Categoria | Big City, Viaggiando

Uno stage a Singapore

Pubblicato il 03 aprile 2013 da redazione

Dopo questa semplice quanto inaspettata mail, rimango davanti al pc con sguardo ebete.
Tutto il contrario delle entusiastiche reazioni che avevo  immaginato di avere alcune sere, prima di addormentarmi, nel caso di risposta affermativa dell’unica società a cui avevo fatto richiesta di stage fino a quel momento. Superato lo shock iniziale, affronto gli innumerevoli e frenetici preparativi con entusiasmo e un giorno di metà febbraio sono all’aeroporto di Milano Malpensa pieno della felicità e della spavalderia di chi, forse, non ha ancora ben considerato le conseguenze delle sue scelte. Ho già vissuto all’estero, lontano da casa, senza genitori, ma tre mesi a Singapore non saranno un po’ troppi? Non sarà un po’ troppo lontano? Pensieri più che condivisibili, messi a tacere dall’umano desiderio di seguir ‘virtute e conoscenza”. Fortunatamente il Boing 777 sul quale mi trovo ha miglior sorte del naviglio di Ulisse, nel suo tentativo di attraversare lo stretto di Gibilterra (Divina Commedia, Inferno XXVI, vv136-142), e 10000km, 13 ore di volo insonne  e 4 film dopo sono finalmente nella Città del Leone.

Marina BaySands,  Singapore. Vista dall'alto.

Marina BaySands, Singapore. Vista dall’alto.

Marina BaySands Singapore

Marina BaySands, Singapore.

Marina BaySands

Appena sceso dall’aereo mi accoglie una tempesta tropicale (ma come due minuti fa quando l’aereo è atterrato non c’era il sole?), il tempo di arrivare a casa, poggiare le valigie, cambiarmi e sono già in metro direzione centro città. Uscito dalla stazione della metro “Marina Bay” rimango senza fiato guardando uno skyline degno di Manhattan e riesco a stento a trattenere un sorriso (shoccato) alla vista del Marina BaySands: un hotel composto da tre grattacieli uno di fianco all’altro e uniti sul tetto da un quarto edificio a forma di nave. Dopo un giro per i modernissimi edifici del centro e dopo aver assistito alla danza propiziatoria del capodanno cinese del tipico serpente con la testa di leone, ritorno al mio appartamento stanco, ma soddisfatto e mi metto a letto. Qui faccio una spiacevolissima scoperta: non riesco a dormire. Sono le 11 di sera e sono esausto, ma per il mio orologio circadiano sono le 4 di pomeriggio, non certo il momento di dormire per un 23enne!  Il jet leg vince sul mio desiderio di riposo per i primi due giorni, passati totalmente insonni, mentre nei giorni successivi mi concede qualche pisolino di tre ore a notte. Poi finalmente il mio corpo resetta il suo orologio biologico con quello meccanico che porto al polso sinistro e dalla seconda settimana riesco a dormire normalmente.

Singapore: grattacieli alti 280 metri e 5 milioni di abitanti

Il primo impatto emotivo con questa città per me è stato, con le dovute proporzioni, lo stesso che ho avuto quando da La Spezia, mia città natale, mi sono traferito a Milano. Pur abituato a viaggiare molto,  o forse proprio per questo, sono convinto che vivere in una città e vederla da turista sono due cose profondamente diverse. Diventa la Tua città, sei un Suo abitante e non semplicemente un turista. Sarà anche per quello che, come a Milano i primi giorni così a Singapore, quando cammino per strada cerco di non essere troppo stupefatto da quello che vedo intorno (come un turista, appunto) cercando di non scompormi troppo davanti alla vista di paesaggi invero per me inusuali e affascinanti, camminando in mezzo a grattacieli alti anche 280metri. Singapore è una città stato di 5 milioni di abitanti, a livello mondiale è la terza città per reddito pro-capite, secondo porto commerciale, quarto polo finanziario: dalle premesse teorico-statistiche, un posto niente male dove iniziare la propria ‘carriera’ professionale e dove lavorare in generale.

