Geoff Mulgan e la Social Innovation

Pubblicato il 05 aprile 2013 da redazione

Geoff_Mulgan

Geoff Mulgan.

Geoff Mulgan è uno dei policy maker più innovativi del mondo, famoso tra l’altro per aver scritto, insieme a Robin Murray, Julie Caulier Grice, Il libro bianco dell’innovazione sociale  di cui alla fine dell’articolo ne pubblichiamo uno stralcio. Nel libro di Mulgan viene spiegato perché, per salvare ed evolvere il nostro sistema occidentale, dobbiamo fare Social Innovation, ovvero ricercare e costruire soluzioni sistemiche che sfruttino e promuovano l’interazione, l’innovazione e la collaborazione sociale tra gli individui, a qualsiasi livello e a qualsiasi età (http://en.wikipedia.org/wiki/Geoff_Mulgan).

Sui principi della Social Innovation, Mulgan ha sviluppato due importanti enti privati inglesi, orientati a charity, think thank e social investor: la Young Foundation (http://youngfoundation.org/), da lui diretta dal 2004 al 2011, e il National Endowment for Science, Technology and the Arts  (Nesta: www.nesta.org.uk) di cui al momento è Ceo. Queste due importanti società hanno avviato e sostengono moltissimi progetti finalizzati a risolvere i bisogni contemporanei, attraverso l’attivazione della collaborazione e della partecipazione sociale, secondo il metodo Roosevelt: “dobbiamo continuare a generare idee fino a quando non generiamo un cambiamento”.

Franklin Roosevelt fu l’unico presidente americano ad essere eletto per più di due mandati consecutivi. Premiato dagli elettori per il suo forte impegno nello sviluppo di riforme economiche e sociali, riuscì a traghettare il paese fuori dalla grande depressione degli anni Trenta. Fra le sue più importanti innovazioni sociali: l’assistenza sociale e le indennità di disoccupazione, malattia e vecchiaia, e la Securities and Exchange Commision – l’agenzia per il controllo del mercato azionario (http://it.wikipedia.org/wiki/Franklin_Delano_Roosevelt).

Franklin Roosevelt

Franklin Roosevelt.

Quella era l’epoca in cui i cambiamenti sociali comportavano sempre grandi investimenti, sia pubblici sia privati. Oggi, in paesi come Cina, Russia e India, gli investimenti tradizionali costerebbero il doppio, richiederebbero team di lavoro molto grandi e i cambiamenti si completerebbero in tempi così lunghi, da rischiare di arrivare al traguardo ormai già obsoleti.

Ciononostante, qualsiasi tipo di innovazione porta con sé maggior produttività e sviluppo. Quindi non se ne può fare a meno. Cosa farne quindi dei nostri vetusti e obsoleti sistemi? Sfruttarli, per operare cambiamenti orientati a nuovi modelli sistemici, altrimenti l’attuale società, così come noi la conosciamo, crollerà.

Da alcune previsioni emerge che alla fine di questo secolo la salute assorbirà il 50% degli investimenti mondiali e la prima malattia al mondo sarà la depressione. Occorre quindi creare dei collettivi di autoresponsabilizzazione dei soggetti targhet di questi investimenti.

La crisi di certo non aiuta e i vecchi modelli di investimento per lo sviluppo sono troppo onerosi e richiedono il coinvolgimento di grandi strutture burocratiche, spesso povere di creatività e lungimiranza, perché molto lontane dai bisogni  reali delle popolazioni. La burocrazia, però, dispone dei mezzi e del potere necessari a dare gambe e carburante ai progetti. Occorre quindi smobilitare queste risorse finanziarie e indirizzarle a sostegno di tutte quelle forze che insieme possono operare il cambiamento.

E qui nasce l’idea della Social Innovation. Quella di far partire il cambiamento dalla base, coinvolgendo i substrati sociali più grandi e attivandoli quali protagonisti delle fasi creative e progettuali del cambiamento. Chi meglio di loro conosce e sa dove il meccanismo si inceppa o che cosa servirebbe, che ora nessuno riesce neppure a immaginare. Le economie necessarie allo sviluppo e al sostegno dei progetti verranno invece fornite dall’alto e parcellizzate secondo la formula:

A little money X A lot of People = The power of crowdfunding = Democratizzare la produzione.

Su questo percorso, molte sono le realtà già in cammino, specialmente quelle che utilizzano i sistemi digitali e che trasformano gli utenti in veri e propri digital makers.

Tyze, per esempio, è un social media per anziani, che prende in carico gli stessi, attraverso il coinvolgimento network di tutte le figure coinvolte, dagli operatori che danno supporto psicologico e clinico a quello dei famigliari (http://tyze.com/).

Sutton Bookshare è una biblioteca virtuale basata sullo scambio/condivisione dei libri (http://www.sutton.gov.uk/suttonpress/index.aspx?articleid=13168).

Brac promuove e sostiene nuovi modelli di educazione e istruzione (http://www.brac.net/).

