Categoria | Scienza e Tecnologia

Magnetismo per capire i movimenti in fondo agli oceani.

Pubblicato il 12 gennaio 2017 da redazione

supercontinente Gondwana

La Gondwana è stato un supercontinente generatosi durante il Neoproterozoico dall’aggregazione dei frammenti della Pangea, un supercontinente preesistentee e scomparso nel Mesozoico. Dalla sua frammentazione sono nati gli attuali continenti dell’emisfero meridionale (Sudamerica, Africa, India, Antartide, Australia).

Il progetto GEOPLATE, finanziato dall’UE, grazie a tecniche di rilevamento magnetico studia i passati tettonici della Terra, e aiutare a localizzare possibili nuove risorse naturali.

In passato, la polarità del campo geomagnetico del pianeta è rimasta stabile per decine di milioni di anni (Myr), un arco temporale definito Supercrono. Il fondale oceanico di questo periodo, privo di particolari anomalie magnetiche, non offre grandi spunti per creare modelli accurati sulla cinematica delle placche.

 

Usare le oscillazioni magnetiche per descrivere il passato

Il progetto GEOPLATE, si propone di capire il dispiegarsi del movimento delle placche nel periodo Supercrono Normale Cretaceo (CNS, da 121 e 83 Myr fa). Analizzando il materiale raccolto sugli oceani, è stato studiato l’andamento del campo geomagnetico per formulare i primi modelli cinematici delle placche per il CNS.

Per ricostruire il movimento delle placche, ci si è basati sulle tracce lasciate nel passato dalle diverse intensità di oscillazioni della forza del campo geomagnetico. Queste oscillazioni hanno lasciato dei minuscoli “ondulamenti”, localizzate attarverso il rilevamento magnetico.

I risultati del progetto hanno permesso di comprendere molti fenomeni continentali e oceanici, relativi all’interazione tra placche tettoniche di superficie, mantello e andamenti del campo geomagnetico, nel periodo CNS. Come per esempio, i livelli del mare, insolitamente elevati, durante il medio Cretaceo.

 

Tecniche per individuare possibili nuove risorse naturali

I nuovi modelli cinematici, approntati dal progetto GEOPLATE, contribuiscono a una maggiore comprensione dei tassi di produzione della crosta e di espansione dei fondali marini (successivi la creazione di nuova crosta oceanica a seguito di attività vulcanica) e della deriva dei continenti, e potrebbero contribuire a capire come il movimento delle placche abbia comportato la disgregazione dell’antico supercontinente Gondwana. L’analisi dei tracciati dell’attività magnetica marina ha anche consentito dei modelli di datazione come quella della più antica crosta oceanica al mondo, che si trova nel Mar Mediterraneo orientale, e che verosimilmente potrebbe avere 340 milioni di anni.

Infine, sapendo che i movimenti tettonici del passato hanno contribuito allo sviluppo di litosfera, biosfera, idrosfera, criosfera, e del clima globale GEOPLATE potrebbe fornire indicazioni sulla formazione dei bacini marginali continentali, e aiutare a localizzare potenziali regioni con nuove riserve di minerali e idrocarburi.

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