Narrare attraverso la realtà virtuale

Pubblicato il 15 ottobre 2020 da redazione

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Il progetto ImAc (Immersive Accessibility) si concentra su esperienze a 360°. Sebbene sia relativamente giovane, la realtà virtuale sta già lasciando indietro molte persone. L’accessibilità viene generalmente posta in secondo piano, al punto che i potenziali utenti con disabilità visive o uditive non hanno attualmente modo di godere dell’esperienza altamente immersiva che i display fissati sulla testa possono offrire.

ImAc, avviato nel 2017, è la risposta organizzata a questo problema in crescita. Il consorzio del progetto ha esplorato come i servizi di accessibilità possano essere integrati a media immersivi e ha sviluppato una nuova generazione di lettori VR360.

Sergi Fernandez è il coordinatore di ImAc per conto del centro di ricerca spagnolo su Internet i2CAT.

La tecnologia immersiva evolve a un ritmo vertiginoso e ImAc lavora sulla sua accessibilità a 360° attraverso prove di concetto testate da più di 300 utenti, provenienti da comunità diverse, che comunicano come tale tecnologia impatti su di loro, riferendo cosa gli piace e cosa no. Ad esempio, la cover, l’uso di un radar o di frecce per segnalare la posizione di chi parla, l’impiego di diverse tracce audio posizionali per fornire un’audio descrizione dell’azione che li circonda, sottotitoli collegati all’interlocutore o sempre visibili, ecc.

ImAc ha creato il primo lettore VR360 completamente accessibile, che dispone di un menù accessibile, completamente configurabile, e adattabile alle esigenze e preferenze specifiche degli utenti (dimensioni/posizione dei dati di accessibilità, tipo di servizio di accesso o combinazione di questi servizi, ecc.) e un controllo vocale incorporato per persone che hanno problemi con il mouse o il puntatore dei display fissati sulla testa.

Si è fatto in modo che tutti i lettori VR360 siano dotati del modello più avanzato, e a tale scopo il codice sorgente è pubblico e disponibile.

 

Oltre al lettore in sé, sono stati creati strumenti di editing come per esempio audiodescrittori, sottotitolatori, linguaggio dei segni e meccanismi di base come transcodificatori, impacchettamento di metadati ed editing audio 3D. Attraverso questi strumenti, le emittenti possono facilmente integrare al loro flusso di lavoro interno, un completo servizio di accessibilità.

VR360 è una tecnologia narrativa ancora molto giovane. Inoltre occorre tener conto, che mentre i contenuti tradizionali sono presenti da più di un secolo, quelli video a 360° esistono da meno di un decennio, motivo per il quale i contenuti disponibili sono ancora molto pochi. Ciò, unito al fatto che i display fissati sulla testa sono ancora lontani dall’essere utilizzabili per chiunque, sposta molto in là nel tempo lo sfruttamento del reale potenziale di queste nuove tecnologie narrative, in modalità accessibile a tutti.

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Nel frattempo si è passati a test aperti, in collaborazione con RBB e TV3, che rendono i contenuti accessibili dai loro siti web a un gruppo più ampio di persone, al fine di raccogliere il maggior numero di dati quantitativi possibili e testare quanto raggiunto finora in un contesto di produzione reale.

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