Fukushima: tutto il non detto, troppo non detto.

Pubblicato il 07 novembre 2011 da redazione

L’11 marzo 2011 il Giappone viene colpito da un terremoto di magnitudo 9.0 Richter con epicentro in mare, a circa 70 km a est della penisola Oshika di Tohoku e ipocentro ad una profondità di circa 32 km. È stato il terremoto più potente che abbia mai colpito il Giappone da quando si misurano le intensità dal 1900. Il terremoto ha scatenato uno tsunami altrettanto potente che ha raggiunto altezze d’onda fino a 40 metri, a Miyako, e nell’area di Sendai è penetrato per circa 10 km nell’entroterra. L’azione del terremoto ha bloccato le centrali nucleari giapponesi. A Fukushima però i motori di una pompa hanno finito il petrolio di alimentazione e la manutenzione non aveva provveduto nel passato a mantenere taniche di petrolio di riserva, quindi il motore fermo senza petrolio non ha permesso più di pompare acqua di mare e il nocciolo, facendo evaporare l’acqua come fa continuamente, è rimasto scoperto per due ore. Questo tempo è stato sufficiente per surriscaldarlo, facendogli superare 2000 gradi di temperatura con la fusione chimica del metallo di uranio.

 

 

 

 

 

Quando avviene una fusione parziale come questa la geometria del nocciolo giunge a deformarsi, di conseguenza le barre di controllo capaci di fermare la reazione a catena non possono più scorrere nelle scanalature, questo nei vecchi modelli, in questo sono le barre di uranio a scorrere nel materiale di controllo, comunque le barre non possono più scorrere e gli ingegneri nucleari non hanno più il controllo della reazione a catena sull’uranio, non possono quindi più impedire l’aumento della temperatura e questa sale inesorabilmente. Il pompaggio di acqua di mare serve a raffreddare il calore solo momentaneamente, perché l’acqua liquida a contatto con esso si trasforma in vapore, sottraendo calore al nocciolo e abbassandone la temperatura. Tuttavia il vapore che man mano si accumula impedisce al nuovo vapore di prodursi con l’immissione di nuova acqua. Nasce quindi l’esigenza impellente di rilasciare nell’ atmosfera, in modo controllato, il vapore d’acqua, acqua già irradiata dal contatto con il nocciolo radioattivo, quindi radioattiva essa stessa.

Il governo giapponese dichiara a questo punto che i livelli di radioattività all’interno della centrale hanno superato di 1000 volte i livelli normali, mentre i livelli all’esterno dell’impianto sono 8 volte superiori alla norma. I reattori problematici coinvolti in tutto il complesso sono sei.

Attualmente la temperatura del nocciolo del reattore 2 è sotto controllo e tenuta a circa 100 gradi. Fisicamente il nocciolo di materiale radioattivo sta continuando la sua fissione, tuttavia le nuove autorità giapponesi la scorsa settimana hanno riferito inizialmente che le loro misure non hanno rilevato tracce di attività di fissione, poi hanno dovuto ammettere che le misure non sono state eseguite in condizioni opportune e che è difficile rilevare l’attività di fissione.

Il 12 marzo vengono sfollate dai dintorni della centrale circa 140.000 persone, a cui viene distribuito iodio per fronteggiare la contaminazione.

Da un articolo apparso su Nature l’8 settembre 2011 si apprende che Tatsuhiko Kodama durante la sua testimonianza del 27 luglio al Parlamento Giapponese ha detto che il Centro Radioisotopi dell’Università di Tokio, che è sotto la sua guida, ha rilevato elevati livelli di radiazione nei giorni successvi alla fusione chimica dei tre reattori alla centrale nucleare di Fukushima Daiichi. Rivelando con rabbia fatti non noti dice “Non esiste alcun rapporto esauriente prodotto dalla Tokyo Electric Power Company o dal governo che riporti esattamente quanto materiale radioattivo sia stato rilasciato da Fukushima!” Potete trovare la deposizione appassionata di Kodama su YouTube al link http://www.youtube.com/watch?v=Dlf4gOvzxYc

Quasi sei mesi dopo il terremoto, altri ricercatori dicono che sono ancora introvabili dati fondamentali per la comprensione di ciò che ha causato la crisi alla centrale nucleare. Inoltre vengono ostacolati nell’alimentazione di fondi per la ricerca delle cause e che la burocrazia statale impedisce gli sforzi necessari a raccogliere più informazione.

Altri ricercatori mettono l’opinione pubblica sull’avviso che senza un miglior coordinamento gli sforzi per la decontaminazione saranno ritardati e si potrebbe perdere per sempre il vantaggio di poter misurare gli effetti causati dal peggiore incidente nucleare da decenni.

Per quanto la Tepco e il governo Giapponese abbiano sfornato vagonate di pagine con misurazioni sulle radiazioni, solo dopo agosto comincia ad emergere una rappresentazione a tutto tondo del fallout radioattivo causato da Fukushima. Il Ministero della Scienza ha rilasciato una mappa che mostra la contaminazione attorno alla centrale nucleare per un raggio di 100 km. L’indagine effettuata su 2.200 postazioni mostra una striscia di circa 35 km di lunghezza a NordOvest della centrale nucleare in cui i livelli della contaminazione dovuta al cesio 137 supera i 1000 kiloBecquerel per metro quadrato. Nel disastro nucleare di Chernobyl aree con più di 1480 kiloBecquerel per metro quadrato vennero evacuate permanentemente.

di Orleo Marinaro

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