Categoria | Arte-Appuntamenti

Danze tradizionali sarde

Pubblicato il 13 agosto 2013 da redazione

La Sardegna è una delle regioni italiane che tiene viva ancora oggi la tradizione del ballo di folclore, praticato soprattutto nelle zone centrali dell’isola: Barbagia, Baronia, Barigadu, Goceano, Marghine, Mandrolisai, Montiferru.

Si tratta di una danza di grande interesse antropologico, molto differente dalle altre danze tradizionali ancora presenti nelle altre parti della nostra penisola. Questo ballo si colloca tra le danze mediterranee che maggiormente hanno mantenuto una funzione terapeutica e liberatoria, generata dall’interazione di passi e strutture; i movimenti frenetici ondulatori del corpo e l’abilità con i quali vengono eseguiti manifestano la natura sacrale ed estetica del rito coreutico.

La storia

Non si hanno notizie sicure sulle origini di questo ballo; si ritiene che possa scaturire dalle cerimonie sacre preistoriche, celebrate per propiziarsi un buon raccolto o una caccia abbondante. Il ballo sardo veniva inoltre praticato come momento di svago e di aggregazione sociale, esercitato principalmente nelle piazze, a ridosso del sagrato delle chiese.

La danza veniva accompagnata dalle launeddas, uno strumento musicale a fiato policalamo ad ancia battente, costituito da diversi tipi di canne, di antichisse origini sarde, in grado di generare polifonia, suonato con la tecnica della espirazione circolare.

Gli altri strumenti musicali che maggiormente conducono il ballo sono l’organetto diatonico, l’armonica a bocca, la fisarmonica e differenti tipi di flauti a canna. In particolare nella Barbagia e nel Nuorese prevale l’utilizzo dell’organetto diatonico mentre nel campidanese viene impiegata la fisarmonica. A volte il ballo viene ritmato dal canto tenore.

Oltre allo strumento musicale il ballo sardo in origine è fortemente legato al fuoco, tant’è che ancora oggi, in occasione delle vigilie delle feste paesane, si preparano dei fuochi attorno ai quali danzare. La figura dominante eseguita dai ballerini è, infatti, il cerchio nel quale tutte le coppie di tengono per mano (a manu tenta) o per le braccia danzando in senso orario e dando vita a un movimento ritmico e melodico che stabilisce un legame tra chi esegue la musica e chi la balla.

Le tipologie di ballo

Il movimento base del ballo è un assecondamento ritmico simile a un sussulto cui partecipa soprattutto il tronco del corpo, sul quale si innestano i vari passi, ognuno dei quali corrisponde all’unisono con il ritmo musicale; la parte superiore del corpo si mantiene rigida, mentre il movimento è affidato esclusivamente agli arti inferiori.

La maggior parte dei balli sardi tradizionali si divide in due famiglie principali: danze mono-strutturate e danze bi-strutturate, differenziate dall’uso di due ritmi differenti (seriu e alligru).

Le danze momo-strutturate, di origine più antica, prevedono un andamento ritmico e di movenza omogenea e sono eseguite generalmente sulle note delle launeddas, sul canto monodico o sul canto polifonico dei tenores, senza cambio di tonalità o di parti melodiche differenti. Fanno parte di queste tipologie:

  • su ballu seriu (letteralmente “il ballo posato”);
  • su passu torrau (letteralmente “il passo ritornato”);
  • su ballu tsoppu (letteralmente “il ballo zoppo”);
  • su ballu gabillu (letteralmente “il ballo montagnino”);
  • su passu ‘e trese (letteralmente “il passo a tre”).

Le danze bi-strutturate sono composte da una parte lenta (sa seria o su passu) e da una più energica e briosa, sui toni melodici più alti (sa lestra o brincada) in cui i ballerini evidenziano il cambio introducendo salti, battute di piede e aumentando il movimento ondulatorio di tutto il corpo. Fanno parte di queste tipologie:

  • sa dantza
  • su ballu brincadu
  • su ballu sàrtiu
  • su dillu o dìllaru o dènnaru
  • su bìcchiri
  • sa logudoresa
Ballu seriu.

Ballu seriu.

Su ballu antigu

Simile a su ballu tundu, quello antigu si differenzia per le note più lente e cadenzate. È il ballo più antico e che ha subito meno trasformazioni nel tempo. Veniva ballato nelle piazze in occasione di feste paesane e con la partecipazione di persone di ogni età e ceto sociale. E’ un ballo molto semplice, facilmente eseguibile da chiunque e con l’accompagnamento di una singola voce, di solito quella di un tenore.

