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Comitato sui diritti del fanciullo: ONU vs Santa Sede.

Pubblicato il 28 febbraio 2014 da redazione

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Pubblichiamo integralmente il documento redatto dalle Nazioni Unite contenente le raccomandazioni alla Santa Sede in merito agli abusi sessuali sui minori.

Nazioni Unite CRC/C/VAT/CO/2 – Convenzione sui Diritti dei bambini – Distr. Generale 31 gennaio 2014.
Comitato sui diritti del fanciullo
Osservazioni conclusive sulla seconda relazione periodica della Santa Sede (Adottata dal Comitato nella sua sessantacinquesima sessione 13-31 gennaio 2014) .

1. La commissione ha esaminato la seconda relazione periodica della Santa Sede (CRC/C/VAT/2) nella riunione 1852 (vedi CRC/C/SR.1852), tenutasi il 16 gennaio 2013 e ha adottato, nella riunione 1875, tenutasi il 31 gennaio 2014, le seguenti osservazioni conclusive.

I. Introduzione
2. Il Comitato accoglie con favore la presentazione del secondo rapporto periodico della Santa Sede

(CRC/C/VAT/2) e le risposte scritte alla sua lista di problemi (CRC/C/VAT/Q/2/Add.1). Il Comitato tuttavia si rammarica che la seconda relazione periodica sia stata presentata con notevole ritardo, impedendo così alla commissione di riesaminare l’attuazione della Convenzione, negli ultimi 14 anni, da parte della Santa Sede.

3. Il Comitato accoglie con favore il dialogo aperto e costruttivo con la delegazione multi-settoriale della Santa Sede, nonché gli impegni positivi da parte della sua delegazione durante il dialogo, in numerosi settori. In particolare, il Comitato prende atto positivamente della volontà espressa dalla delegazione della Santa Sede per cambiare atteggiamenti e pratiche e auspica l’adozione di misure tempestive e ferme per l’attuazione concreta dei suoi impegni.

4. Il Comitato ricorda alla Santa Sede che le presenti osservazioni conclusive dovrebbero essere lette insieme alle osservazioni conclusive sulla relazione iniziale della Santa Sede, nel quadro del Protocollo opzionale, sul coinvolgimento dei bambini nei conflitti armati (CRC/OPAC/VAT/CO/1) nonché quelle sulla relazione iniziale attraverso il Protocollo opzionale sulla vendita di bambini, la prostituzione infantile e la pornografia infantile (CRC/C/OPSC/VAT/CO/1), adottata il 31 gennaio 2014.

II. Misure successive intraprese e dei progressi compiuti da parte dello Stato
5. Il Comitato accoglie con favore l’adozione dei seguenti provvedimenti legislativi :
(a) Legge n.VIII dello Stato della Città del Vaticano sulle Norme Complementari su questioni penali, Titolo II: Crimini contro i bambini;
(b) Legge n.IX dello Stato della Città del Vaticano, del 11 luglio 2013, contenente modifiche al codice penale e al codice di procedura penale.

6. Il Comitato accoglie con favore la ratifica della Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale del 25 gennaio 2012.

7. Il Comitato accoglie inoltre le seguenti misure istituzionali e politiche:
(a) Creazione di una Commissione pastorale per la protezione dei minori, con l’obiettivo di proporre nuove iniziative per lo sviluppo di programmi che garantiscano luoghi sicuri per i bambini e migliorino gli sforzi della pastorale verso le vittime di abusi in tutto il mondo, 5 Dicembre 2013;
(b) Istituzione di un Ufficio speciale all’interno del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano per sorvegliare l’attuazione degli accordi internazionali di cui la Città del Vaticano è parte, 10 agosto 2013.

III . Specificità per l’attuazione della Convenzione
8. Il Comitato è consapevole della duplice natura della ratifica da parte della Santa Sede della convenzione in qualità di governo dello Stato della Città del Vaticano, e anche quale soggetto sovrano di diritto internazionale, avente personalità giuridica originaria e indipendente da qualsiasi ente territoriale o giurisdizionale. Pur essendo pienamente consapevole che i vescovi e i superiori degli istituti religiosi non agiscono come rappresentanti o delegati del Romano Pontefice, il Comitato, tuttavia, rileva che i subordinati in ordini religiosi cattolici sono tenuti all’obbedienza al Papa in conformità ai canoni 331 e 590. Il Comitato ricorda quindi alla Santa Sede che ratificando la Convenzione, la stessa si è impegnata ad applicare la Convenzione non solo sul territorio dello Stato della Città del Vaticano, ma anche quale potere supremo della Chiesa cattolica, attraverso gli individui e le istituzioni poste sotto la sua autorità.

IV . Le principali aree di preoccupazione e raccomandazioni
A. Misure generali di attuazione (artt. 4 , 42 e 44 , par. 6 , della Convenzione).

Precedenti raccomandazioni del Comitato
9. Il Comitato si rammarica che la maggior parte delle raccomandazioni contenute nelle osservazioni conclusive del Comitato del 1995, sulla relazione iniziale della Santa Sede (CRC/C/15/Add.46 ), non siano state pienamente affrontate.

10. Il Comitato esorta lo Stato a prendere tutte le misure necessarie per affrontare le raccomandazioni esposte nelle osservazioni conclusive del rapporto periodico iniziale, ai sensi della Convenzione, che non sono state attuate o attuate in modo insufficiente, in particolare quelle relative alla non discriminazione, in relazione al diritto dei bambini di esprimere le proprie opinioni e questioni familiari.

Riserve
11. Il Comitato accoglie con favore la dichiarazione della delegazione della Santa Sede che un eventuale ritiro delle sue riserve alla Convenzione è attualmente in esame.
Alla luce della sua precedente raccomandazione, il Comitato ribadisce la sua preoccupazione (
CRC/C/15/Add.46 para. 10) sulle riserve della Santa Sede alla Convenzione, che minano il pieno riconoscimento dei bambini come soggetti di diritti e condizionano l’applicazione della Convenzione circa la sua compatibilità con le fonti del diritto dello Stato della Città del Vaticano.

12. Il Comitato raccomanda che la Santa Sede intraprenda i passi necessari per ritirare tutte le proprie riserve e garantire la precedenza della Convenzione sulle leggi e i regolamenti interni.

Legislazione
13. Pur accogliendo con favore l’approccio della Santa Sede per garantire che la legislazione dello Stato della Città del Vaticano sia conforme alla Convenzione, il Comitato si rammarica del fatto che lo stesso approccio non sia stato seguito dalle sue leggi interne, tra cui il Diritto Canonico. Il Comitato è inoltre preoccupato che alcune delle norme del diritto canonico non siano conformi alle disposizioni della Convenzione, in particolare quelle relative ai diritti dei bambini ad essere protetti contro la discriminazione, la violenza e tutte le forme di sfruttamento sessuale e di violenza sessuale.

