Ci guida il corpo o la mente?

Pubblicato il 18 luglio 2018 da redazione

Se consideriamo la società quale agglomerato umano, regolato nei suoi rapporti da Ordinamenti giuridici basati su premi e sanzioni, dobbiamo ammettere che la natura umana è debole di Volontà, Memoria, Attenzione, è altresì Pigra, Emotiva e con Limitate capacità di Calcolo, che la inducono in errori in termini di Miopia, Visione temporale, Effetto Gregge, Giudizio Instabile, Pregiudizio, Stereotipi, Sottostima o Sovrastima delle proprie possibilità accompagnate da Pessimismi e Ottimismi spesso irrazionali che possono portare a escalation ancora più irrazionali come scatenare guerre, stermini, discriminazioni.

Queste le premesse del Nudge, la Spinta Gentile, la nuova strategia per migliorare le nostre decisioni su denaro, salute e felicità, come recita il sottotitolo di copertina del libro di Richard Thaler (premio Nobel per l’Economia 2017) e Cass Sunstein (capo alla Casa Bianca, durante il governo di Barack Obama, dell’Office of Information e della Regulatory Affairs), Nudge, pubblicato nel 2008 quale strategia per costruire un’Architettura delle Scelte che consenta alle Politiche Pubbliche, in tempi di scarsità, di incoraggiare i cittadini a prendere decisioni più sagge, imparando ad usare l’irrazionalità umana, che invece è quella che a volte ci fa fare scelte sbagliate.

Thaler spiega che il Nudge è un modo per orientare il comportamento umano in maniera prevedibile, attraverso un’Architettura delle Scelte adeguata, senza proibire alcuna opzione; una spinta gentile, un pungolo che aiuta l’individuo a superare la sua indecisione, verso un maggior benessere, guidato da un nuovo Paternalismo libertario. Libertario perché da queste scelte, a cui si viene introdotti di default, è sempre possibile retrocedere liberamente. Gli individui hanno, infatti, una forte predisposizione ad adeguarsi allo Status Quo, all’opzione di Default.

Il presupposto principale è che la bontà delle scelte individuali resta una questione di ordine empirico, che dipende da un contesto all’altro e nei quali le buone scelte sono in funzione dell’esperienza che vi si è sperimentata, sufficientemente approfondita o meno, e di cui si possiede o non si possiede un’adeguata informazione e da cui si riceve o non si riceve un feedback illuminante.

Come dice Thaler, quando gli individui scelgono in modo meno che perfetto, cambiando leggermente l’architettura delle loro scelte è possibile migliorare le loro condizioni di vita. La sua proposta parte dall’idea che la Pubblica Amministrazione, su certi temi come la tutela dell’ambiente, le politiche per la famiglia, e l’assicurazione sanitaria, si proponga in modo Paternalistico Libertario, non più invadente e coercitiva, ma in cui obblighi e divieti sono sostituibili da incentivi e pungoli gentili. Questa strategia, secondo Thaler, ridurebbe notevolmente anche la dimensione stessa della pubblica amministrazione.

Il Nudge si avvale di alcune naturali propensioni umane. L’Affordance, l’agire in modo corretto rispetto a stimoli, reali o simbolici, che ci suggeriscono intrinsecamente come aderir loro o come usarli. L’Effetto Framing che ci induce a prestare una particolare attenzione ai Messaggi, o  l’Effetto Warning che ci spinge ad una maggior attenzione verso le Immagini Intense e ad assumere i Comportamenti che le stesse immagini mettono in scena o anche l’Effetto Reminder, sfruttato per i promemoria e gli avvisi in generale.

Ma cosa sono queste propensioni naturali? Si chiamano Euristiche, Regole del Pollice, ossia regole decisionali semplici, frugali, veloci, che ci permettono di sopravvivere quando la complessità della scelta implicherebbe la raccolta e il vaglio di una mole di dati troppo grande. Scorciatoie a cui il nostro cervello si è selezionato nel corso dell’evoluzione, e anche se non prive di errori, che ottengono buoni risultati non diversi, a volte migliori, delle scelte più analitiche e ponderate che richiedono per essere praticate di molto più tempo e ricchezza di informazioni.