Young Scot One Scotland sviluppa progetti di promozione sociale e di apprendimento. (http://www.youngscot.org/info/196-one-scotland-no-place-for-racism).

Action for Happiness, promuove la felicità (http://www.actionforhappiness.org/groups-and-events).

La sfida lanciata dalla Social Innovation è quindi quella di riprendersi gli spazi e attribuir loro nuovi segmenti di esistenza, rielaborando i vecchi modelli. Non si tratta di ringiovanire i modelli passati, ormai superati dalle attuali dinamiche socio- economiche, ma di impiegare le risorse esistenti, delle quali ciascuno di noi è detentore. Gli obiettivi futuri, che riguardano ad esempio la riduzione delle emissioni di Co2, la lotta alla povertà e la salvaguardia della salute delle persone, richiedono l’impegno di tutte le parti sociali, dai vecchi, ai giovani fino ai bambini. Tutti pronti a mettersi in gioco e a trovare soluzioni per invertire la tendenza mondiale, sia sociale sia economica, al decadimento globale, che ha compromesso i mercati, impennato i costi a un livello insostenibile, e generato un senso di insicurezza e impotenza generale.

Il forte uso di sistemi networks ramificati permetterà, a tutti coloro che si sentono di impegnarsi in questo progetto, di relazionarsi e comunicare rapidamente sulle problematiche più diverse e finalmente pensare a come migliorare la dimensione umana. L’utente si fa così maker dei suoi bisogni e del prodotto che gli serve per soddisfarli, ideandolo lui stesso, fino a delineare gli stessi assetti sociali.

Quest’anno a Londra si terrà il Futere Fest, la prima manifestazione, interamente dedicata al Social Innovation.

di Adriana Paolini

Biografia

Geoff Mulgan è nato nel 1961.

–       Director of Policy e direttore dello “Strategy Unit” del governo di Tony Blair

–       Ha fondato e diretto il centro studi Demos.

–       È stato reporter per la BBC.

–       Ha fatto parte del board della Work Foundation, dell’Health Innovation Council, della rivista The Policy Quarterly, del Design Council.

–       È stato presidente di Inolve, istituzione del governo inglese, finalizzata al coinvolgimento dei cittadini nella ricerca medica.

–       È visiting professor presso la London School of Economics, l’University College London e la Melbourne University.

–       Insegna regolarmente presso la China Executive Leadership Academy, uno dei 4 principali centri di eccellenza per la formazione dei futuri leader cinesi.

–       Attualmente è presidente anche dello Studio Schools Trust e dell’associazione internazionale Social Innovation Exchange, un network di oltre 5000 persone impegnate a promuovere la formazione e lo scambio di best practice in tema di innovazione sociale.

–       È autore di numerosi libri tra cui: The Art of Public Strategy Mobilising Power and Knowledge for the Public Good (OUP, 2008), Good and Bad Power: the ideals and betrayals of government (Penguin, 2006), Connexity (Harvard Business Press, 1998). A febbraio del 2013 è uscito il suo ultimo saggio The Locust and the Bee per la Princeton University Press.

Pubblichiamo, di seguito, uno stralcio de “Il libro bianco sull’innovazione sociale”.

Questo libro raccoglie le innumerevoli strategie attraverso cui le persone stanno cercando e creando nuove e sempre più effettive risposte alle più grandi sfide dei nostri tempi: come ridurre le emissioni di Co2, come mantenere le persone in salute, come mettere fine alla povertà.

Sono qui descritti i metodi e gli strumenti per l’innovazione impiegati nelle diverse culture e nei diversi settori, il settore pubblico come quello privato, la società civile come quella più intima del nucleo familiare tutti ricondotti ad un unico terreno comune, ovvero quello dell’economia sociale, dell’imprenditoria e delle iniziative sociali. Questo libro riunisce input provenienti da centinaia di organizzazioni per documentare quelli che sono i metodi principali impiegati nelle diverse parti del mondo. I materiali che qui abbiamo raccolto mirano a sostenere tutti coloro che agiscono per garantire l’innovazione sociale: politici che possono aiutare a creare le condizioni giuste per lo sviluppo, fondazioni e filantropi che possono raccogliere fondi e supportare la causa, organizzazioni sociali che effettivamente cercano di rispondere ai bisogni della società, ed infine le imprese sociali egli stessi innovatori.

I sei momenti dell’innovazione sociale

Abbiamo identificato sei momenti che portano l’idea dal nascere al suo effettivo svilupparsi. Tali momenti non sono sempre sequenziali (alcune innovazioni compiono dei veri e propri balzi), e vi sono dei loop tra l’uno e l’altro. Essi possono anche essere pensati come fossero degli spazi coincidenti, con culture e abilità differenti. Questi sei momenti rappresentano un’utile cornice per pensare ai differenti supporti che gli innovatori tanto quanto le innovazioni hanno bisogno per crescere.