Un paradiso fiscale

Questa Città-Stato ha vissuto una rapida crescita negli ultimi anni, soprattutto grazie all’iniziativa dell’unico partito politico che governa da quasi 50 anni (cioè dall’indipendenza) secondo i dettami capitalisti e del libero mercato che, imposti dall’alto, permettono all’isola di crescere economicamente in maniera florida, ma controllata.

Non è dato sapere se la quasi totale assenza di partiti di opposizione è frutto della capacità del partito al governo di creare un’immensa ricchezza nell’isola o se si svolgono brogli o iniziative di altro tipo atte a ostacolare la presenza di altri partiti. Chi scrive era in un primo momento molto perplesso dall’assenza di opzioni durante le normali elezioni, ma a seguito delle elezioni italiane non si sente di dare giudizi politici su Stati altrui. Come molti altri micro Stati (ad esempio Isole Cayman, Liechnestein, Città del Vaticano) anche Singapore è un paradiso fiscale, con livelli di tassazione molto bassi sulle imprese e ancora più bassi sugli individui, tanto che Eduardo Saverin, co-fondatore di Facebook, dopo la causa milionaria ‘vinta’ contro Zuckeberg si è trasferito qui e ora Singapore è la città con più alto numero di milionari in rapporto alla popolazione. Se questa città è un paradiso per milionari che non vogliono pagare troppe tasse e per architetti megalomani che con la scusa del poco spazio costruiscono grattacieli sempre più alti, tutti sicuramente converranno che il clima non è paradisiaco quanto… infernale!

Un clima infernale, ma … in stile anglosassone

Niente di fisicamente impossibile da sopportare ovviamente, ma i 30 gradi fissi uniti ad una grande umidità (Singapore  si trova esattamente a cavallo dell’Equatore), elevano la temperatura percepita intorno ai 35-40 gradi.  La situazione non cambia molto durante le improvvise e violente piogge e di notte, quando la temperatura non scende mai sotto i 25 gradi.
Capitolo (tragicomico) a parte merita la lingua del posto. Gli abitanti di Singapore parlano tutti inglese, quindi almeno teoricamente capire e farsi capire risulta abbastanza semplice. Alla prova dei fatti ognuno parla inglese con la cadenza molto influenzata dalla propria lingua d’origine, tanto che è come parlare lingue diverse. Ad aggiungere confusione ci pensa una lingua a parte, il singlish, che consiste in un insieme di cinese, malese, indiano e inglese, come se fosse una sola lingua. Ne risultano conversazioni in inglese con gli autoctoni al limite del ridicolo, quando parlando con un indiamo, il suddetto pensa bene di inserire nella frase una o due parole indiane, rendendo del tutto ignoto all’interlocutore il senso complessivo della frase.
Il turista dotato di una competenza dell’inglese medio bassa riuscirà comunque sia a capire sia a farsi capire, anche con i tradizionali e immancabili gesti delle mani tipici degli italiani e  famosi anche qui.

SINGAPORE-LUNAR-NEW YEARMarina Bay, Singapore Flyer e il più grande Acquario del mondo

Singapore,anche se dotata di meno storia e meno bellezze naturali, rispetto alle altre capitali in questa zona del mondo  è una città molto occidentale e il posto ideale per chi è alla prima esperienza nel Sud-Est Asiatico. I luoghi che vale la pena vedere in questa cittànon sono numerosi ma molto belli e caratteristici.
Innanzitutto l’area di Marina Bay, con il famoso hotel, il museo a forma di fiore di loto e il teatro a forma di durian (il frutto tipico di Singapore dotato di odore nauseabondo e sapore indescrivibile, oggetto di opinioni discordanti tra gli stessi abitanti di Singapore).  Se alla vista dello skyline e del Marina BaySands vi sentite particolarmente romantici, la Singapore Flyer è quello che fa per voi: trattasi infatti della ruota panoramica più alta al mondo. Per gli appassionati della flora e degli animali da non perdere lo Zoo di Singapore (degni di nota i panda giganti e gli incontri molto ravvicinati con i lemuri), il Bird Park, il giardino botanico e il più grande Acquario al mondo, situato nell’isola di Sentosa.