Come dice Gerd Gigerenzer, scienziato cognitivo, fautore della Razionalità Ecologica, Less is More, ossia le alternative Olimpioniche non sono sempre praticabili. Lo studio delle Euristiche è ancora abbastanza giovane, ma già molto importante per capire il funzionamento del processo decisionale.

Nel suo libro, Decisioni Intuitive, Gigerenzer afferma che gran parte della nostra vita mentale è inconscia e basata su processi estranei alla logica, ma più sull’intuizione. Ciò che serve a trovare o scoprire, usa un’informazione minimale; più informazioni affollano il processo decisionale più si innescano processi euristici. L’intelligenza funziona anche senza pensiero cosciente, ossia non è necessariamente consapevole e intenzionale: sappiamo più cose di quelle che sappiamo dire. L’euristica cerca di beccare l’informazione più importante e ignora tutto il resto, in questo modo un individuo è in grado di agire rapidamente.

Secondo Gigerenzer la mente può essere vista come una cassetta degli attrezzi evolutiva, piena di Regole del Pollice, create e trasmesse Geneticamente, Evolutivamente e Culturalmente che entrano in funzione ogni volta che si affaccia uno stimolo complesso.

Sono quindi sia innate sia apprese, quindi acquisibili e il Nudge in qualche misura ne potrebbe insegnare alcune, il problema è che una volta acquisite diventa difficile dismetterle. La mente non è un mondo a sé, ma a servizio del corpo che se ne avvale per gestire al meglio le proprie possibilità e capacità di sopravvivenza.

Per Antonio Damasio, neuroscienziato portoghese, ogni immagine che abbiamo in archivio è associata a un valore di piacere, dolore, piacevole, spiacevole… Sono immagini connesse allo stato del corpo. E’ dal corpo che parte tutto e non dalla mente come pensava Cartesio (i depressi hanno una patologia del sentire).

Mentre le sensazioni si formano attraverso i sensi, sono prive di una connotazione di valore, nonostante che per la loro natura provochi una sensazione di piacere o di dolore. Se ascoltiamo un brano musicale possiamo provare estasi od orrore, ma non c’è nulla nella nostra mente che gli assegni quella qualità. Invece, a quel punto, è il corpo che le ha esperite, che le caricherà di valore, elaborando un processo cognitivo che ne permetterà l’archiviazione.

Il corpo vede un’immagine, la ricrea nel cervello, così come la retina gliela passa, la arricchisce di informazioni associative e la archivia. Quando si troverà in un’analoga situazione, il Sé la richiamerà e la userà così come l’ha archiviata/mappata.

Per ricreare e codificare nuove immagini non è richiesto uno sforzo cognitivo.

Il Sé è il nostro referente che ha il ruolo di discriminare le mappe/immagini fra loro e grazie al fatto che sono immagini/rappresentazioni lo fa agilmente e velocemente.

Il corpo ha quindi un riferimento stabile a cui inviare per lo smistamento/valutazione/codifica/archiviazione e il Sé ha il corpo.

Questa organizzazione è molto stabile e permette di gestire la caoticità dei percorsi d’azione, da fuori verso dentro e da dentro verso fuori, nel magma degli stimoli. Se ci si allontana troppo da quei parametri che attengono alla sopravvivenza del corpo o ci si ammala o si muore. Questa è la nostra linea di continuità/identità fisiologica.

Poi c’è la nostra esistenza che si muove (balance) tra regolazione del corpo all’interno del cervello e il corpo stesso.

Differisce da ogni altra associazione che attiene alla Meccanica e ai Meccanismi e alle aree deputate del cervello e verso lo stesso corpo.

 

Consciousness, much like our feelings, is based on a representation of the body and how it changes when reacting to certain stimuli. Self-image would be unthinkable without this representation.

La prima grande separazione è fra i due circuiti che partono dall’ipotalamo, dove c’è la coscienza/il Sé. Un circuito va al mantenimento del corpo, l’altro va al mantenimento della coscienza stessa. Se hai un ictus questo è perduto e vai in coma. Se salta l’altro il corpo è paralizzato, ma la coscienza resta lì imprigionata.