14. Il Comitato raccomanda che la Santa Sede intraprenda una revisione globale del quadro normativo, in particolare del Diritto Canonico, al fine di garantire la piena conformità con la Convenzione.

15. Il Comitato rileva positivamente la dichiarazione della delegazione, durante il dialogo, che la Santa Sede prenderà in considerazione l’istituzione di un meccanismo, che avrà il compito di coordinare l’attuazione della Convenzione, ma si rammarica che tale meccanismo non sia già stato avviato.

16. Il Comitato raccomanda che la Santa Sede istituisca un meccanismo ad alto livello con il mandato e la capacità di coordinare l’attuazione dei diritti dei bambini in tutti i Consigli Pontifici, conferenze episcopali di vescovi, come pure gli individui e le istituzioni di natura religiosa che funzionano sotto l’autorità della Santa Sede. Tale meccanismo, per adempiere al proprio mandato, dovrebbe essere dotato di adeguate risorse umane, finanziarie e tecniche.

Allocazione delle risorse
17. Il Comitato apprezza le numerose attività intraprese a livello di base e finanziate da chiese cattoliche, fondazioni e organizzazioni di tutto il mondo, per sostenere e proteggere i bambini nelle situazioni più vulnerabili e fornire loro, tra le altre, opportunità di istruzione, sanità, cure sociali, e altri servizi di sostegno alla famiglia. Il Comitato rileva tuttavia l’assenza di un approccio complessivo basato sui diritti dei minori nell’assegnazione delle risorse ai bambini e la mancanza di un sistema in grado di monitorare le spese della Santa Sede a favore dei bambini, nonché quelle effettuate dalle organizzazioni e istituzioni legate alla Chiesa, in altri Stati in cui la Santa Sede ha influenza e impatto.

18. Alla luce della sua giornata di discussione generale nel 2007 sulle “Risorse per i diritti del fanciullo – Responsabilità degli Stati ” e con particolare attenzione agli articoli 2 , 3 , 4 e 6 della Convenzione, il Comitato raccomanda che la Santa Sede :
(a) effettui una valutazione completa delle risorse relative al budget necessarie per l’attuazione dei diritti dei bambini che vivono nello Stato della Città del Vaticano, nonché per la promozione e la tutela dei diritti dei minori all’interno delle organizzazioni cattoliche e le sue istituzioni in altri Stati.
(b) instauri un sistema importante di valutazione per calcolare se le risorse stanziate contribuiscano al miglior interesse del bambino, con particolare attenzione ai bambini in situazioni più vulnerabili.

Monitoraggio indipendente
19. Il Comitato rileva che, nel mese di agosto 2013, è stato istituito un Ufficio speciale per sorvegliare l’attuazione degli accordi internazionali, di cui lo Stato della Città del Vaticano è parte, e che la Commissione, creata nel dicembre 2013, sarà abilitata a ricevere le denunce dei bambini sugli abusi sessuali. Il Comitato è tuttavia preoccupato che la Santa Sede non abbia istituito un meccanismo per monitorare il rispetto e la conformità ai diritti dei bambini da parte degli individui e delle istituzioni di natura religiosa sotto l’autorità della Santa Sede , tra cui tutte le scuole cattoliche, come pure nella Città dello Stato del Vaticano.

20. Tenendo conto del commento No.2 (2002 ), del Comitato generale, sul ruolo delle istituzioni indipendenti per i diritti umani, il Comitato raccomanda che la Santa Sede istituisca un meccanismo indipendente per il monitoraggio dei diritti dei bambini, con mandati chiari a ricevere ed esaminare le denunce dei minori, con modalità adeguate alla sensibilità dei bambini e con il dovuto rispetto per la privacy e la protezione delle vittime, e assicurandosi che questo meccanismo sia reso accessibile a tutti i bambini che frequentano o sono coinvolti in scuole, servizi e istituzioni previsti dalla Chiesa cattolica. Data la particolare natura della Santa Sede, dovrebbero essere stabilite e diffuse ampiamente le linee guida sul rapporto e la collaborazione tra questo meccanismo e le autorità nazionali incaricate dell’applicazione della legge.

Diffusione e sensibilizzazione
21. Il Comitato accoglie con favore le iniziative di sensibilizzazione descritte nella relazione della Santa Sede, in particolare i corsi di formazione sui diritti umani organizzati nelle scuole cattoliche in India. Il Comitato è tuttavia preoccupato che la Santa Sede non abbia ancora preso misure sufficienti, nel periodo di riferimento, per promuovere un’ampia diffusione della Convenzione e una sua traduzione in lingue parlate nel mondo, come raccomandato dal Comitato nel 1995 (CRC/C/15/Add.46, para.11).

22. Il Comitato raccomanda che la Santa Sede intensifichi i suoi sforzi per rendere note tutte le disposizioni della Convenzione, soprattutto ai bambini e alle loro famiglie, attraverso, tra l’altro, lo sviluppo e l’attuazione di programmi specifici di sensibilizzazione a lungo termine, e comprendendo le disposizioni della Convenzione nei programmi scolastici, a tutti i livelli del sistema di istruzione cattolica, utilizzando materiali appropriati, creati appositamente per i bambini.

Formazione
23. Pur accogliendo con favore progetti come l’iniziativa condotta dal 2007 in Austria, per formare gli insegnanti delle scuole cattoliche sui diritti dei minori, nonché il riconoscimento da parte della Santa Sede che la formazione è una buona pratica per la massima protezione dei minori, il Comitato rimane preoccupato che la Santa Sede non abbia ancora preso misure per garantire sistematicamente la formazione, sulla Convenzione, degli individui e le istituzioni di natura religiosa che lavorano con o per i bambini nelle istituzioni di natura religiosa, tra cui gli insegnanti nelle scuole cattoliche, nonché i chierici nei seminari.

24. Il Comitato invita la Santa Sede a fornire una formazione sistematica sulle disposizioni della Convenzione a tutti i membri del clero, nonché agli ordini e le istituzioni cattoliche che lavorano con o per i bambini, e a inserire moduli obbligatori in materia di diritti dei minori nei programmi di formazione degli insegnanti nonché nei seminari.

B. Principi generali ( artt. 2 , 3 , 6 e 12 della Convenzione )
Non discriminazione
25. Il Comitato accoglie con favore quanto appreso dalla Santa Sede in merito all’avvio della revisione della sua legislazione per revocare l’espressione discriminatoria “figli illegittimi” ancora presente nel Diritto Canonico, in particolare nel Canone 1139. Pur rilevando positiva la disponibilità espressa a luglio 2013 da Papa Francesco, il Comitato è preoccupato per le dichiarazioni rilasciate in passato dalla Santa Sede sull’omosessualità che contribuiscono alla stigmatizzazione sociale e alla violenza contro adolescenti lesbiche, gay, bisessuali e transgender e nei riguardi dei bambini cresciuti da coppie dello stesso sesso.