Singapore, the artificial beach of the Sentosa islandL’isola di Sentosa

Infine, last butnotleast, la stessa isola sopra citata, che si trova proprio davanti ad Harbour Front e si può raggiungere sia a piedi attraverso un ponte, sia con trenini elettrici monorotaia, sia con i più suggestivi  bidoncini tipici più che di Singapore dei paesaggi montani. Sentosa, dal malese pace e tranquillità, è veramente fedele al nome che porta; infatti oltre ad offrire numerose attrazioni (oltre all’acquario anche gli Universal Studios, un parco divertimenti, go kart, bar, ecc) ha lunghe spiagge sabbiose circondate da palme, dove il relax è la parola d’ordine.

La vita notturna inoltre è degna delle migliori città europee, con discoteche in ogni dove, in particolare anche sulla spiaggia, su un edificio galleggiante o sul tetto dei grattacieli a 150metri di altezza.
Infine Clarke Quay offre suggestivi bar e pub mentre Orchard Road è la via migliore dove fare shopping.

Vivere e lavorare a Singapore: leggi moderne, ma severe

Nonostante Singapore sia una città stupenda e assolutamente da vedere almeno una volta nella vita, non mi sento di consigliare una visita turistica più lunga di 4-5 giorni a causa delle dimensioni della città stessa. Data la distanza dall’Italia consiglio una visita nella Città-Stato come corollario di una vacanza di una settimana in un altro paese del Sud-Est Asiatico (Cambogia, Vietnam, Thailandia vivamente consigliate).
Singapore è invece perfetta per vivere e lavorare, essendo una città estremamente pulita e multietnica. Inoltre  il partito al governo favorisce molto gli expats (gli stranieri sono il 53% della popolazione) prediligendoli nelle posizioni di potere e con salari mediamente più alti.
Argomento di particolare attenzione è, infine, quello relativo alle leggi di Singapore. Questa città-stato infatti si distingue per la particolarità di alcune leggi e la severità con la quale i trasgressori vengono puniti. Oltre a pene pecuniarie se si mangiano chewingum, se si mangia o si beve nella metro, se si fuma in zone (anche all’aperto) vietate, particolare severità viene dedicata a reati più gravi come lo spaccio di droga o i danneggiamenti. In questo caso la pena si sostanzia in frustate nel fondoschiena e nei casi più gravi,  con l’impiccagione. Ovviamente queste ultime due pene incorrono solo nei casi più gravi e il turista dotato di media attenzione e civiltà non verrà incontro a sanzioni di alcun tipo.
La polizia, almeno nelle vie del centro, è sostituita da un numero impressionante di telecamere e vengono punite severamente le ingiurie xenofobe e omofobe (anche se, curiosamente, per due uomini baciarsi in pubblico è reato), tanto che la pena massima per gli episodi di razzismo è di tre anni di carcere.
Questa legge tuttavia è applicata molto raramente, essendo in vigore ormai da più di quarant’anni ed essendo quindi entrata nella cultura e nella mentalità della popolazione di Singapore.
Se sia giusto o sbagliato arrivare a tale risultato con pene carcerarie così dure piuttosto che con metodi meno punitivi è argomento delicato e non si può far altro che ammirare lo splendido risultato finale ottenuto ricordando che, per citare un nostro connazionale, “il fine giustifica i mezzi”.

A prova di questo multiculturalismo diffuso e accettato, una delle immagini più belle e rappresentative di Singapore rimane lo scorcio che ammiro ogni volta che vado al lavoro, passando per il quartiere di Chinatown. Alla fine di una stradina chiamata Pagoda Street nello stesso campo visivo è possibile ammirare un enorme serpente appeso per le celebrazioni dell’anno cinese appena iniziato, le tipiche lanterne rosse, un tempio indiano (sarebbe come costruire una Moschea in Vaticano) e sullo sfondo gli immensi grattacieli del centro finanziario.
Singapore, in sintesi, è una perfetta città multietnica nella quale le varie culture, pur essendo fedeli alla loro storia e tradizione, accettano le altrui convinzioni senza ostacolarle essendo tutti  fieri di essere gli abitanti di questa incredibile Città-Stato proiettata nel futuro.

di Federico Zanoli

Lascia un commento

Advertise Here

Foto da Flickr

Guarda tutte le foto

Advertise Here

LINK