Per Damasio è a partire dal tronco encefalico, dove ci sono gli innesti di questi due circuiti, che si formano le mappe cognitive di come funziona il corpo e che il Sé usa per percepire il corpo e se stesso. Il Sé è dunque il risultato di questa fortissima interazione e la percezione ne è la sua espressione e guida all’azione.

La mente quindi alla fine è un grande contenitore di immagini, una lunghissima pellicola…

Non possiamo avere coscienza/consapevolezza se non c’è interazione fra la corteccia cerebrale e il tronco encefalico. Quest’ultimo lo condividiamo con molte altre specie di vertebrati. Per questo Damasio ritiene che anche altre specie hanno una “coscienza” proprio come noi, solo che la loro non è così ricca come la nostra, perché non hanno una corteccia cerebrale come la nostra.

I Sé sono tre: il Protosé, il Sé Centrale e il Sé Autobiografico.

Le altre specie posseggono i primi due, mentre quello Autobiografico, a parte i cani e le balene, sembra essere solo una nostra caratteristica.

Il Sé Autobiografico attraverso la memoria delle esperienze passate, dei progetti passati e di quelli futuri, ha stimolato molto la Memoria a Lungo Termine, il Ragionamento, l’Immaginazione, la Creatività e il Linguaggio, da cui si sono originati gli strumenti della cultura, quali le Arti, le Scienze, le Tecnologie, il Commercio, la Giustizia e la Religione.

La Cultura è qualcosa che non ha a che fare tanto con la Biologia, ma che si sviluppa fra “Collettivi” di esseri umani, che sono Curiosi di comprendere la Società, la Cultura stessa e la Medicina.

di Adriana Paolini

 

Politiche di Nugging in azione

Casa Bianca, 15 settembre 2015
Ordine esecutivo – Utilizzo dei risultati della scienza comportamentale per servire meglio il popolo americano.

“Un numero crescente di prove dimostra che le intuizioni scientifiche comportamentali, su come le persone prendono decisioni, possono essere utilizzate per progettare politiche governative per servire meglio il popolo americano.

Laddove le politiche pubbliche sono state progettate secondo i più recenti risultati scientifici comportamentali, si è riscontrato un miglioramento sostanziale per il benessere di individui, famiglie, comunità e imprese a cui tali politiche sono state destinate. Ad esempio, l’iscrizione e l’incremento automatico dei piani di risparmio previdenziale ha permesso di preservare il futuro di milioni di americani, accumulando miliardi di dollari in risparmi per la loro pensione. Allo stesso modo, la semplificazione del processo di offerta di aiuti finanziari pubblici ha reso l’università più economicamente accessibile per milioni di studenti.

Per comprendere meglio i benefici delle scienze comportamentali e ricavarne un miglior risultato, il governo dovrebbe definire le sue politiche e suoi programmi in modo da permetterne una miglior comprensione al popolo americano, affinché lo stesso si impegni, partecipi, usi e risponda a quelle stesse politiche e a quegli stessi programmi. Migliorando l’efficacia e l’efficienza del governo, le conoscenze scientifiche comportamentali possono supportare una serie di priorità nazionali, incluso aiutare i lavoratori a trovare posti di lavoro migliori; consentire agli americani di condurre vite più lunghe e più sane; migliorare l’accesso alle opportunità educative e il sostegno al successo scolastico; infine accelerando la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio. […]

Sezione 1. Direttiva sulle politiche di applicazione delle scienze comportamentali.

(a) I dipartimenti e le agenzie esecutive sono incoraggiati a:

– identificare politiche, programmi e operazioni, laddove l’applicazione di intuizioni scientifiche comportamentali produca miglioramenti sostanziali nel benessere pubblico risultante dai programmi e dai costi degli stessi;

– sviluppare programmi strategici che applichino le intuizioni scientifiche comportamentali e, ove possibile, testare e valutare rigorosamente l’impatto degli stessi;

– reclutare esperti di scienze comportamentali che si uniscano al governo per raggiungere gli obiettivi di questa direttiva;

– rafforzare i rapporti delle agenzie con la comunità di ricerca scientifica, per utilizzare al meglio i risultati empirici delle scienze comportamentali.