26. Il Comitato si raccomanda che la Santa Sede allinei tutte le sue leggi e i suoi regolamenti, così come le sue politiche e azioni, all’articolo 2 della Convenzione e abolisca rapidamente la classificazione discriminatoria, per i figli nati fuori dal matrimonio, di bambini illegittimi. Il Comitato invita inoltre la Santa Sede a fare pieno uso della sua autorità morale per condannare tutte le forme di molestia, discriminazione o violenza contro i bambini, sulla base del loro orientamento sessuale o di quello dei loro genitori e di sostenere, a livello internazionale, ogni sforzo possibile a favore della depenalizzazione dell’omosessualità.

27. Con riferimento alla sua precedente preoccupazione sulla discriminazione di genere (CRC/C/15/Add.46, par. 8), il Comitato si rammarica che la Santa Sede continui a sottolineare la promozione della complementarità e uguaglianza nella dignità, due concetti che differiscono dall’uguaglianza nel diritto e nella pratica, di cui all’articolo 2 della Convenzione, e che sono spesso utilizzati per giustificare una normativa e delle politiche discriminatorie. Il Comitato si rammarica inoltre che la Santa Sede non abbia ancora fornito informazioni precise sulle misure adottate per promuovere la parità tra ragazze e ragazzi e per eliminare gli stereotipi di genere dai libri di testo delle scuole cattoliche, come richiesto dal Comitato nel 1995.

28. Il Comitato invita la Santa Sede ad adottare un approccio basato sui diritti per affrontare la discriminazione tra ragazzi e ragazze e ad evitare di utilizzare una terminologia che potrebbe mettere in discussione la parità tra ragazzi e ragazze. Il Comitato invita inoltre la Santa Sede ad attivarsi per eliminare dai libri di testo delle scuole cattoliche tutti gli stereotipi di genere, che possono limitare lo sviluppo dei talenti e delle capacità dei ragazzi e delle ragazze e minare le loro opportunità di istruzione e di vita.

Interesse superiore del minore
29. Il Comitato è preoccupato che la salvaguardia del maggior interesse dei bambini, preso in considerazione come criterio fondamentale di diritto, sia stato affrontato in maniera inadeguata dalla Santa Sede nei procedimenti legislativi, amministrativi e giudiziari, nonché in politiche, programmi e progetti che sono destinati ad impattare sui bambini. Il Comitato è particolarmente preoccupato del fatto che nel trattare le accuse di abuso sessuale infantile, la Santa Sede ha costantemente posto in primo luogo la salvaguardia della reputazione della Chiesa e la protezione degli autori di cui sopra, e in secondo piano gli interessi dei bambini, come è stato sottolineato da diverse commissioni nazionali d’inchiesta.

30. Il Comitato richiama l’attenzione della Santa Sede sul suo commento generale N. 14 (2013 ) sul diritto del bambino ad avere salvi i suoi maggiori interessi, quale considerazione primaria, e si raccomanda che la Santa Sede rafforzi i suoi sforzi per garantire che questo diritto sia adeguatamente integrato e applicato costantemente in tutti i procedimenti legislativi, amministrativi e giudiziari, nonché in tutte le politiche, i programmi e i progetti destinati a impattare sui bambini. A questo proposito, si auspica che la Santa Sede fornisca assistenza a tutte le persone e le autorità competenti per promuovere il maggior interesse del bambino, come considerazione prioritaria in ogni settore, anche quando si tratti di abusi sessuali su minori, e che lo promuova in tutte le chiese , organizzazioni e istituzioni cattoliche del mondo.

Il rispetto per le opinioni del bambino
31. Il Comitato è preoccupato che la Santa Sede interpreti in modo restrittivo il diritto del bambino di esprimere le proprie opinioni su tutte le questioni che lo riguardano, così come il suo diritto alla libertà di espressione, associazione e religione. Il Comitato è inoltre preoccupato che la Santa Sede continui a riferirsi ai diritti sanciti dall’articolo 12 della Convenzione sui diritti e doveri dei genitori come minanti i diritti e i doveri dei genitori.

32. Il Comitato ricorda alla Santa Sede che il diritto dei bambini di esprimere liberamente le proprie opinioni costituisce una delle componenti più essenziali della dignità dei minori e che garantire questo diritto è un obbligo giuridico ai sensi della Convenzione, che non lascia alcun margine di manovra di discrezionalità da parte degli Stati. Il Comitato sottolinea inoltre che una famiglia dove i bambini possono esprimere liberamente le proprie opinioni e nella quale venga loro dato un giusto peso sin dai primi anni, fornisca un importante modello di riferimento e li prepari a esercitare il diritto ad essere ascoltati in una società più ampia. Riferendosi al suo Commento generale n°12 (2009 ), sul diritto del bambino ad essere ascoltato, il Comitato invita la Santa Sede:
(a) contrastare atteggiamenti negativi rispetto alla realizzazione del diritto di tutti i bambini di essere ascoltati e a incoraggiare il riconoscimento del bambino come titolare di diritti ;
(b) prendere misure per garantire l’effettiva attuazione della normativa che riconosce il diritto del minore di essere ascoltato in importanti procedimenti giudiziari;
(c) incoraggiare, attraverso la legislazione e la politica , le opportunità per i genitori e i tutori di ascoltare i bambini e dare il giusto peso alle loro opinioni in questioni che li riguardano e promuovere programmi di educazione alla genitorialità, che si basino su comportamenti e atteggiamenti positivi;
(d) promuovere il ruolo attivo dei bambini in tutti i servizi forniti alle famiglie e ai bambini da parte di organizzazioni e istituzioni cattoliche gestite dalla Chiesa, così come nella progettazione dei curricula e dei programmi scolastici, e di garantire che in materia disciplinare, il diritto del bambino a essere ascoltato sia pienamente rispettato.

Diritti e libertà civili (artt. 7 , 8 , e 13-17 della Convenzione)
Diritto di conoscere e di essere curato dai genitori

33. Il Comitato è preoccupato per la situazione dei bambini nati da sacerdoti cattolici , i quali in molti casi non sono a conoscenza dell’identità dei loro padri . Il Comitato è anche preoccupato del fatto che le madri possano ottenere un piano di pagamento regolare dalla Chiesa, fino a quando il bambino sia finanziariamente indipendente, solo firmando un accordo di riservatezza e di non divulgare alcuna informazione.

