La scoperta del Saltriovenator zanellai, il più antico dinosauro carnivoro, è un primato italiano

Pubblicato il 08 luglio 2019 da redazione

Dinosauro Lombardia

 

Alla fine del 2018 è stata completata, da un team di paleontologi del Museo di Scienze Naturali di Milano, la ricostruzione del più antico cerantosauro del mondo, che anticipa la comparsa dei grandi dinosauri predatori risalenti a 25 milioni di anni fa.

Scoperto per caso a 80 km da Milano, nella cava di Saltrio, a Varese, nel 1996 da un appassionato di fossili, Angelo Zanella, da cui deriva parte del suo nome (zanellai), e oggi finalmente e interamente ricomposto. Ci sono voluti più di 20 anni per ricomporre i frammenti dello scheletro intrappolati nella roccia. I dinosauri carnivori del Giurassico inferiore sono molto pochi e di piccole dimensioni, mentre il Saltriovenator zanellai è un nuovo genere e una nuova specie, il più grande dinosauro predatore, con una stazza di circa una tonnellata, vissuto nel basso Giurassico, il Sinemuriano, circa 198 milioni di anni fa ed è oggi un primato italiano.

Saltriovenator zanellai

 

I frammenti di ossa ritrovati presentano anche rosicchiature prodotte da invertebrati marini, mai trovate prima su ossa di dinosauro. Da ciò se ne deduce che l’animale andò alla deriva fino a depositarsi sul fondale marino dove vi rimase depositato per un lungo periodo. Secondo Cristiano Dal Sasso, Simone Maganuco e Andrea Cau, alcuni dei paleontologi, del team del Museo di Scienze Naturali di Milano, che hanno condotto la ricostruzione dello scheletro, si trattava di un esemplare giovane, ancora in crescita e dunque di dimensioni ancora più impressionanti di quelle raggiunte dal reperto ritrovato e rispetto alle dimensioni fino ad oggi supposte per quel periodo, e che con le sue zampe a quattro dita, di cui tre possenti e artigliate, colma un vuoto nell’albero evolutivo dei teropodi, partiti con cinque dita e che nel tempo ne persero progressivamente due, il mignolo e l’anulare, stabilizzando la mano a tre sole dita, quelle che con l’evoluzione divennero l’impalcatura dell’ala degli uccelli. Lo scheletro nel complesso permette di ricostruire un dinosauro di otto metri di lunghezza, ottanta centimetri di cranio attrezzato di denti aguzzi come sciabole e arti anteriori armati appunto di quattro dita.

 

Le particolari caratteristiche del Saltriovenator

scapola e arto

Innanzitutto il suo nome “venator” significa “cacciatore”. La ricomposizione è stata molto complessa e sono occorse più di 150 file di immagini per riuscire a far ricombaciare i frammenti estratti dalla roccia oltre a numerosi viaggi in diversi paesi del mondo per poter studiare e comparare quanto trovato con altri scheletri più completi e conservati in California e a Washington, oltre a importanti ricostruzioni intermedie ottenute con le stampanti 3D, come quella di parte della scapola sinistra, trasformata scapola destra, che stampata a specchio a permesso di ricostruire l’osso completo.

Dei tratti complessivi del Saltriovenator, 9 sono quelli che lo caratterizzano:

  1. La scapola è stretta e allungata, simile a quella del Ceratosaurus.
  2.  L’osso del petto, il coracoide, ha forma ellittica come nel Dilophosaurus.
  3.  L’osso più grande del braccio, l’omero, ha una grande cresta deltopettorale in cui si inserivano i muscoli del petto e il deltoide.
  4.  Nel polso è presente un solo osso carpale, come in altri Ceratosauri.
  5.  Nella mano, unica è la forma del secondo osso metacarpale, che forma un aprofonda fossa orlata da una cresta ossea prominente, mai osservata così sviluppata in alcun altro dinosauro. Questa struttura indica che le mani erano capaci di trattenere le prede con molta forza.
  6. La mano a quattro dita ha falangi corte e tozze, caratteristiche dei Ceratosauri.
  7. Nel petto c’è un osso a forma di V, detto furcula, che in passato si credeva tipico dei carnivori più evoluti, come gli allosauri, e oggi ancora e solo  presente negli uccelli.
  8. Nelle caviglie le ossa tarsali hanno una forma più primitiva dei Ceratosauri.
  9. Infine le ossa metatarsali, mostrano già adattamenti che si ritrovano nei grossi carnivori successivi, robuste e strettamente in contatto nella parte superiore, ma molto più allargate verso le dita, così da sostenere più stabilmente il peso massiccio del corpo.

E’ probabile che il Saltriovenator fosse ricoperto di protopiume filamentose

Nel complesso la più importante scoperta del team del Museo di Scienze Naturali di Milano e veicolata da questo esemplare è la dotazione di una mano perfettamente funzionante e non atrofizzata, e mai scoperta prima, che testimonia un momento chiave dell’evoluzione della mano nei teropodi, finora poco noto e che dimostra che furono il quarto e il quinto dito a sparire nel corso dell’evoluzione dei teropodi.

 

Saltriovenator_scheletro

 

Saltriovenator_dimensioni

 

Inoltre le ossa del Saltriovenator, piene zeppe di tracce lasciate da pesci e invertebrati marini, nutritisi della carcassa dell’animale, testimoniano che la Lombardia occidentale di quel tempo, in cui si estendeva l’oceano di Tetide, lasciava emergere spiagge tropicali e foreste lussureggianti in cui il nostro dinosauro  poteva disporre di spazi abbastanza vasti e in cui si radicava una catena alimentare di tutto rispetto al cui apice c’era il Saltriovenator. E’ il primo caso registrato su ossa di dinosauro. E lascia supporre che il corpo del giovane esemplare venne stroncato in un fondale non molto distante dalla riva della terraferma, a poche decine di metri di profondità dove potevano filtrare ancora i raggi del sole. La fine sabbia calcarea diventata roccia è infatti costituita da calcareniti, che costituisce il Saltrio, composto per lo più dagli scheletri frantumati dei ricci, dalle stelle e dai gigli marini, oltre che dai nautilus e dalle ammoniti, impiegati per datare il Saltriovenator.

Adriana Paolini

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