Categoria | Cultura, Primopiano

Egli bevve il sangue di alcuni bianchi

Pubblicato il 08 luglio 2019 da redazione

Falco Nero

 

Parla Falco Nero

Le tribù non si unirono. Presso il fiume Mississippi sorse un nuovo campo militare a cambiare il corso della storia: Falco Nero (1767/1838) della tribù Osakiwug, le cui ricche terre erano state strappate dal trattato del 1804. “Ho firmato il trattato sapendo che, con quell’atto, acconsentivo a che il mio villaggio mi venisse sottratto.” Falco Nero parlò; la sua gente era stata “costretta alla guerra con l’inganno!”. Dopo la sua morte le ossa di Falco Nero furono sottratte dalla tomba per mano dei bianchi ed esposte nel Museo della Società Storica a Burlington, Iowa.

Falco Nero è un indiano. Egli non ha fatto nulla di cui un Indiano debba vergognarsi. Ha combattuto con i suoi fratelli, le squaw e i papoose, contro gli uomini bianchi che sono venuti, anno dopo anno, a ingannarli e a portare via le loro terre. Voi conoscete la ragione per la quale noi combattiamo questa guerra. Tutti gli uomini bianchi la conoscono. Dovrebbero vergognarsi di ciò. Gli uomini bianchi parlano male degli indiani e li guardano con disprezzo. Ma l’Indiano non mente; gli Indiani non rubano.

Un Indiano che fosse malvagio come gli uomini bianchi non potrebbe vivere nella nostra nazione; sarebbe messo a morte e dato in pasto ai lupi. Gli uomini bianchi sono cattivi educatori; guardano e agiscono falsamente; sorridono in faccia al povero Indiano per ingannarlo; stringono loro la mano per ottenere la confidenza, per ubriacarli, ingannarli e traviare le loro mogli. Abbiamo detto loro di lasciarci soli; ma essi hanno continuato ad intralciare i nostri sentieri, e si sono insinuati fra noi come il serpente. Ci hanno avvelenati con il loro contatto. Non eravamo più sicuri. Vivevamo nel pericolo. Stavamo diventando come loro, ipocriti e bugiardi, adulteri, fannulloni, parolai e perdigiorno.

Ci rivolgemmo al Grande Spirito. Andammo dal nostro Grande Padre. Fummo incoraggiati. Ci diede come aiuto belle parole e grandi promesse, ma non abbiamo ottenuto soddisfazione. La situazione peggiorava. Non si trovavano cervi nelle foreste. L’opossum e il castoro scappavano, le sorgenti si asciugavano e le nostre donne e i bambini non avevano di che mangiare per sfamarsi; radunammo un consiglio e accendemmo un grande fuoco. Gli spiriti dei nostri padri apparvero e ci dissero di vendicare i nostri torti o di morire…

Lanciammo il nostro grido di guerra e disseppellimmo il tomahawk; le nostre lame erano pronte, e il cuore di Falco Nero batteva forte nel petto quando guidò i suoi guerrieri in battaglia. Ora egli è contento. Andrà nel mondo degli spiriti felici. Ha fatto il suo dovere. Suo padre lo incontrerà là e lo loderà. Falco Nero è un vero Indiano, e disdegna di piangere come una donna. Si preoccupa per sua moglie, per i suoi bambini, i suoi amici. Ma non per se stesso. A lui stanno a cuore solo la sua nazione e gli Indiani. Essi soffriranno. Si lamenteranno del loro destino. Gli uomini bianchi non fanno scalpi: ma fanno di peggio – avvelenano il cuore, esso non è più schietto come una volta. Agli allevatori indiani non sarà fatto lo scalpo, ma in pochi anni, essi diventeranno come gli uomini bianchi, così che voi non potrete aver fiducia in loro, e ci saranno, come avviene nelle faccende dei bianchi, quasi tanti ufficiali quanti uomini, i quali si cureranno di loro e manterranno l’ordine.

Addio mia nazione. Falco Nero ha tentato di salvarti, e di vendicare i tuoi torti. Ha bevuto il sangue di alcuni bianchi. E’ stato fatto prigioniero e i suoi progetti sono stati distrutti. Non può fare di più. E’ vicino alla fine. Il suo sole sta calando ed egli non si alzerà più. Addio Falco Nero.

 

https://it.wikipedia.org/wiki/Falco_Nero_(capo_indiano)

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