Categoria | Big City, Primopiano

Singapore la “Svizzera dell’Asia”.

Pubblicato il 21 gennaio 2019 da redazione

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Singapore, Città del Leone, Repubblica Parlamentare, con una qualità e tenore di vita tra i più alti del pianeta.

Un’isola sull’estrema punta della Malacca, sulla costa orientale di Sumatra, nell’Oceano Indiano, punto di incrocio storico delle grandi rotte marittime commerciali.
Quasi all’equatore, in un un clima caldo-umido costante (75% di umidità), la cui la temperatura non scende mai sotto 20° C, ma sale fino 30.
Ordine, pulizia estrema, traffico ipercontrollato, cordialità e rispetto reciproco. Una società plurale, multietnica, di persone e competenze diversificate e impegnate in una delle potenze economiche industriali asiatiche di maggior rilievo.
Inquinamento acustico quasi inesistente e armonia nei rapporti sono i segnali di una reale e qualitativa convivenza.
Città Stato, priva di centri minori, ma suddivisa solo in diversi quartieri, dalle strade pulite e un traffico ordinato e poco chiassoso. Una delle tigri economiche dell’Asia, che ottenne l’indipendenza dalla Malesia negli anni ’60, dopo essere stata dal 1867 una colonia britannica, passando da essere un paese povero e incerto a potenza economica indiscussa, e membro Onu dal 1956 e nuova patria per moltissimi migranti cinesi, che a centinaia, armati della sola propria forza lavoro vi si affacciarono, in fuga dal sud dell’impero, in cerca di fortuna, assieme a indiani e a malesi, con cui condividevano i lavori più umili, nel porto, nella bonifica dei territori in cui poi sorse la città, e nelle piantagioni periferiche, le coolies (gu-li: fatica amara).

 

Lee Kuan Yew

Oggi la città, tecnologicamente fra le più avanzate del mondo, dalla bilancia commerciale costantemente positiva, un Pil sempre in crescita, istruzione altissima, inflazione e disoccupazione quasi inesistenti, è in mano ai discendenti di quegli umili coolies cinesi, che detengono il potere economico e politico di Singapore, guidati dagli insegnamenti del padre fondatore della moderna città, Lee Kuan Yew (laureato a pieni voti in Giurisprudenza a Cambridge e discendente da umili coolie), che a partire dal 1959 lavora per l’indipendenza della Repubblica di Singapore, che ottiene il 9 agosto 1965, e che governa fino a Goh Chok Tong. Dal 2004 ricopre la carica di ministro anziano, senza mai perdere la propria grande influenza politica, fino al 2015, quando muore di polmonite all’età di 91 anni.
Il Governo di Lee era incentrato sulla modernizzazione a qualsiasi costo, anche attraverso la soppressione dell’opposizione politica. Eletto quale rappresentante, dai membri del Parlamento, sostiene la prima elezione presidenziale del paese solo nel 1993.
Attento alle diverse tradizioni delle comunità presenti sul suo territorio, non solo cinesi, ma malesi, pakistane, tailandesi, indiane ed europea, mantiene vivi i diversi quartieri cosmopoliti della città, anche se la percentuale della popolazione cinese è decisamente quella più alta (76,8%), seguita da quella malese (13.9%), indiana (7.9%) e una rediduale mista (1.4%).

 

La segnaletica ufficiale è in lingua inglese accompagnata dalla traduzione nelle altre lingue ufficiali.
Singapore – Citta’ Stato, caratterizzata da efficienza, logistica e infrastrutture modernissime. Il tasso di criminalità a Singapore è fra i più bassi al mondo. La Repubblica di Singapore e’ particolarmente attenta alla tutela ambientale.
Le autorita’ di Singapore favoriscono tutte le iniziative volte alla creazione in loco di centri di eccellenza  in  tutti  i  settori:  educazione,  infrastrutture mediche,  ricerca,  trasporti, telecomunicazioni, banche, servizi in generale.

L’impegno  delle  autorita’  di  Singapore è nel sostegno costante della liberalizzazione internazionale degli  scambi di  merci  e  servizi, sia  sul  piano multilaterale sia su quello bilaterale, anche con l’Unione Europea.

 

Repubblica di Singapore
Superficie: 710 Kmq
Lingua: Inglese, cinese (mandarino), malese (lingua nazionale) e tamil.
Religione: Buddismo e taoismo (51%); islam (14%); cristianesimo (15%); induismo (4%)
Moneta: SG$ – Singapore Dollar.