34. Il Comitato raccomanda che la Santa Sede valuti il numero di bambini nati da sacerdoti cattolici, scopra chi sono e prenda tutte le misure necessarie per garantire a questi bambini il diritto di conoscere ed essere accuditi dai loro padri, come è appropriato. Il Comitato raccomanda inoltre che la Santa Sede si assicuri che le chiese non impongano più accordi di riservatezza alle madri in cambio del sostegno finanziario ai loro figli.

Diritto all’identità
35. Pur accogliendo con favore l’enfasi posta dalla Santa Sede sul diritto dei bambini a vivere con i loro genitori e conoscere la loro identità, il Comitato è preoccupato per la continua pratica di abbandono anonima dei bambini organizzata da organizzazioni cattoliche in diversi paesi attraverso l’uso delle cosiddetta “Baby boxes”.

36. Alla luce degli articoli 6, 7, 8 e 19 della Convenzione, il Comitato esorta vivamente la Santa Sede a collaborare negli studi per determinare le cause ultime della pratica di abbandono anonima dei bambini e rafforzare e promuovere rapide alternative, nel pieno rispetto del diritto dei figli di conoscere i propri genitori biologici e fratelli, come sancito dall’articolo 7 della Convenzione. Il Comitato invita anche la Santa Sede a contribuire ad affrontare l’abbandono dei bambini, attraverso la pianificazione familiare, la salute riproduttiva, consulenza e sostegno sociale adeguati per prevenire gravidanze indesiderate e assistenza alle famiglie in difficoltà, oltre a introdurre la possibilità di nascite riservate negli ospedali come misura estrema per prevenire l’abbandono e/o la morte del bambino.

D. La violenza contro i bambini (artt. 19, 24, par. 3, 28, par. 2, 34, 37 (a) e 39 della Convenzione)

Tortura e altri trattamenti o punizioni crudeli o degradanti
37. Il Comitato è preoccupato che la Santa Sede non abbia ancora adottato le misure necessarie per proteggere e garantire giustizia per le ragazze arbitrariamente collocate dalle loro famiglie, le istituzioni dello Stato e le chiese nelle lavanderie Magdalene d’Irlanda, gestite da quattro congregazioni di suore cattoliche fino al 1996. Il Comitato è particolarmente preoccupato del fatto che:
(a) le ragazze collocate in queste istituzioni erano costrette a lavorare in condizioni di schiavitù ed erano spesso soggette a trattamenti inumani, crudeli e degradanti nonché ad abusi fisici e sessuali;
(b) le ragazze erano state private della loro identità, formazione e spesso di farmaci e alimenti essenziali ed erano state obbligate al silenzio e divieto di qualsiasi contatto con il mondo esterno;
(c) le ragazze non sposate che avevano partorito prima di entrare, o durante la detenzione nelle lavanderie erano state private dei loro bambini, allontanati da loro con la forza;
(d) anche se le quattro congregazioni cattoliche erano sotto l’autorità della Santa Sede, non è stata intrapresa alcuna azione per indagare il comportamento delle suore che gestivano le lavanderie nè alcuna cooperazione con le forze dell’ordine per perseguire i responsabili degli abusi e gli organizzatori, che consapevolmente hanno tratto profitto dal lavoro non retribuito delle ragazze.

38. Con riferimento alle raccomandazioni formulate dal Comitato contro la tortura nel 2011 per la Repubblica d’Irlanda (CAT/C/IRL/CO/1 para. 11) per perseguire e punire i responsabili con pene commisurate alla gravità dei reati commessi, e al fine di garantire che tutte le vittime ottengano il diritto a un risarcimento, il Comitato invita la Santa Sede a:
(a) condurre un’inchiesta interna sulla condotta del personale religioso che lavorava nelle lavanderie Magdalene in Irlanda, così come in tutti i paesi in cui questo sistema era in vigore, e assicurarsi che tutti i responsabili di reato siano sanzionati e segnalati alle autorità giudiziarie nazionali per essere da queste giudicati;
(b) garantire il pieno risarcimento alle vittime e alle loro famiglie sia attraverso le stesse congregazioni o attraverso la Santa Sede, potere supremo della Chiesa e legalmente responsabile per i subordinati degli ordini religiosi cattolici, posti sotto la sua autorità;
(c) prendere tutte le misure idonee ad assicurare il recupero fisico e psicologico e il reinserimento sociale delle vittime;
(d) valutare le circostanze e le ragioni che hanno portato a tali pratiche e adottare tutte le misure necessarie per assicurare che nessuna donna e bambino possa essere, in futuro, arbitrariamente tenuto prigioniero per qualsiasi motivo dalle istituzioni cattoliche.

Le punizioni corporali
39. Il Comitato accoglie con favore la dichiarazione rilasciata durante il dialogo dalla sua delegazione che la Santa Sede accoglierà la proposta di vietare le punizioni corporali dei bambini. Tuttavia, il Comitato è preoccupato che mentre le punizioni corporali, comprese le percosse rituali dei bambini, sia stata e sia ancora molto diffusa in alcune istituzioni cattoliche e che in alcuni paesi raggiunga livelli endemici, come ha rivelato la Commissione Ryan in Irlanda, la Santa Sede non consideri ancora la punizione corporale come proibita dalla Convenzione e di conseguenza non abbia ancora emanato linee guida e norme che vietino chiaramente le punizioni corporali dei bambini nelle scuole e in tutte le istituzioni cattoliche che lavorano con e per i bambini, così come nelle case.

40. Il Comitato ricorda alla Santa Sede che tutte le forme di violenza, seppure lievi, contro i bambini sono inaccettabili e che la Convenzione non lascia spazio a qualsiasi livello di violenza nei loro confronti. Il Comitato ricorda anche alla Santa Sede il suo obbligo, ai sensi dell’articolo 19 della Convenzione, ad adottare tutte le misure necessarie per proteggere il fanciullo contro ogni forma di violenza fisica o mentale. Il Comitato invita la Santa Sede a:
(a) opporsi esplicitamente alle punizioni corporali nell’allevamento dei figli, alle torture e altri trattamenti o pene crudeli, inumani o degradanti;
(b) modificare sia le leggi del Diritto Canonico che della Città del Vaticano, in modo da vietare esplicitamente le punizioni corporali dei bambini anche all’interno della famiglia;
(c) stabilire dei meccanismi per far rispettare efficacemente questo divieto in tutte le scuole e istituzioni cattoliche che lavorano con e per i bambini, nonché nel territorio dello Stato della Città del Vaticano e per accertare la responsabilità per la violenza contro i bambini;
(d) sfruttare la sua autorità per promuovere forme positive di educazione dei figli non violente e partecipative, assicurandosi che l’interpretazione delle Sacre Scritture come non tolleranti le punizioni corporali, si rifletta nell’insegnamento della Chiesa e in tutte le altre attività connesse all’educazione teologica e nei corsi di formazione.