(b) Nell’attuazione delle direttive politiche di questa sezione, le agenzie devono:

– identificare le opportunità di aiuto a persone, famiglie, comunità e imprese, idonee che deriverebbero dall’accesso a programmi pubblici snellendo, se necessario, i processi che potrebbero altrimenti limitare o ritardare l’adesione delle stesse – ad esempio, rimuovendo ostacoli amministrativi, riducendo i tempi di attesa e semplificando le modalità;

– migliorare il modo in cui le informazioni vengono presentate ai consumatori, ai mutuatari, ai beneficiari del programma e alle persone in generale, se trasmesse direttamente dalle agenzie, o fissando degli standard di presentazione delle informazioni, considerando come il contenuto, il formato, i tempi e il mezzo con cui le informazioni sono trasmesse influisce sulla comprensione e sulle successive azioni degli individui;

– identificare i programmi che offrono delle scelte e considerare attentamente in che modo la presentazione e la struttura di tali scelte, compreso l’ordine, il numero e la disposizione delle opzioni, possono più efficacemente promuovere il benessere pubblico e, a seconda dei casi, prestando particolare attenzione alla selezione di opzioni predefinite;

– rivedere le politiche e i programmi progettati per incoraggiare o rendere più facile agli americani intraprendere azioni specifiche, come il risparmio per la pensione o il completamento dei programmi di istruzione. A tal fine, le agenzie dovranno esaminare in che modo i tempi, la frequenza, la presentazione e l’etichettatura di benefici, imposte, sussidi e altri incentivi possano promuovere le stesse in modo più efficace ed efficiente, con particolare attenzione alle opportunità di utilizzo di incentivi non finanziari.

(c) Per le politiche con una componente normativa, le agenzie sono incoraggiate a combinare questa direttiva politica, sulla comprensione della scienza comportamentale, con la revisione in corso delle normative significative esistenti, per identificare e ridurre gli oneri normativi, in modo appropriato e coerente con l’Ordine Esecutivo 13563, del 18 gennaio 2011 (Miglioramento della regolamentazione e revisione regolamentare), e altresì con l’Ordine Esecutivo 13610, del 10 maggio 2012 (Identificazione e riduzione degli oneri normativi).

Sezione 2. Attuazione della direttiva sulle politiche di applicazione delle scienze comportamentali.

(a) L’equipe di Scienze sociali e Comportamentali (SBST – https://en.wikipedia.org/wiki/Social_and_Behavioral_Sciences_Team), sotto il Consiglio nazionale della Scienza e della Tecnologia (NSTC – https://www.whitehouse.gov/ostp/), presieduta dall’assistente del presidente per la Scienza e la Tecnologia, forniranno alle agenzie la consulenza e linee guida politiche per aiutarle a realizzare gli obiettivi politici delineati nella Sezione 1 di questo Ordine Esecutivo.

(b) L’NSTC pubblica una relazione annuale che riassume l’implementazione dell’agenzia della Sezione 1 di questo Ordine fino al 2019. Le agenzie membri della SBST dovrebbero contribuire alla presente relazione.

(c) Per aiutare a dare esecuzione alla direttiva politica di cui alla Sezione 1 del presente Ordine, il presidente della SBST dovrà, entro 45 giorni dalla data del presente Ordine e, successivamente, se necessario, emettere indicazioni per assistere le agenzie nell’attuazione di questo ordine. […]

CASA BIANCA, OBAMA, 15 settembre 2015.

https://obamawhitehouse.archives.gov/the-press-office/2015/09/15/executive-order-using-behavioral-science-insights-better-serve-american
https://sbst.gov/download/2015%20SBST%20Annual%20Report.pdf
https://obamawhitehouse.archives.gov/the-press-office/2015/09/15/fact-sheet-president-obama-signs-executive-order-white-house-announces

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