Oltre 5 milioni di abitanti di cui il 42% della popolazione è straniero, e presente per lavoro o studio. Dei lavoratori stranieri il 50% è impiegato nel settore dei servizi.
Singapore è il secondo Paese più densamente popolato del mondo dopo il Principato di Monaco, e nel 2009 ha raggiunto la più alta concentrazione di milionari in rapporto alla popolazione, davanti a Hong Kong, Svizzera, Qatar e Kuwait.
Il governo punta su un modello capace di organizzare un’economia tecnologicamente avanzata, che crei valore attraverso servizi altamente specializzati, e un settore manifatturiero concentrato su settori d’avanguardia come quello farmaceutico e delle tecnologie applicate alla medicina, all’informazione, all’aerospaziale, alle energie rinnovabili, all’ingegneria marittima e di precisione.
Gli investitori stranieri sono benvenuti se portano in dote conoscenza, tecnologia e se favoriscono la crescita di start-up innovative. Si assiste, così, ad una costante crescita di investimenti nella ricerca scientifica applicata e a sostegno delle start-up  innovative. Ingentissimi fondi pubblici sono già destinati per i prossimi anni nell’economia digitale e in particolare a sostegno della “smart city-Singapore”, per favorirne una crescita sostenibile, nel rispetto delle Risorse scarse, energetiche e del territorio, attraverso il cosiddetto  “internet  delle  cose”, ossia lo  sviluppo  di  sofisticati  sistemi  di  sensori  comunicanti  dell’infrastruttura urbana, per monitorare la situazione ambientale, le condizioni del traffico, i sistemi d’illuminazione, il risparmio energetico, la gestione dei rifiuti, il consumo dell’acqua. (vedi rapporto al link: http://www.infomercatiesteri.it/public/rapporti/r_137_singapore.pdf)

 

La città più sostenibile fra le 22 città asiatiche dell’Asian Green City Index
Dichiarata dall’Asian Green City Index, uno studio commissionato da Siemens all’Economist Intelligence Unit, la città più sostenibile fra le 22 città asiatiche messe a confronto per sostenibilità e performance ambientali, Singapore ha superato positivamente otto principali parametri:
– emissioni di anidride carbonica
– consumi energetici
– compatibilità ambientale degli edifici
– trasporti
– gestione e trattamento delle acque
– gestione dei rifiuti
– qualità dell’aria
– governance ambientale.

L’indagine ha anche messo in luce, che tra le maggiori sfide che le città asiatiche dovranno supeare c’è l’abbattimento dell’inquinamento atmosferico ed un uso più pervasivo di energie da fonti rinnovabili.

Jan Friederich, responsabile dell’indagine, ha così commentato lo studio “ Per le città dell’Asia è emerso come non necessariamente un reddito più alto corrisponda ad un maggiore consumo di risorse. Mentre il consumo di risorse cresce considerevolmente fino a un Pil di circa €15.000 pro capite, esso si abbassa nuovamente quando il reddito supera questo valore. Questo perché nelle floride città asiatiche, c’è una maggiore coscienza ambientale e le infrastrutture sono più efficienti. Le città stanno attivamente riducendo il loro consumo di risorse naturali, sviluppando quindi una maggiore sostenibilità. Inoltre le città che hanno raggiunto le più alte posizioni nella classifica sono caratterizzate dalla loro capacità di applicare con successo progetti ambientali e nel far rispettare risolutamente le regole”.

 

Qualche dato
Emissione annuale di CO2 pro capite in Asia: 4.6 tonnellate, inferiore al corrispettivo delle città europee, pari a 5.2 tonnellate annuali pro capite.
Produzione di rifiuti: 22 città asiatiche considerate producono mediamente 375 kg di rifiuti pro capite annui, rispetto ad America Latina, 456 kg e all’Europa, 511kg.
Inquinamento atmosferico, invece negativo: valori medi eccedenti gli standard WHO (World Health Organization).
Energie rinnovabili: le metropoli asiatiche hanno ancora margine di miglioramento, perché le rinnovabili rappresentano solo 11% dell’elettricità totale generata nelle 22 città rispetto all’America Latina, la cui media è di circa il 64%.
Esodo imponente verso le città dalle zone rurali: cresciuto in modo esponenziale negli ultimi 20 anni del 40%. E negli ultimi 5 anni, di circa 100.000 persone al giorno, trend destinato a crescere. Nella sola Cina, si prevede che entro il 2025 ci saranno almeno 200 città con più di un milione di abitanti. Fino al 2011, erano meno di 90. Questa rapida e crescente urbanizzazione ha un forte impatto sulle infrastrutture e richiede maggiori quantità di energia, acqua potabile, trasporti e case ad efficienza energetica. La Banca di Sviluppo Asiatico stima che per esserne all’altezza le città dovranno, per esempio, costruire 20.000 nuove case e 250 km di strade, implementare trasporti e infrastrutture e fornire ulteriori 6 milioni di litri di acqua potabile, il tutto su base giornaliera, a cui si aggiungono le emissioni di gas serra di rimbalzo.

Adriana Paolini

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