Abuso e incuria
41. Il Comitato è preoccupato per la posizione della Santa Sede sul fatto che le autorità civili dovrebbero intervenire sull’assetto familiare solo nei casi in cui un abuso è stato provato, in modo da non interferire con i doveri e i diritti dei genitori. Tale posizione compromette seriamente gli sforzi e le misure per prevenire gli abusi e l’abbandono dei bambini. Il Comitato è inoltre preoccupato del fatto che, nonostante la sua notevole influenza sulle famiglie cattoliche, la Santa Sede non abbia ancora adottato una strategia globale per prevenire gli abusi in casa.

42. Il Comitato sottolinea che la protezione dei bambini deve iniziare con la prevenzione proattiva di tutte le forme di violenza e che le prerogative dei genitori non devono in alcun modo pregiudicare il diritto dei bambini ad essere protetti da abusi e incuria. Il Comitato raccomanda pertanto che la Santa Sede:
(a) formuli una strategia globale di prevenzione e lotta contro gli abusi e l’abbandono dei minori e rafforzi ulteriormente la sensibilizzazione e i programmi di istruzione, tra cui le campagne che coinvolgono i bambini;
(b) incoraggi i programmi comunitari volti a prevenire e contrastare la violenza domestica, l’abuso e l’abbandono di bambini, anche coinvolgendo ex-vittime, volontari e membri delle comunità, e fornisca sostegno alla formazione;
(c) sviluppi meccanismi di sostegno confidenziali e accessibili per i bambini, sicuri e ben pubblicizzati, volti a far emergere e a denunciare le violenze contro i bambini;
(d) sviluppare una guida chiara e formazione su quando e come riferimento gli abusi e di abbandono alle autorità investigative.

Sfruttamento e abuso sessuale
43. Il Comitato prende atto dell’impegno manifestato dalla delegazione della Santa Sede di mantenere inviolabile la dignità e la persona di ogni bambino, nel suo complesso. Il Comitato, tuttavia, esprime la sua profonda preoccupazione per gli abusi sessuali su minori commessi da membri delle chiese cattoliche che operano sotto l’autorità della Santa Sede, con i chierici coinvolti in abusi sessuali su decine di migliaia di bambini in tutto il mondo. Il Comitato è seriamente preoccupato che la Santa Sede non abbia ancora riconosciuto la portata dei crimini commessi, nè abbia adottato le misure necessarie per affrontare i casi di abusi sessuali su minori e per proteggere i bambini, e abbia adottato politiche e pratiche che hanno portato alla continuazione degli abusi e all’impunità dei loro autori. Il Comitato è particolarmente preoccupato del fatto che:
(a) è ben noto che gli abusatori sessuali siano stati trasferiti di parrocchia in parrocchia o in altri paesi nel tentativo di coprire tali crimini, una pratica documentata da numerose commissioni nazionali d’inchiesta. La pratica della mobilità dei trasgressori, ha permesso a molti sacerdoti a restare in contatto con bambini e di continuare ad abusare di loro, esponendo i bambini di molti Paesi a un alto rischio di abuso sessuale, dal momento che dozzine di molestatori sono ancora a contatto con minori.
(b) anche se la Santa Sede, nel 1962, ha stabilito la sua piena giurisdizione sui casi di abuso sessuale su minori e li ha posti, nel 2001, sotto la competenza esclusiva della Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF), si è rifiutata, però, di fornire al Comitato tutti i dati relativi ai casi di abuso sessuale su minori portato alla sua attenzione nel periodo di riferimento e sull’esito scaturito dalle procedure interne messe in opera in quei casi;
(
c) gli abusi sessuali su bambini, quando richiesto, sono stati trattati come gravi delitti contro la morale attraverso procedure riservate, sfociate in provvedimenti disciplinari che hanno consentito alla stragrande maggioranza dei molestatori e a quasi tutti coloro che hanno celato tali abusi, di sfuggire ai procedimenti giudiziari degli Stati nei quali gli abusi furono commessi;
(d) a causa di un codice di segretezza che impone a tutti i membri del clero l’assoluto silenzio, pena la scomunica, i casi di abusi sessuali sui minori non sono quasi mai stati segnalati alle autorità di polizia dei paesi in cui tali crimini si sono verificati. Al contrario, i casi di suore e preti ostracizzati, retrocessi e licenziati per non aver rispettato l’obbligo del silenzio sono stati segnalati al Comitato, mentre i casi di sacerdoti che si sono rifiutati di denunciare i pedofili sono stati elogiati, come si legge nella lettera indirizzata a Mons. Pierre Pican nel 2001, dal cardinale Castrillon Hojos;
(e) le segnalazioni alle autorità nazionali incaricate dell’applicazione della legge non sono mai state rese obbligatorie e ne è stata esplicitamente respinta la richiesta come si legge in una lettera del 1997, indirizzata ai membri della Conferenza Episcopale Irlandese dal vescovo Moreno e Nuncio Storero. In molti casi, le autorità della Chiesa, anche ai livelli più alti della Santa Sede, hanno mostrato riluttanza e in alcuni casi, si sono perfino rifiutate di cooperare con le autorità giudiziarie e le commissioni nazionali d’inchiesta.
(f) sforzi limitati sono stati fatti anche per autorizzare i bambini iscritti alle scuole e istituzioni cattoliche a proteggersi dagli abusi sessuali.