1. Suggerimenti, ispirazioni e diagnosi .

In questo primo livello sono inclusi tutti quei fattori che sottolineano il bisogno di innovazione come le crisi, il taglio alla spesa pubblica, e via discorrendo così come le ispirazioni che danno il via al processo, dall’immaginazione creativa alle nuove prove. Questo momento implica una diagnosi del problema e una stesura delle domande che indirizzeranno la ricerca di modo che vengano evidenziati non solo l e indicazioni superficiali, ma anche le cause profonde della questione, e porre la giusta domanda significa essere a metà del cammino verso la giusta soluzione. In altre parole, questo livello consiste nell’andare al di là dei meri segnali che la questione mostra a prima vista, al fine di identificarne le cause prime.

2. Proposte e idee.

Questo  è  il momento in cui si generano le idee. Questo processo può significare il ricorso ad un metodo formale come per esempio i metodi creativi per estendere l’insieme delle opzioni possibili. Molti metodi facilitano ad identificare le corrette intuizioni ed esperienze da un ampio spettro di fonti.

3. Prototipi ed esperimenti. 

È  giunto ora il momento dell’experimentum crucis. L’idea viene verificata o semplicemente provando se funziona nella pratica, o attraverso esperimenti più formali, prototipi e test controllati su situazioni casuali. Il processo di rifinizione e verifica dell’idea  è  particolarmente importante per l’economia sociale poiché  è attraverso l’iterazione, il processo conoscitivo per prova ed errore, che le coalizioni si rinforzano (per esempio coordinando gli users e i professionisti) e i conflitti trovano una soluzione (e ciò vale anche per quei contrasti in cui gli interessi delle diverse parti si intrecciano). Questa terza fase  è  anche quella in cui si inizia a concordare sulla valutazione del possibile successo dell’innovazione.

4. Conferme.

Questa rappresenta la fase in cui l’idea iniziale entra a far parte dell’uso comune. Ciò ne implica la raffinazione (che spesso porta ad una sua ottimizzazione), e l’identificazione del flusso delle entrate per assicurare la sostenibilità finanziaria a lungo termine dell’azienda, dell’impresa sociale o dell’associazione di beneficenza, cosicché il processo di innovazione possa essere portato avanti. Questo significa, nel settore pubblico, identificare quelli che sono i budget, le equipe e le altre risorse strategiche, come per esempio la legislazione.

5. Organizzazione e diffusione.

A questo punto vi  è un vasto range di strategie per accrescere e diffondere un’innovazione. L’emulazione e l’ispirazione giocano anch’esse un ruolo fondamentale per diffondere un’idea o una pratica, la domanda vale infatti tanto quanto l’offerta: la domanda del mercato tanto quanto quella di chi attua piani politici ed economici  è  fondamentale per divulgare un nuovo modello di successo. In inglese questo processo viene definito “scaling” ed in alcuni casi non si poteva trovare una parola più appropriata, in quanto l’innovazione o  è  generalizzata all’interno di una organizzazione o l’organizzazione stessa si espande. Resta il fatto che “scaling”  è un concetto che deriva dal lessico della produzione di massa, mentre le innovazioni penetrano nell’economia sociale in molti altri modi, sia attraverso l’emulazione sia attraverso la fornitura di supporti e uno scambio di know how secondo un andamento di crescita più organico eadattivo.

6. Cambiamento del sistema di riferimento.

Questo rappresenta il fine ultimo di ogni innovazione sociale. Un cambiamento del sistema di riferimento di solito comportano l’interazione di diversi elementi: movimenti sociali, imodelli economici, le leggi eleregolamentazioni, idati e le infrastrutture, e modi totalmente nuovi di pensare e di agire. Il cambiamento di paradigma implica generalmente nuove cornici e strutture messe insieme da molte innovazioni più piccole. Molto spesso le innovazioni sociali emergono per far fronte alle ostili barriere di un ordinamento precedente. Alcuni pionieri possono anche riuscire a schivare queste barriere ma l’entità della possibilità di crescita dipende spesso dalla creazione di nuove condizioni per rendere le innovazioni economicamente fattibili. Queste condizioni includono nuove tecnologie, catene di supporto, forme istituzionali, abilità e strutture fiscali e normative. Lo slittamento di sistema porta anche a cambiamenti nel settore pubblico come in quello privato, nell’economia di sostegno, cambiamenti che di solito avvengono nel lungo periodo di tempo.”

http://www.societing.org/wp-content/uploads/Open-Book.pdf

2 Comments For This Post

  1. Gennaro B. Says:

    Quelli di societing e di social innovation sono temi davvero interessanti. Insieme ai colleghi dell’università stiamo avendo modo di approfondirli.

  2. Melania Guadagno Says:

    Nei tempi in cui viviamo i progressi tecnici e scientifici forniscono gli strumenti per attuare la social innovation: porre al centro delle attività economiche l’individuo e considerare il denaro come uno strumento per facilitare la produzione e lo scambio di beni. L’approccio societing prevede la democratizzazione di tutto il processo economico rendendolo più umano. Imprenditori e lavoratori non devono più essere spinti alla lotta reciproca, bensì impegnati nel creare ricchezza per il benessere individuale e sociale.

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