Su ballu gabillu.

Su ballu gabillu.

Su ballo tondo

Il ballo tondo o ballo in cerchio, un’evoluzione del ballo antigu, era la forma coreografica dominante nell’antichità. Esso si è preservato in Italia soprattutto in Sardegna, dove ne esistono numerose varianti con diverse denominazioni (passu, passu torrau, dillu, dantza, bicchiri, tsoppu, ecc.). Su ballu tundu, detto anche semplicemente ballu, è una danza collettiva che richiede la partecipazione di un gruppo di balladores affiatati, i quali formano un corpo danzante organico e vivo, fortemente condiviso al proprio interno, e molto partecipato dal pubblico, soprattutto negli ultimi anni. Probabilmente questa rottura del cerchio è oggi stimolata anche dalla sempre e più frequente spettacolarizzazione dei tanti gruppi folcloristici, per i quali l’introversismo del ballo esclude lo sguardo dello spettatore dalla scena, madre dello spazio coreutico, e che, rappresenta spesso un ostacolo all’esibizione coreografica dei ballerini.

Si tratta di un ballo allegro che viene eseguito praticamente in qualsiasi festa, sagra o manifestazione, specialmente in Barbagia.

Si esegue tenendosi per mano a braccia strette e ripiegate sui gomiti eseguendo un doppio passo più cadenzato del piede destro. I danzatori sono disposti a formare un cerchio (tundu), da cui si stacca a turno una coppia che balla ponendosi in evidenza. Due i movimenti fondamentali che lo caratterizzano: sa seria, la parte introduttiva in cui il passo rimane pressoché invariato rispetto all’originario ballu anticu e su sartiu, la parte più dinamica. Nel corso del tempo, soprattutto per permettere allo sguardo di cogliere l’abilità dei danzatori che seguono variazioni coreografiche spettacolari e di estrema difficoltà, la figura classica spesso si è modificata, a favore di una maggior apertura all’esterno.

Questa danza viene eseguita con le launeddas, l’organetto, l’armonica a bocca, la fisarmonica e a volte con la chitarra.

Sa danza.

Sa danza.

Sa danza

Originario della Barbagia, viene danzato a coppie poste l’una di fianco all’altra che si prendono per mano tenendo le braccia semiflesse. Il passo base è composto da due saltelli sul piede destro, a cui segue un inchino con appoggio sul piede sinistro e una serie di passi laterali verso sinistra o verso destra in cui, a un passo semplice, segue un passo in cui viene posto avanti il piede sinistro, quindi si avvicina il piede destro riportandolo immediatamente in avanti. Per questo motivo viene considerato uno dei balli più impegnativi e faticosi.

Su ballu e Ulassa

Su ballu e Ulassa, ballo di Ulassai, si fonda sui ritmi del ballo Ogliastrino; è costituito sostanzialmente da tre tempi diversi: “su primu pè, su de dus peisi e sa serrada”, i primi due sono uguali, il terzo scandisce la chiusura. Nel Su ballu Ulassa il ballerino parte nel primo tempo con il piede destro, inserendo dei passi intermedi che portano un’evoluzione al ballo stesso, chiamata passu sesi. Nella danza si procede avanti nel primo tempo, si punta nel secondo e si retrocede nel terzo, poi si ricomincia. Questo ballo viene esibito sia in coppia con la dama sia tra uomini e può essere serio, ma anche molto ritmato.

Su passu torrau o sa Mamujadina

Ballo originario di Mamoiada, viene ancora oggi chiamato Mamujadina dalle persone dei vicini paesi di Orgosolo, Oliena, Nuoro e Ollolai. Si pensa si sia sviluppato in occasione delle feste in onore dei santi Cosma e Damiano che, per l’occasione, venivano ospitati nelle ‘umbissias (stanzette). Oggi il balletto si è diffuso in tutta la Sardegna e non c’è gruppo che non intoni una canzone con queste note. Prevede passi in avanti in cui si inserisce “la corsa”, una serie di passi avanti seguiti dal ritorno sul passo precedente e “s’intrada” con due inchini, quando è doppia si esegue il doppio inchino al rientro nel cerchio (torrau = ritorno).

