Controllare arti artificiali attraverso il sistema sensomotorio e visivo

Pubblicato il 16 settembre 2018 da redazione

intelligenza

 

Il cervello umano contiene numerose aree funzionali dedicate al funzionamento delle mani, sia nel sistema sensomotorio sia in quello visivo.

Il nostro cervello potrebbe riutilizzare risorse neurali, originariamente sviluppate per supportare la funzione della mano, impiegandole nel controllo di arti artificiali.

Sono, infatti, stati studiati individui privi dell’uso della mano, o per ragioni congenite o in seguito a incidenti, attraverso l’utilizzo della risonanza magnetica funzionale e si è dimostrato che l’uso quotidiano di un arto artificiale/protesi, stimola le aree visive funzionali della mano, nella corteccia occipitotemporale laterale.

Questo è stato riscontrato anche quando venivano presentate immagini di protesi attive, non necessariamente strutturate secondo le caratteristiche visive di una mano vera e propria, come ad esempio una protesi “a uncino”.

Inoltre, si è dimostrato che grazie alle aree funzionali dedicate al coordinamento delle mani, l’uso quotidiano di una protesi determina comunicazioni inter-rete su larga scala, che favoriscono una maggiore connettività funzionale tra le aree visive e quelle sensoriali-selettive dell’arto a riposo, proporzionate all’intensità dell’uso quotidiano dello stesso.

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Ulteriori analisi hanno rivelato un triplice accoppiamento tra attività protesica, connettività visuomotoria e suo utilizzo, suggerendo un possibile ruolo del sistema motorio nella modellazione della rappresentazione, dipendente dalle aree visive selettive della mano e viceversa.

Inoltre, i soggetti partecipanti al controllo di normalità, che osservano abitualmente l’uso di protesi (anche se in modo meno intenso rispetto a quelli che ne sono personalmente dotati), hanno mostrato associazioni significativamente più deboli tra il grado di osservazione della protesi e l’attività della corteccia visiva o la connettività.

Nell’insieme, i risultati dello studio suggeriscono che il comportamento motorio quotidiano alterato facilita l’elaborazione visiva della protesi e modella la comunicazione attraverso le aree selettive della mano. Questo substrato neurofisiologico può ispirare nuovi approcci di riabilitazione, per migliorare l’uso dei dispositivi sostitutivi esistenti e favorire l’implementazione delle future tecnologie assistive e aumentative.

la Redazione

 

Linkografia: https://academic.oup.com/brain/article/141/5/1422/4924496

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