44. Il Comitato apprezza la dichiarazione della Santa Sede circa l’importanza di stabilire la verità sui fatti accaduti in passato, per prendere tutte le misure necessarie affinché in futuro non si ripetano, assicurarsi che i principi di giustizia vengano pienamente rispettati e, soprattutto, prestare assistenza alle vittime e a tutti coloro che hanno subito questi abnormi crimini. In questa prospettiva, il Comitato esorta vivamente la Santa Sede a:
(a) assicurarsi che la Commissione istituita nel dicembre 2013 indaghi in modo indipendente tutti i casi di abusi sessuali su minori, nonché le modalità della burocrazia cattolica nel trattarle. La Santa Sede dovrebbe prendere in considerazione di invitare le organizzazioni della società civile e delle vittime a partecipare a questa Commissione e i meccanismi internazionali per i diritti umani a sostenere il loro lavoro. L’esito di questa indagine dovrebbe essere resa pubblica, servendo così a prevenire il ripetersi di abusi sessuali all’interno della Chiesa cattolica;
(b) rimuovere immediatamente tutti gli abusatori sessuali già noti o anche sospettati da ogni incarico e sottoporre la questione alle autorità preposte all’applicazione della legge per dar luogo alle indagini e, se del caso, perseguirli;
(c) garantire una condivisione trasparente di tutti gli archivi che possano venire utilizzati per tenere i molestatori responsabili, così come tutti coloro che nascondevano i loro crimini e consapevolmente li hanno rimessi a contatto con bambini;
(d) modificare il Diritto Canonico, in modo che gli abusi sessuali su minori siano considerati dei crimini e non semplicemente dei “delitti contro la morale”e vengano abrogate tutte le disposizioni che potrebbero imporre l’obbligo di silenzio sulle vittime e su tutti quelli che vengono a sapere di tali crimini;
(e) stabilire regole chiare, meccanismi e procedure circa l’obbligo di segnalazione alle autorità di competenza per tutti i casi in cui si sospetta abuso e sfruttamento sessuale;
(f) assicurarsi che tutti i sacerdoti, il personale religioso e coloro che lavorano sotto l’autorità della Santa Sede siano consapevoli del loro obbligo di riferire i fatti, e che in caso di conflitto, tali obblighi prevalgono sulle disposizioni del diritto canonico;
(g) sviluppare programmi e politiche per la prevenzione di tali crimini e per il recupero e il reinserimento sociale delle vittime, in conformità con i documenti finali adottati nei Congressi Mondiali del 1996, 2001 e 2008, contro lo sfruttamento sessuale dei bambini, tenutisi rispettivamente a Stoccolma, Yokohama e Rio de Janeiro;
(h) sviluppare programmi educativi di prevenzione per sensibilizzare i bambini sul tema degli abusi sessuali e per insegnare loro come proteggersi;
(i) considerare la ratifica della Convenzione del Consiglio d’ Europa sulla protezione dei bambini contro lo sfruttamento e gli abusi sessuali.

La libertà del fanciullo contro ogni forma di violenza
45. Il Comitato accoglie con favore l’indicazione della Santa Sede sul fatto che ponga particolare attenzione alla promozione della dignità delle donne e delle bambine. Tuttavia, data la portata e l’impatto devastante della violenza domestica sui bambini e il fatto che la violenza domestica sia spesso una componente di genere, il Comitato è seriamente preoccupato dal fatto che, durante la Commissione sullo Status delle donne del 2013, la Santa Sede ne abbia contestato il testo definitivo, nel quale veniva proposto che la religione, la consuetudine o la tradizione non debbano venire utilizzate come scusa per sottrarsi all’obbligo di proteggere le donne e le bambine dalla violenza.

46. Ricordando le raccomandazioni riportate nello studio delle Nazioni Unite sulla violenza contro i bambini del 2006 (A/61/299), il Comitato raccomanda che la Santa Sede abbia come priorità l’eliminazione di tutte le forme di violenza contro i bambini. Il Comitato chiede inoltre alla Santa Sede che tenga conto del commento generale n°13 (2011) sul diritto del bambino alla libertà da ogni forma di violenza, e in particolare:
(a) utilizzi la sua autorità e influenza per sostenere gli sforzi e le misure volte a combattere tutte le forme di violenza domestica e di genere, tra cui quelli che riguardano gli atteggiamenti, le tradizioni, i costumi e le pratiche comportamentali che spesso servono a giustificare queste forme di violenza;
(b) elabori una strategia nazionale esauriente per prevenire e affrontare tutte le forme di violenza contro i bambini;
(c) adotti un quadro di coordinamento per affrontare tutte le forme di violenza contro i bambini;
(d) presti particolare attenzione, nell’affrontare la violenza di genere, alle dimensioni del fenomeno;
(e) cooperi con il rappresentante speciale del Segretario generale sulla violenza contro i bambini e gli altri organismi delle Nazioni Unite.

Assistenza telefonica
47. Il Comitato si raccomanda che la Santa Sede promuova la creazione di assistenza telefonica, pubblicizzi la sua esistenza e incoraggi i bambini ad usarla.

E. Ambiente familiare e assistenza alternativa (artt. 5, 9-11, 18 (par.1 e 2), 20-21 ,25 e 27 (par. 4), della Convenzione).
A
mbiente familiare

48. Pur accogliendo con favore le informazioni fornite dalla delegazione della Santa Sede che procederà, in futuro, a una revisione delle disposizioni del Diritto Canonico relative alla famiglia, il Comitato è preoccupato che la Santa Sede e le istituzioni della Chiesa non riconoscano l’esistenza di forme diverse di famiglia e spesso discriminino i bambini sulla base della loro situazione familiare.

49. Il Comitato raccomanda alla Santa Sede di assicurarsi che le disposizioni di diritto canonico riconoscano la diversità degli assetti familiari e non discriminino i bambini in base al tipo di famiglia nella quale vivono.

Bambini privi di un ambiente familiare
50. Il Comitato accoglie con favore l’enfasi posta dalla Santa Sede sull’importanza, per lo sviluppo completo e armonioso della personalità del bambino, di crescere in un ambiente familiare. Il Comitato è comunque preoccupato per gli adolescenti reclutati dalla Legione di Cristo e da altre istituzioni cattoliche, i quali vengono progressivamente separati dalle loro famiglie e isolati dal mondo esterno. Pur prendendo atto della risposta della Santa Sede che evidenzia il diritto e il dovere dei genitori di poter scegliere le scuole e i seminari per i loro figli, il Comitato rileva che nel novembre 2013, il presidente della Conferenza episcopale francese aveva riconosciuto la manipolazione delle coscienze in alcuni istituti cattolici e congregazioni.

51. Il Comitato invita la Santa Sede a svolgere adeguate indagini per ogni denuncia proveniente da bambini e adolescenti separati dalle loro famiglie, mediante manipolazione psicologica, e a garantire che i responsabili di queste manipolazioni nei loro confronti siano ritenute colpevoli e che gli stessi cessino di svolgere la loro attività.

52. Il Comitato è preoccupato che l’affidamento dei bambini a strutture sia ancora molto diffuso nelle attuali organizzazioni della Chiesa cattolica, siano ancora molto diffuse e che le alternative di tipo familiare non siano ancora prioritarie, come dimostra l’apertura di nuove istituzioni in molti paesi. Il Comitato è inoltre preoccupato che la Santa Sede non abbia ancora adottato linee guida per il collocamento dei minori negli istituti cattolici di cura alternativa , così come per il monitoraggio della loro situazione, e ancora non abbia adottato una politica per ridurre l’affidamento a tali strutture.

53. Il Comitato invita la Santa Sede ad adottare una politica per la deistituzionalizzazione degli istituti gestiti dalla Chiesa cattolica in cui vengono collocati i bambini e, dove possibile, per la riunificazione con le loro famiglie. Il Comitato raccomanda inoltre che la Santa Sede prenda tutte le misure necessarie per garantire in via prioritaria che i bambini di età inferiore ai tre anni non siano posti in istituto. La Santa Sede dovrebbe anche attuare le linee guida per il collocamento, un’adeguata revisione periodica e il monitoraggio dell’ubicazione dei bambini in tutti istituti cattolici di cura alternativa, per garantire l’applicazione delle norme e per prevenire qualsiasi tipo di abuso sui bambini ivi collocati. In tal senso, la Santa Sede dovrebbe tener conto degli Orientamenti per la cura alternativa dei bambini, allegati alla risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite 64/142 del 20 dicembre 2009.

