musulmano quali Marou Amadou (ministro della giustizia del Niger), Bakhtiar Amin (già ministro per i diritti umani in Iraq), Sid Ahmed Ghozali (già primo ministro algerino), Najima Thay Thay Rhozali (già segretaria di Stato presso il ministero dell’istruzione del Marocco).

di Fabrizio Pesoli

 

Linkografia:

http://www.dirittoallaconoscenza.it/sites/default/files/Norme%20su%20Diritto%20alla%20conoscenza%20e%20segreto%20di%20Stato%20in%20vari%20Paesi.pdf

http://www.radicalparty.org/it/content/firma-dichiarazione-roma-stato-diritto-conoscenza

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