Categoria | Cultura

L’ultimo album di Caparezza: Museica

Pubblicato il 25 agosto 2014 da redazione

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“Autoritratto. Anche se d’autori tratto, disegno con la voce perché manco di tatto.” 

Il sesto album dell’artista pugliese Michele Salvemini, in arte Caparezza, si configura come un lavoro estremamente eclettico ed è distaccato in modo particolare da tutti i suoi lavori precedenti. Dopo “!?”, “Verità supposte”, “Habemus capa”, “Le dimensioni del mio caos” e “Il sogno eretico”, tutti incentrati su tematiche politiche e sociali, Caparezza ha deciso di allontanarsi dalle ideologie, in favore delle tematiche culturali. È nato così Museica, definito dallo stesso Caparezza, “La mia musica, il mio museo, il mio album numero sei.”

L’idea di base nasce dalla volontà di guardare oltre le cose, cercando di valorizzare la cultura dell’arte in tutte le sue forme, esprimendola poi nei testi delle canzoni. Nasce quindi un museo immaginario, dove il percorso è scandito da 19 canzoni, ognuna ispirata a un’opera d’arte.

Ogni brano è ricco di riferimenti ad ambiti culturali differenti, come la pittura, la letteratura, il cinema e, ovviamente, la musica.

L’album è stato anticipato dal singolo “Non me lo posso permettere”, uscito nel marzo 2014, e dal video del brano “Cover”.

La tracklist comprende:

  1. Canzone all’entrata
  2. Avrai ragione tu (Ritratto)
  3. Mica van Gogh
  4. Non me lo posso permettere
  5. Figli d’arte
  6. Comunque dada
  7. Giotto Beat
  8. Cover
  9. China Town
  10. Canzone a Metà
  11. Teste di Modì
  12. Argenti Vive
  13. Compro Horror
  14. Kitaro
  15. Troppo Politico
  16. Sfogati
  17. Fai da tela
  18. È tardi
  19. Canzone all’uscita

02_ Dimitri Vrubel - My god, help me to survive this deadly love

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La prima canzone, intitolata “Canzone all’entrata”, è la premessa all’intero disco. Non è cantata, ma parlata, come un messaggio che viene dato alle persone che stanno in fila per acquistare un biglietto per il museo. La seconda, intitolata “Avrai ragione tu”, viene sottotitolata come “ritratto”. Ispirata ai cori russi sovietici, è la canzone-soglia dal Caparezza portatore di idee politiche a Caparezza compositore di testi riguardanti l’arte e la cultura. Il quadro di riferimento è un murales di Dimitri Vrubel, tra i più famosi realizzati sul muro di Berlino, intitolato “My god, help me to survivethisdeadly love”, ma conosciuto come “il bacio di Breznev”.

03 - Vincent Van Gogh - Natura morta con bibbia

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Il penultimo brano del quinto disco di Caparezza trattava il tema della rivoluzione francese e il video era ambientato in un museo. Intitolato “La ghigliottina”, sembra essere un accenno a ciò che sarà poi l’album Museica, pubblicato tre anni più tardi. Infatti, dopo il secondo brano, ispirato alla rivoluzione russa, il terzo è dedicato a uno dei più grandi rivoluzionari della storia, ma in ambito artistico: Vincent Van Gogh.

Caparezza ammette di non aver mai studiato la storia dell’arte prima della realizzazione del disco, ma ha sempre visto con interesse questo mondo. I viaggi che lo hanno ispirato sono stati proprio nei luoghi del pittore olandese, cioè Amsterdam e Anversa. Dopo aver studiato a fondo la vita e le opere dell’artista olandese, la riflessione fatta da Caparezza è che l’etichetta affibbiatagli di “pazzo” non è veritiera, e che probabilmente nella società ci sono molte persone pazze considerate normali; da qui nasce il brano “Mica van Gogh” e il ritornello che cita: “Tu sei pazzo, mica van Gogh”.

Il brano è diretto a una persona normale che viene paragonata a Van Gogh. Tra le tantissime strofe che vengono citate “Tu in fissa con i cellulari, lui coi girasoli. Girare con te è un po’ come quando si gira soli.”

