Salvagente robotizzato cerca automaticamente i naviganti in difficoltà

Pubblicato il 01 dicembre 2020 da redazione

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Un salvagente robotizzato cerca automaticamente i naviganti in difficoltà. Attraverso sistemi video, audio e sonar il robot è in grado di localizzare uomini in mare, dirigersi velocemente in loro soccorso e lungo il percorso avvisare le autoritàcompotenti.

Con un numero sempre maggiore di persone che prendono il mare, sono in aumento anche i casi di passeggeri che cadono fuori bordo. Questo non solo causa un numero maggiore di annegamenti, ma mette a rischio anche chi effettua le operazioni di soccorso lungo i corsi d’acqua di mari e fiumi.

I salvagenti tradizionali richiedono che le barche si avvicinino alla persona in difficoltà e che gli stessi vengano lanciati correttamente. L’intero processo, dalla localizzazione al salvataggio, può richiedere molto tempo, durante il quale l’uomo in mare può annegare.

Il progetto iLifebuoy, finanziato dalla UE, sta lavorando a un’ingegnosa soluzione tecnologica. Si tratta di un salvagente robotizzato e autonomo, dotato di sensori e apparecchiature elettroniche che gli permettono di localizzare una persona bloccata in acqua e di dirigersi automaticamente verso di essa.

Un prototipo di iLifebuoy è già stato creato e testato con successo in diversi ambienti e situazioni che implicano un uomo in mare. I principali segmenti di destinazione comprendono navi da crociera, navi passeggeri, imbarcazioni private, infrastrutture costiere con molto traffico pedonale, nei pressi di fiumi, canali e coste marine. Dimitar Mitev è direttore di Marine PV Technologies e coordinatore del progetto iLifebuoy, che ha come obiettivo principale quello di ridurrei i decessi per annegamento, tagliando dell’80 % i tempi necessari per prestare soccorso, passando da 10 minuti a meno di 2.

 

Un salvagente intelligente

iLifebuoy

Non appena iLifebuoy tocca l’acqua, inizia immediatamente a raccogliere dati dall’ambiente circostante, utilizzando i tre sensori incorporati (sonar, video e audio) per individuare la posizione dell’uomo in mare. Una volta individuato il naufrago, si attiva un sistema di propulsione ad acqua, che spinge rapidamente il salvagente robotizzato verso il soggetto in difficoltà e trasmettendo al contempo la situazione lungo la rotta, atraverso l’emissione di un segnale di mayday su 16 canali, con le coordinate del suo obiettivo.

iLifebuoy riceve anche informazioni dagli smartphone vicini. Quando una persona è bloccata in mare, spesso qualcuno filma l’incidente con il suo cellulare. iLifebuoy può collegarsi con un massimo di quattro smartphone, attraverso il WiFi della nave, e utilizzare le informazioni acquisite dagli stessi per restringere il campo di ricerca grazie a un algoritmo di apprendimento automatico.

È in grado di captare suoni che potrebbero essere richieste umane di soccorso in diverse lingue. E solo riconosce le voci umane, ma attraverso un software di riduzione del rumore, cancella i rumori di fondo del mare e si sintonizza al massimo sui richiami umani. Utilizza i ping del sonar per individuare la persona, controllando le onde riflesse che suggeriscono la presenza di una persona che si agita o che produce spruzzi, senza che il naufrago in questione indossi alcun tipo di dispositivo di localizzazione.

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