F. Disabilità , salute e benessere di base (artt. 6 , 18 ( par. 3) , 23 , 24 , 26 , 27 (par. 1-3) e 33 della Convenzione).

Salute
54. Il Comitato esprime la sua più profonda preoccupazione per il caso di una bimba di nove anni, in Brasile, che nel 2009 subì un aborto di emergenza salva-vita, dopo essere stata violentata dal patrigno, un Arcivescovo di Pernambuco, come confermato dalla madre della bambina e dal medico che eseguì l’aborto, a cui seguì una sanzione approvata dal capo della congregazione romana della Chiesa cattolica dei Vescovi.

55. Il Comitato invita la Santa Sede a rivedere la propria posizione sull’aborto, che pone rischi evidenti sulla vita e la salute delle ragazze gravide e modificare il Canone 1398 in materia di aborto, al fine di individuare le circostanze in cui l’accesso ai servizi di aborto può essere ammesso.

Salute degli adolescenti / HIV / AIDS
56. Il Comitato è seriamente preoccupato per le conseguenze negative, sulla salute degli adolescenti, delle posizioni e delle pratiche della Santa Sede circa il diniego d’accesso agli adolescenti alla contraccezione e all’educazione sessuale.

57. Con riferimento alle osservazioni generali No.15 (2013) sul diritto del minore di godere del miglior stato di salute possibile, No.4 (2003) sulla salute dell’adolescente e No.3 (2003 ) su HIV/AIDS e i diritti del bambino, il Comitato ricorda alla Santa Sede i pericoli derivati da gravidanze precoci e indesiderate e dall’aborto clandestino, che si traducono in particolare in morbosità materna e in alta mortalità delle giovani madri ancora adolescenti, così come nel particolare rischio per i giovani adolescenti, ragazze e ragazzi, di venire infettati da malattie sessualmente trasmissibili, comprese l’HIV/AIDS. Il Comitato raccomanda quindi alla Santa Sede che:
(a) valuti le gravi conseguenze della sua posizione in merito alla possibilità per gli adolescenti di fruire del più alto standard di salute e di superare tutte le barriere e i tabù che circondano la sessualità adolescenziale e che ostacolano il loro accesso all’educazione sessuale, compresa la pianificazione familiare e la contraccezione, i pericoli di gravidanza precoce, la prevenzione dell’HIV/AIDS e la prevenzione e il trattamento delle malattie sessualmente trasmissibili (MST);
(b) ponga gli interessi degli adolescenti al centro di tutte le decisioni che riguardano la loro salute, il loro sviluppo e l’attuazione delle politiche e degli interventi che sono il cardine base della loro salute;
(c) garantisca il diritto degli adolescenti ad avere accesso a informazioni adeguate ed essenziali per la loro salute, il loro sviluppo e la loro capacità di partecipare in modo significativo alla società. A questo proposito, la Santa Sede dovrebbe garantire che l’educazione alla salute sessuale e riproduttiva e la prevenzione dell’HIV/AIDS sia parte del curriculum obbligatorio delle scuole cattoliche e mirata alle ragazze adolescenti e ai ragazzi, con particolare attenzione alla prevenzione da gravidanze indesiderate e da malattie sessualmente trasmissibili;
(d) garantisca il maggior interesse delle adolescenti gravide e garantisca che il punto di vista dell’adolescente incinta sia sempre ascoltato e rispettato nel campo della salute riproduttiva;
(e) contribuisca attivamente alla diffusione delle informazioni sul danno che il matrimonio precoce e la gravidanza precoce può causare e assicuri che le organizzazioni cattoliche proteggano i diritti delle bambine in stato di gravidanza, le madri adolescenti e i loro figli e combatta la discriminazione nei loro confronti;
(f) adotti misure volte a sensibilizzare l’opinione pubblica e promuovere la paternità e il comportamento sessuale responsabili, con particolare attenzione ai ragazzi e agli uomini;

Misure di protezione speciali (artt. 22, 30, 32-33, 35-36, 37, (b) – (d), 38, 39 e 40 della Convenzione).

Vendita, traffico e rapimento di minori
58. Il Comitato è profondamente preoccupato del fatto che in diversi Paesi migliaia di bambini sono stati forzatamente ritirati dalle loro madri, da membri di congregazioni cattoliche e successivamente posti in orfanotrofi e dati a genitori adottivi all’estero, come è avvenuto in particolare in Spagna e nelle lavanderie Magdalene in Irlanda. Il Comitato è particolarmente preoccupato del fatto che, sebbene le congregazioni responsabili siano state poste sotto la sua autorità, la Santa Sede non abbia ancora effettuato un’indagine interna per questi casi e non sia riuscita ad agire contro i responsabili. Il Comitato è inoltre preoccupato che la Santa Sede non abbia fornito informazioni sulle misure adottate per conoscere la sorte di questi bambini e non li abbia riuniti, ove possibile, con le loro madri biologiche.

59. Il Comitato chiede alla Santa Sede di aprire un’inchiesta interna in tutti i casi di allontanamento di bambini dalle loro madri e di impegnarsi a cooperare al massimo con le autorità nazionali per individuare e punire i responsabili. Il Comitato invita inoltre la Santa Sede ad assicurarsi che le congregazioni religiose cattoliche coinvolte rivelino tutte le informazioni in loro possesso sulla sorte di questi bambini, in modo che dove possibile li si possa ricongiungere alle loro madri biologiche e ad adottare tutte le misure necessarie per impedire che in futuro si verifichino nuovamente pratiche simili.

I minori vittime e testimoni di reati
60. Il Comitato esprime seria preoccupazione che nel trattare con minori, vittime di forme di abuso diverse, la Santa Sede abbia sistematicamente salvaguardato la reputazione della Chiesa e il presunto autore del reato invece di pensare alla protezione delle vittime. Il Comitato è particolarmente preoccupato del fatto che, mentre la Santa Sede riconosce nelle sue risposte scritte e durante il dialogo interattivo la competenza primaria delle autorità giudiziarie, in realtà continua ad affrontare questi casi attraverso i procedimenti del Diritto Canonico, che non contiene disposizioni per la protezione, il sostegno, la riabilitazione e il risarcimento delle vittime. Il Comitato è particolarmente preoccupato del fatto che:
(a) i minori-vittime e le loro famiglie siano stati spesso accusati dalle autorità religiose, screditati e scoraggiati dal perseguire i loro reclami e in alcuni casi umiliati, come osservato in particolare dal Grand Jury nel Westchester, dalla Commissione Ryan in Irlanda e dalla Commissione d’inverno in Canada;
(b) la riservatezza è stata imposta ai minori-vittime e alle loro famiglie come precondizione di compensazione finanziaria;
(c) anche se ha esteso il proprio statuto sulle limitazioni, la Santa Sede ha, in alcuni casi ostacolato gli sforzi di alcuni paesi per estendere i tempi di prescrizione per gli abusi sessuali su minori.