04 - Pink-Floyd-Dark-Side-of-Moon_light

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Il viaggio nel museo continua, dopo l’immersione nella vita di un grande personaggio, con una tematica attuale del mondo dell’arte. I prezzi esorbitanti che vengono proposti alle aste di arte. Dal quadro più costoso mai venduto in un’asta, “Tre studi per ritratto di Lucian Freud” di Francis Bacon, nasce il brano “Non me lo posso permettere”.

Le canzoni successive hanno la particolarità di appartenere a generi musicali completamente diversi: dal rock di “figli d’arte” e “comunque dada”, allo stile beat anni ’60 di Giotto Beat.

Il brano Cover, che ricorda invece alcune canzoni di rock progressive, è un geniale racconto della vita di un artista, dalla nascita alla morte, fatto attraverso le copertine degli album che hanno fatto la storia della musica. La cover/opera d’arte che ha ispirato il brano è uno degli album che ha più influenzato la storia della musica recente, cioè “Velvet underground & Nico” dei Velvet Underground, con la celebre banana disegnata da Andy Warhol. Nelle frasi che indicano, la nascita e il successo, il declino e la morte, si possono trovare tantissimi riferimenti espliciti a diverse cover.

“Poi l’uomo e la donna nudi, TwoVirgins. Nove mesi e l’ostetrica “Su, spingi”. Dal piacere sconosciuto e condiviso il mio cuore pulsa, come la pulsar dei Joy Division. Il parto nella piscina è andato bene, sai, ci ho trovato pure il dollaro di Nevermind.”

“Tutto ciò che so è che bramo il microfono dell’Eminem Show. Suonare musica per le masse da casse rosse come quelle dei Depeche Mode. Farei concerti così fighi che li rivedrei, tra Rock e Circo, Doors – Strange Days.”

“Casomai mi cercaste, sono tra le carcasse di Master of puppets. Come uno spettro veglierò su di voi dalla faccia oscura dei Pink Floyd.”

L’ultima frase è un chiaro gioco di parole sul doppio senso della parola spettro, inteso sia come fantasma, sia come riferimento alla copertina dell’album “The dark side of the moon” dei Pink Floyd.

05 - Kazimir Malevic - Quadrato nero

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Caparezza nel suo eclettismo ha affrontato nella sua carriera diversi generi musicali e compositivi. Non aveva però, prima del brano numero 9, fatto una “Ballad”. China Town, la cui parola China va letto esattamente come si scrive e non in inglese, è la storia di un pellegrinaggio verso una città immaginaria, la città della china. È un’ode all’inchiostro e a tutto ciò che è in grado di produrre, dalle cose tangibili alle emozioni.

“Per la città della china mi metto in viaggio da bravo pellegrinaggio, ma non a Santiago, vado a China Town.”

“Scende la sera, penna a sfera sulla pergamena, ma non vado per l’America, sono diretto a China Town.”

L’opera che ha ispirato questa composizione è “Quadrato Nero” del suprematista Kazimir Malevic, del 1913, che più di qualsiasi altro quadro rappresenta l’importanza dell’inchiostro e del “nero su bianco”.

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A metà del disco, viene composto un brano “Canzone a metà”, che riprende la canzone all’entrata e quella all’uscita. Tratta nello specifico il tema dell’incompletezza della vita, nel riferimento di tutte le grandi opere incompiute. “Ho come la sensazione di essere incompleto. In completo disaccordo, col mondo. E vivo solo a metà”. Viene però descritta l’incompletezza come una caratteristica che dona alle opere d’arte un certo fascino. La terza strofa della canzone è un elenco di espressioni culturali lasciate incomplete, ma estremamente affascinanti: La fenice di Tetzuka, l’anello di Shezan, Il sogno di Dickens, La scampagnata di Jean Renoir, Petronio di Pasolini, Puccini e la Turandot, l’ultimo film di Marylin Monroe. La canzone finisce chiaramente a metà: “Avrei vissuto un capolavoro, se avessi fatto in tempo a…”.

Museica alterna quindi temi diversi, da quelli strettamente culturali, a quelli sociali e di cronaca. Teste di Modì è legato a un fatto di cronaca degli anni ’70, legato al ritrovamento nell’Arno a Livorno di tre sculture attribuite ad Amedeo Modigliani. Il ritrovamento fece scalpore, in quanto, già nota la leggenda che Modigliani avesse gettato nell’Arno delle sue sculture, l’artista livornese stabilitosi a Parigi ebbe una produzione scultorea molto limitata. Modigliani era considerato un artista maledetto, motivo per cui gli è stato dato il soprannome “Modì”, sia abbrieviazione di Modigliani, sia trascrizione fonetica di “Maudi” (maledetto) in francese.