Viene formato prima il ballo tondo, a seguire gli organizzatori (su sotziu) fanno emergere le coppie al centro, ogni tanto ordinano il cambio, facendo rientrare l’uomo nel cerchio e, a seguire, la donna sceglie un altro cavaliere sempre dal cerchio; dopo un po’si inverte e mandano a posto la donna e così via, nessuno può uscire senza l’ordine determinato dai su sotziu. Danzato in coppia o, più raramente, da gruppi formati da un uomo e due donne viene eseguito con flessioni sulle ginocchia e tenendo le braccia strettamente aderenti al corpo e ripiegate sui gomiti.

Il numero delle coppie o dei gruppi danzanti, in genere sei o otto, deve essere sempre in numero pari per permettere determinate figure coreografiche.

In origine nasce a voce o accompagnato da Su ‘Ussertu, attualmente con diversi strumenti: organetto diatonico, fisarmonica, armonica a bocca, trunfa.

Su dillu

Danza originaria del Goceano è composta da un solo movimento che consiste in due saltelli sul piede destro e due sul piede sinistro. Di radice profana, pare venisse anticamente eseguita come forma di scongiuro per le vittime della puntura della malmignatta (s’argia o arza), un ragno velenoso, per allontanare il pericolo della morte. Tale ipotesi sarebbe documentata non solo sul fatto che da esso deriva su ballu ‘e s’arza (il ballo della malmignatta), eseguito a passo di dillu, ma anche dal nome stesso del ballo. La parola dillu sarebbe infatti una contrazione di “dilliriu” che significa delirio, inoltre le parole che accompagnano spesso la danza “dilliri, dilliri, dillirana”, richiamano per assonanza la stessa parola ‘dillirium’.

Un’altra ipotesi invece fa risalire il nome del ballo da “dillisu” (beffa, scherno) e sostiene che nell’antichità il ballo venisse eseguito a seguito di una razzia di bestiame (“bardana”) come festeggiamento per essere riusciti a prendersi gioco dei proprietari della mandria.

Su ballu Corridore

Prevalentemente eseguito durante i matrimoni, viene praticato con una coreografia che prevede intrecci, serpentoni e chiocciole ed è accompagnato dall’organetto o dall’armonica a bocca. A volte viene anche chiamato “dillu”.

I tratti distintivi della danza sarda si possono così sintetizzare:

  • impianto coreografico basilare: predominio del ballo tondo, anche se oggi un po’ in declino;
  • vettore direzionale spaziale: rotazione in senso solare del cerchio;
  • prossemica: connessione obbligatoria con presa per mano (ed eventuale intreccio di braccia) tra i danzatori;
  • postura dominante: corpo eretto con scarsa mobilità della parte superiore ed estrema vivacità degli arti inferiori;
  • rapporto musica-danza: stretta corrispondenza fra metrica coreutica e metrica musicale (ogni motivo coreutico corrisponde alla pikkiada musicale);
  • metrica coreutica: struttura modulare codificata e possibilità di micro variazioni individuali;
  • somatizzazione ritmica: frammentazione delle cadenze ritmiche e conseguente tremolio sussultorio;
  • alta specializzazione tecnica di suonatori e ballerini, con tendenza a personalizzare e stilizzare il repertorio di appartenenza.

 di Annamaria Rivolta

Linkografia:

http://it.wikipedia.org/wiki/Ballo_sardo

http://www.taranta.it/ballos.html

http://ballosardo.blog.tiscali.it/2008/03/21/le_origini_del_ballo_sardo___1873218-shtml/?doing_wp_cron

2 Comments For This Post

  1. franca Says:

    Bellissimo articolo sulle tradizioni folcloristiche della nostra meravigliosa Sardegna .Il ballo sardo è effettivamente tradizione più viva che mai!praticata in occasione di ogni festa … sagra paesana ,festa patronale ecc … ballano tutti indistintamente dai nonni ai bambini per puro divertimento è un rito comunitario,e non spettacolo a scopo di lucro … Brava Annamaria !!!

  2. Salvatore ledda Says:

    Bellissima storia quello del ballo sardo?,siamo rimasti fermi
    20 anni dal1980 al 2000
    Poi si è ripreso, grazie anche alle scuole di ballo sardo.
    Anche se potrebbe essere
    Pericoloso l’insegnamento non acurato
    Del ballo stesso
    Io mi sento figlio del folklore sardo,mio padre iniziò nelglianni50
    E spero che questa tradizione non tramonti mai. (Santa giusta Salvatore Ledda )

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