61. Il Comitato si raccomanda che in materia di trattamento di minori, vittime di abusi e testimoni, la Santa Sede debba essere guidata dal rispetto per il maggior interesse del bambino e dalle linee guida sulla giustizia in questioni che coinvolgono minori-vittime di abusi e testimoni di reato (Risoluzione del Consiglio economico e sociale 2005 /20, allegato). Il Comitato invita la Santa Sede a:
(a) sviluppare procedure complete per la pronta identificazione dei bambini vittime di violenza sessuale e di altre forme di abuso;
(b) assicurarsi canali di comunicazione confidenziali, a misura di bambino e facilmente accessibili ai bambini che hanno subito o sono stati testimoni di abusi sessuali e garantire che i bambini vittime di abusi sessuali o di altri reati siano protetti da futuri abusi e da ritorsioni, successivamente alla segnalazione dell’abuso. Dinanzi ai tribunali i genitori dovrebbero ottenere assistenza nel parlare degli abusi subiti dai loro figli.
(c) assicurarsi che i minori, vittime e testimoni di reati, siano dotati di supporto psico-sociale per la loro riabilitazione e reintegrazione e che tali misure non siano subordinate a modalità di riservatezza che impediscano ai bambini di riferire alle autorità nazionali, incaricate dell’applicazione delle leggi;
(d) risarcire le vittime di abusi sessuali commessi da individui o istituzioni sotto l’autorità della Chiesa, senza imporre alcun accordo di riservatezza alle vittime e stabilire uno schema di risarcimento delle vittime;

(e) promuovere la riforma dello statuto delle limitazioni in Paesi dove venga impedito ai bambini vittime di abusi sessuali di ottenere giustizia e un risarcimento;

(f) condurre attività di sensibilizzazione per combattere la stigmatizzazione delle vittime di sfruttamento e abuso sessuale.

H. Ratifica di strumenti di diritto internazionale sui diritti umani

62. Il Comitato si raccomanda alla Santa Sede di ratificare gli strumenti essenziali a tutela dei diritti umani dei quali non sia ancora parte, in modo da rafforzare ulteriormente i diritti dei minori, ossiail Protocollo opzionale alla Convenzione sui diritti del fanciullo per un coordinamento tra le procedure, la Convenzione sui diritti economici, sociali e culturali e la Convenzione sui diritti civili e politici e i rispettivi Protocolli opzionali, così come la Convenzione per l’eliminazione della discriminazione sulle donne e i relativi Protocolli opzionali, la Convenzione per la protezione dei diritti dei lavoratori stranieri e delle loro famiglie, la Convenzione sui diritti della persona affetta da disabilità e i relativi Protocolli opzionali, la Convenzione per la protezione di tutte le persone dalle sparizioni forzate e il Protocollo opzionale della Convenzione contro la tortura e altri trattamenti o punizioni crudeli, inumane o degradanti.

I. Proseguimento e diffusione

63. Il Comitato si raccomanda che la Santa Sede prenda tutte le misure necessarie per garantire che tutte le presenti raccomandazioni siano pienamente attuate, attraverso, tra le altre, la loro trasmissione al Papa, alla Curia, alla Congregazione per la Dottrina della Fede, la Congregazione per l’Educazione Cattolica, le Istituzioni cattoliche di sanità, il Consiglio Pontificio per la famiglia, come pure le conferenze episcopali, gli individui e le istituzioni sotto l’autorità della Santa Sede, per l’esame del caso e ulteriori azioni.

64. Alla luce dell’articolo 45 a e b della Convenzione, il Comitato raccomanda che la Santa Sede consideri la consulenza degli esperti, tra cui il Relatore speciale sulla vendita dei bambini, la prostituzione infantile e la pedopornografia, il Rappresentante Speciale del Segretario Generale sulla violenza contro i bambini e il Relatore speciale sulla tortura e altri trattamenti o punizioni crudeli, inumane o degradanti, in attuazione delle raccomandazioni del comitato relative ad abusi e sfruttamento sessuale.

65. Il Comitato raccomanda inoltre che la seconda relazione periodica e le risposte scritte dallo Stato parte e le raccomandazioni relative (le osservazioni conclusive) siano rese ampiamente disponibili, ma non esclusivamente, attraverso Internet, al pubblico, a organizzazioni della società civile, media, gruppi giovanili, categorie professionali e bambini, al fine di generare dibattito e consapevolezza sulla Convenzione e sulla loro attuazione e monitoraggio.

Prossima relazione

66. Il Comitato invita lo Stato membro a presentare la sua terza e sesta relazione a partire dal 1 Settembre 2017 e ad includere in essa le informazioni sull’attuazione delle presenti osservazioni conclusive. Il Comitato richiama l’attenzione sulle sue linee guida di rendicontazione specifica adottata il 1 Ottobre 2010 (CRC/C/58/Rev.2 e Corr. 1)e ricorda allo Stato membro che le future relazioni dovrebbero essere conformi a tali linee guida e non superare le 60 pagine. Il Comitato esorta lo Stato membro a presentare una relazione conforme a tali linee guida. In conformità con la risoluzione dell’Assemblea Generale 67/167 del 20 dicembre 2012, nel caso in cui un rapporto superi i limiti di pagine, allo Stato parte verrà chiesto di rivedere e ripresentare la relazione in conformità con le linee guida di cui sopra. Il Comitato ricorda allo Stato in questione che se non è in grado di rivedere e ripresentare la relazione, la traduzione della relazione ai fini dell’esame del corpo del Trattato non può essere garantita.

67. Il Comitato invita inoltre lo Stato membro a presentare un nucleo del documento che sia aggiornato in conformità ai requisiti del nucleo comune delle linee guida in materia di rendicontazione, approvato alla quinta Riunione del Comitato sui trattati per i diritti umani nel Giugno 2006(HRI / MC/2006/3).

a cura di Adriana Paolini

Linkografia:

http://tbinternet.ohchr.org/Treaties/CRC/Shared%20Documents/VAT/CRC_C_VAT_CO_2_16302_E.pdf

http://www.ohchr.org/EN/Pages/WelcomePage.aspx

 

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