Tre ragazzi livornesi scolpirono delle facce su delle pietre e inscenarono il ritrovamento. Ai critici che esaltarono la cosa, giurando sull’autenticità delle opere, Caparezza scrive: “Questi fissano una pietra ed hanno la Stendhal. Ma che razza di sibille, parlate troppo presto e siete senza pupille, come i volti del maestro. Pazzi. Sostenete il contrario del vero quindi passi che le vostre carte siano state battute da sassi. Siete come il chiasso della folla indelicata che a Parigi tratta la Gioconda come Lady Gaga.”

Per un motivo di coerenza sul tema dei falsi, il quadro a cui fa riferimento “Teste di Modì”, non è di Modigliani, bensì di Elmyr De Hory, uno dei più grandi falsari del novecento il quale fece un ritratto di Jeanne Hebuterne, falso di un quadro proprio di Modigliani.

Anche la letteratura ha la sua parte in questo disco. Da una delle illustrazioni di Gustave Dorè per la Divina Commedia è partita l’ispirazione per “Argenti vive”. Personaggio non molto noto della Divina Commedia, Filippo Argenti viene descritto in un canto dell’inferno come uno dei personaggi più feroci e agguerriti che il poeta abbia mai incontrato a Firenze. Nel canto VIII dell’inferno, i versi 52-60 recitano:

« E io: “Maestro, molto sarei vago
di vederlo attuffare in questa broda
prima che noi uscissimo del lago”.

Ed elli a me: “Avante che la proda
ti si lasci veder, tu sarai sazio:
di tal disïo convien che tu goda”.

Dopo ciò poco vid’ io quello strazio
far di costui a le fangose genti,
che Dio ancor ne lodo e ne ringrazio.”

06 - Gustave Dorè - Virgile Pushes Filippo Argenti back into the river Styx

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Gustave Dorè – Virgilio butta giù dallo Stige Filippo Argenti

Filippo Argenti è un personaggio già noto alla letteratura, perché già presente nel Decamerone e in altre opere della letteratura italiana. L’obiezione fatta da Caparezza riguarda il fatto che questo personaggio molto controverso non ha mai avuto possibilità di controbattere le critiche a lui rivolte. Con questo brano, dice Caparezza, “è arrivata la sua ora”.

Il brano si connota per una parte strumentale che rievoca brani come Higway to hell degli AC-DC, legati alla discesa verso l’inferno.

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Compro Horror è un brano legato al gusto dell’horror legato all’arte contemporanea. Come metafora, viene fatto un rimando ai telegiornali, che vanno a caccia di notizie macabre, al fine di creare storie intriganti per il pubblico.

“Il giorno dell’omicidio nessuno nei paraggi
tranne i registi già pronti con i lungometraggi.
Un delitto tira l’altro come ciliegie, brindiamo con i globuli dei teenagers.
è il mercato dell’horror, è oro e argento,
altro che l’horror di Argento.
Queste anime stanno marcendo, fruttano sotto l’insegna che accendo. “

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Segue Kitaro, canzone ispirata a un cartone animato giapponese omonimo.

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Le tre canzoni ancora successive “Troppo politico”, “Sfogati” e “Fai da tela”, hanno un tono di sfogo personale da parte di Caparezza. Troviamo in queste citazioni il senso:

“Troppi Federico Zeri, ma senza Federico, fanno tagli di Fontana sul mio quadro preferito.” (Sfogati)

“Intrappolato nelle mia visione della vita, caro, io con le mie sopracciglia da Frida Kahlo. Calo la mia testa nei morsi di gogna, i sensi di colpa nei sorsi di Cognac. La paranoia che nelle sere mi ingoia, come un bicchiere di vino di Troia,viene l’angoscia come ad Utoya.” (Fai da tela)

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Penultima canzone è dedicata alla frenesia della società moderna: insieme a Micheal Franti, Caparezza canta: “è troppo tardi, ma non mi fermerò.”

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La canzone all’uscita viene definita come “una sorta di riassunto di ciò che hanno visto per inoculare loro la voglia di ritornare in galleria e ricominciare il viaggio”.

di Fabrizio Esposito

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